[ indietro » ]     "Scusa, non dovevo chiederlo."
"No, non importa. Tutti i miei parenti sono morti e la mia casa è stata bruciata."
"Mi dispiace."
Mi girai per vedere se era sincero. L'avrei capito se non gliene fregava niente. Lui sembrava triste. Poi si girò a sua volta e mi sorrise.
"Vorresti cambiarla la tua vita?"
"Oh, si. Vorrei ricominciare da capo per poter evitare molte cose."
"Ti capisco. Perché mi hai portato qui?"
"Perché ci stavo venendo da sola e tu ti sei offerto di accompagnarmi."
Sorrise divertito "Intendevo perché mi hai permesso di venire con te?"
"Bè perché… sei carino e non mi dispiaceva un po' di compagnia."
Ecco, la mia spontaneità mia aveva fatto dire un'altra cosa sbagliata e sicuramente ero arrossita nuovamente. Victor si limitò a guardarmi con quell'espressione malinconica. Poi avvicinò il suo viso al mio e mi sfiorò le labbra con le sue. Ma quando avvicinò la sua mano al mio viso, io mi ritrassi. Era così fredda che non me l'aspettavo.
"Sei freddo!"
"Oh, scusa.", sembrava imbarazzato.
"Perché ti scusi?"
"Davvero cambieresti la tua vita?"
Lo disse con un tono così serio, che quasi mi aspettavo che potesse esaudire il mio desiderio. Annuii senza dire altro mentre lui si stava avvicinando di nuovo al mio viso. Sta volta evitò la mia bocca e andò verso il collo. Mi diede un bacio, dolce e morbido, ma poi, mentre teneva una mano sul mio ventre che m'impediva di alzarmi, quel bacio si trasformò in qualcosa di meno piacevole. Era come se avesse affondato i denti dentro nella mia carne. Fu una sensazione strana e quando iniziò a succhiare, per un momento il respiro mi si bloccò nei polmoni. Avrei voluto gridare, ma i suoni mi si strozzavano nella gola. Il battito del mio cuore accelerò e io iniziai a vedere sempre più sfocato.

Quando mi svegliai non ricordavo niente.
Aprii lentamente gli occhi per paura di vedere chissà cosa. Invece mi ritrovai in una stanza arredata con cura. Ero sdraiata su un confortevole letto a baldacchino dalle coperte color porpora. Mi tirai un po' su coi gomiti e mi accorsi che non avevo più i vestiti, ma ero troppo debole per alzarmi. L'altra parte del letto era spiegazzata, ci doveva aver dormito qualcuno. Ad un tratto la porta si spalancò ed entrò un ragazzo che non riconobbi subito. Richiuse la porta alle sue spalle e appoggiò il calice sul comò.
"Come stai?"
Si avvicinò e si sedette accanto a me. Era Victor e finalmente lo vedevo sorridere di sua spontanea volontà. Indossava solo i pantaloni e la camicia bianca leggermente sbottonata tanto da lasciar intravedere il petto pallido ma muscoloso.
"Devi riposare."
"Cosa?"
"Sei ancora debole. Ti ho portato una cosa."
Si alzò, prese il calice e me lo porse.
"Bevi, ti farà bene."
Il calice era nero e il liquido all'interno era quasi dello stesso colore.
"Cos'è?"
"Bevi."
Bevvi un sorso di quella sostanza che aveva un sapore dolciastro e metallico allo stesso tempo, quasi come? Lo sputai immediatamente e delle piccole macchie che si vedevano appena, si formarono sulla coperta.
"Che schifo, è sangue?!"     [ avanti » ]

di Rica G. Blake