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“Ah, io sì, tu piuttosto?”
“Io certo, perché dovrebbe esserci qualcosa che non va?”
“Ma non saprei, hai gli occhi lucidi, ti guardi in giro con aria furtiva, e poi…ma si puà sapere che hai fatto alla spalla?”
Oddio beccata “Perché? Cos’ha la mia spalla?” e cercai di guardarmi con il cuore a mille,
“Ma non so è rossa!” e il suo sguardo si fece parecchio indagatore,
“Ah, sai cosa? Prima ho battuto contro uno scaffale” dissi con aria innocente, mi fissò ancora,
“mmm, tesoro non te la prendere ma non sei un asso a mentire!”e mi sorrise facendomi l’occhiolino, feci per replicare, nessuno mi aveva mai scoperta quando mentivo, ma immagino che i miei occhi a questo giro mi avessero tradita, quindi mi limitai a sorridere a mia volta, poi la vidi sghignazzare, e le chiesi: “Beh che c’è da ridere?” e lei, “Niente, però lo scaffale contro cui hai sbattuto ti sta armoniosamente fissando” e continuò a ridere, il che contagiò anche me, quindi degenerammo e continuammo a ridere finché non mi ripresi e con la mia espressione più sobria mi girai e vidi Jamie che mi guardava con aria interrogativa, lo fissai anche io determinata a non abbassare più lo sguardo con lui, con mia somma soddisfazione raccolse la sfida, si guardò intorno poi torno a fissarmi, Nat faceva finta di nulla, lui sorrideva, io tenevo alzato un sopracciglio con fare da dura, sì come un budino altrochè, poi la mia natura competitiva mi spinse a fare una cosa piuttosto stupida in realtà, infatti prima che potessi pensarci su due volte mi trovai a fargli una linguaccia, lui inarcò le sopracciglia, si guardò di nuovo intorno e mi mando un bacio, stavolta fui io a sorridere, ricambiata, però, tutto sommato forse sarei anche riuscita a sopportare quel diabolico essere, poi lui distolse lo sguardo e lo puntò incuriosito in direzione della porta, mi girai anche io e vidi entrare una ragazza, era davvero graziosa, aveva capelli scuri raccolti e occhi altrettanto scuri, non era troppo alta e non troppo magra, aveva un paio di jeans e una canottiera rossa scollata, che metteva in risalto la sua figura, la vidi avvicinarsi a Josh e salutarlo con un bacio sulla guancia, chissà chi era, a quel punto Josh annunciò: “ragazzi, ragazze questa è mia cugina Estella, mi raccomando trattatemela bene” e le sorrise, visto? Bastava chiedere! Poi Josh si incamminò verso di noi con Estella al suo fianco e quando ci raggiunse ci disse: “Ragazze, la affido a voi” poi corse in tutta fretta, evidentemente i preparativi gli stavano mandando in pappa il cervello. Salutammo Estella che ci salutò a sua volta, quindi cominciammo a chiacchierare tutte e tre, del più del meno, di come Josh stesse avendo successo e molto altro, era davvero simpatica, e grazie al cielo non assomigliava nemmeno lontanamente ad Ivy, dopo un po’ tornò anche Alice, tutta sorridente e buttò uno sguardo fugace ai ragazzi, sembrava stesse cercando qualcuno, non lo pensai solo io perché poco dopo Estella le chiese con fare confidenziale e con un sorriso malizioso: “Chi cerchi?” e tutte noi sorridevamo mentre Alice rispondeva con un’innocenza non troppo credibile: “Io? No no io non cercavo nessuno stavo solo guardando come procedeva il tutto!” e Nat le rispose: “ Se, se, certo, noi qui invece stiamo facendo la calza” e a quel punto Alice si mise a ridere, e di nuovo degenerammo, se non altro l’umore era alto!
Con il passare del tempo la villa andava popolandosi, i preparativi furono faticosi da ultimare, ma il risultato fu più che soddisfacente, la gente via via che entrava rimaneva a bocca aperta a contemplare l’opera. Alle 9 circa il gruppo cominciò a cantare, inutile far notare che fu uno spettacolo irresistibile, tutte le ragazze urlavano e si dimenavano nella speranza di attirare la loro attenzione, i ragazzi si limitavano ad ascoltare e ad approvare la musica che li stava intrattenendo, noi invece dopo un lungo dibattito decidemmo all’unanimità di starcene tranquille e calme come se su quel palco improvvisato stesse suonando una orchestra di liscio, cosa che costò più fatica del previsto dato che ormai tutte sapevamo le canzoni a memoria, dopo soli quattro pezzi comunque smisero di suonare, era arrivata l’ora anche per loro di godersi il party. Tutti rimasero profondamente e piacevolmente colpiti quando si sparse al voce che i ragazzi non se sarebbero andati ma si sarebbero fermati in mezzo ai “comuni mortali”, a quel punto tutte le speranze da noi accumulate si dissolsero come cenere nel vento, quando li vedemmo circondati da un gruppo di allegre fanciulle che definire splendide era proprio un eufemismo. Nessuna lo avrebbe mai ammesso, ma il morale andò dalle stelle alle stalle alla velocità della luce, in fin dei conti tutte noi ormai avevamo al nostra simpatia, il membro del gruppo che più di ogni altro ci rapiva i pensieri, per me era ovvio chi fosse, per Nat pure, per la altre due la questione era abbastanza criptica in realtà, anche se per quanto riguarda Alice avrei puntato su “PurpleSword”, mentre Estella era concentrata sui fratelli, chi dei due prediligesse rimaneva comunque un mistero. Sentivo un misto di rabbia e frustrazione prendermi allo stomaco mentre mi voltavo per cercare qualcosa di più interessante da guardare, stavo quasi per mettermi a piangere, si beh era di fatto una reazione esagerata, ma che potevo farci mi ero presa una cotta spaventosa in tempo zero. Stavo per scappare da tutto quel rumore e quella gente, mi ero gia incamminata quando una voce alle mie spalle mi fece trasalire: “Dove vai?”, era Jamie, che mi guardava con un misto di curiosità e dolcezza, se non fossi stata la dannata timida che ero gli sarei corsa incontro e avrei fatto quel che avrei dovuto fare da quando lo vidi la prima volta, e cioè baciarlo con passione e fregarmene di tutte quelle oche che gli ronzavano intorno, dopotutto i suoi denti sulla spalla li avevo avuti io e non loro, ma niente, rimasi li incantata senza sapere cosa rispondergli per non apparire ridicola ed infantile, stavo per aprire bocca quando qualcuna lo chiamo, lui si girò, sorrise, poi si volse nuovamente verso di me, in attesa, dovevo solo dirgli di non andare, solo dirgli di ignorarle e stare con me, ma era una impresa (troppo) aldilà della mie capacità quindi indietreggiò, senza interrompere il contatto visivo, infine si girò e si infilò nuovamente nella ressa.
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di Aelfa & Moondance
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