[ indietro » ]     Adesso Victor si era corrucciato e i suoi occhi blu non ridevano più.
"Non dovresti sprecarlo, non è facile da trovare. Guarda."
Si alzò il polsino della camicia e mi fece vedere il taglio che aveva.
"Cos'è?"
"Quello era il mio sangue. Ti ho dato un po' del mio sangue perché non sei ancora in grado di procurartelo da sola."
"Ma cosa vuol dire?"
"Ancora non l'hai capito?"
"Mi vuoi far bere il tuo sangue? Perché?"
"Perché sei un vampiro è ancora non sei in grado di procurartelo da sola."
"Cosa? No, non esistono i vampiri! Perché ti stai inventando queste stronzate?"
Non ero molto sicura di ciò che avevo detto e mi ritrovai una risposta al perché dei morsi: mi aveva vampirizzata.
"Quindi sarei morta? Tu mi hai ucciso! Come hai potuto, perché?"
Iniziai a prenderlo a pugni, ero incollerita e spaventata, ma la mia debolezza mi impediva di sembrare cattiva. Victor mi fermò le mani prendendomi i polsi e io non seppi porre resistenza.
"No, sei solo rinata. Hai detto che avresti voluto cambiare la tua vita e io l'ho cambiata. Ti ho fatto diventare immortale."
"Io non intendevo diventare un vampiro, cazzo."
Mi girava la testa, era assurda tutta quella storia e non riuscivo a rendermene conto.
"Lo so che è strano all'inizio, ma tra un paio di giorni ti sentirai meglio. Bevi adesso."
"Lasciami morire in pace. Non voglio diventare un vampiro.", gli gridai in faccia "Io… non ci posso credere!"
"Soffrirai e basta. Ti offerto una grande cosa e dovresti accettarla con gioia. Non tutti hanno l'opportunità di diventare come noi. Io ti ho scelto, è un privilegio."
"Cristo, ma sono morta! Lo capisci?"
"Più di quanto pensi."
Un'ombra di tristezza e rammarico passò sul volto di Victor. Con delicatezza lasciò cadere le mie mani sul letto e prese di nuovo il calice. Cosa potevo fare? Ero una non… morta, uno zombi vivente che si nutriva di sangue. Mi sembrava di essere in un incubo troppo reale.
"E' assurdo!", dissi prima di prendere il calice tra le mani e di bere il sangue. Sentii il liquido tiepido scorrere dalla bocca alla gola fino in tutto il corpo, come se milioni di filamenti mi stavano ridando qualcosa che avevo perso. Faticavo ad ammetterlo persino a me stessa, ma in un certo senso, era vero. Forse ero stata condizionata o ero solamente troppo debole per protestare, ma mi sembrava veramente di sentire la forza ridare vita a ogni muscolo del mio corpo.
"E' tutto così strano. E i vestiti? Dove sono i miei vestiti?"
"Si erano sporcati col sangue. Li ho fatti lavare."
Mi aveva toccato il collo nella parte in cui mi aveva morso. Le sue mani erano fredde e leggere. Era piacevole quel tocco sfiorato così delicato e lieve.Victor si era alzato e se ne stava andando.
"Dove vai?"
"A nutrirmi, torno presto."
"Ma io cosa devo fare?"
"Devi riposare."     [ avanti » ]

di Rica G. Blake