[ Torna a pagina: 3 » ]     Ero abbattuta come non mai, mi ero persa l’occasione della serata, e senza accorgermene 2 lacrime mi rigarono le guance, la mia timidezza era da mettere alla ghigliottina, lo avevo perso. Mi asciugai in fretta gli occhi e tornai dalle altre, che mi domandarono dove diavolo fossi finita, alchè risposi con una alzata di spalle, poi Josh si avvicinò, e disse: “ragazze, servono idee, organizziamo qualcosa di originale, e magari un po’ dispersivo, o i ragazzi ce li giochiamo, fra un po’ non respireranno nemmeno più!” lo osservammo pensierose, poi Alice si illuminò e disse: “Giochiamo a nascondino?” ci girammo e la guardammo tutte con sconcerto tranne Josh, che invece si illuminò e disse: “geniale, grandissima troppo forte!”, poi si volse al pubblico e a gran voce esclamò: “ragazzi, e se facessimo qualcosa di diverso? Tipo….giochiamo a nascondino? Abbiamo a disposizione tutta la villa! Dai vi immaginate che roba?” tutti si guardarono tra loro incerti sulla veridicità delle parole del padrone di casa, il gruppo sorrideva incredulo ma entusiasta e JS allora disse: “Dai, ci sto!” il resto venne da se, quello che lui diceva era legge per le ragazze, ma scherziamo? La possibilità di capitare sole con uno di loro….il Paradiso in terra, nel giro di 10 minuti, si era già deciso chi doveva contare, e cioè Josh, il che era abbastanza ingiusto visto che aveva il vantaggio di conoscere tutte le stanze di tutti i piani, e poi per quanto, cioè fino a 100 senza trassare imbrogliare e non troppo velocemente. Ci sparpagliammo in ogni direzione, c’era gente ovunque che correva in ogni direzione, mi scontrai con un numero imprecisato di persone, persi di vista le mie amiche ma fu in quel momento che lo vidi, che correva e rideva nella folla, neanche a dirlo si accorse del mio sguardo, mi sorrise e ammiccò, tempo di girarmi un secondo ed era di nuovo scomparso, lo cercai e ricercai, e intanto Josh era gia arrivato a 20, poi sentii una carezza sul viso, mi girai di scatto e lo vidi li, a meno di un metro da me, poi in men che non si dica scomparve di nuovo, lo adocchiai di nuovo mentre si avvicinava alle scale lanciandomi uno sguardo che non potevo di certo ignorare, così come un automa, imbroccai le scale, poi voltai, poi di nuovo dritto, ok mi stavo perdendo, e poi ero partita tardi, ecco sarei stata la prima ad essere trovata, uffa, poi sentii un sussurro che chiamava il mio nome, mi voltai di scatto ma niente, non c’era nessuno, mi avvicinai al muro e vi trovai una porta completamente mimetizzata nella parete, mi guardai intorno, non c’era un’anima, la aprii con una certa difficoltà, entrai e me la richiusi immediatamente alle spalle. Rimasi per una manciata di secondi in ascolto, non passava nessuno, cercai di guardarmi intorno, ma niente da fare, era buio pesto, se non fosse stato per piccolo raggio di luce che filtrava da quella che doveva essere una finestrella; aspettai che gli occhi si abituassero alla nuova situazione, dopodichè cercai di esplorare alla meglio l’ambiente che mi circondava, sapevo che c’era un divano, o meglio lo sapeva il mio ginocchio visto che l’indomani avrei avuto un livido da fare invidia ad un pugile, c’era uno specchio, un grande specchio antico, poi tanti mobili accatastati, libri impilati e chi più ne ha più ne metta. Ad un tratto sentii un lieve fruscio, mi voltai, niente, socchiusi gli occhi e poi vidi quello che altro non poteva essere se non un parto della mia mente malata, e cioè una lieve luminescenza bluastra, tipo un occhio, indietreggiai e presa dal panico sbattei contro il muro, mi girai e mi presi un colpo, chi diavolo era quella tipa che mi fissava? Mi accorsi troppo tardi che ero io a riflettermi allo specchio, tirai un sospiro, sentii un altro fruscio e mi riguardai intorno, mi voltai un poco fino ad avere lo specchio di fronte, lasciai vagare ancora un po lo sguardo, poi mossi un paio di passi all’indietro e sbattei contro quella che era indubbiamente una persona, feci per gridare ma immediatamente qualcuno mi mise una mano sulla bocca. Alzai lo sguardo sullo specchio e fui indecisa tra lo sciogliermi e il divincolarmi. Era Jamie, lui in carne ed ossa, che con estrema dolcezza mi sussurrò “sht! Non vorrai mica che ci trovino?”, feci di no con la testa e lui mi lasciò, e mi voltò, lo guardai con un po’ di paura, come avevo fatto a non accorgermi di lui? Vedendo la mia inquietudine mi sorrise e mi chiese: “Allora? Cosa volevi dirmi prima?”
“Prima quando?”
“Prima che io me ne tornassi nel salone” e un sorriso complice gli increspò le labbra, avrei voluto sotterrarmi,
“Niente, perché?”
“Ma così, ero convinto che volessi dirmi qualcosa” sembrava un po’ deluso, poi continuò “D’accordo, facciamo finta che non sia accaduto nulla prima, hai una possibilità, cosa vuoi fare? Uscire da quella porta e cercare un altro nascondiglio, oppure” e qui il suo sorriso si fece decisamente peccaminoso “restare qui…con me, che fai?” mi fissò molto intensamente e io lo fissai di rimando in quei suoi occhi indefinibili, abbassai un attimo lo sguardo e feci mente locale, potevo mai essere così vigliacca da scappare e perdermi così la realizzazione di un sogno che mi tormentava da giorni? Lo sentii avvicinarsi di un passo, certo che ad averlo così vicino era ben difficile concentrarsi, ma poi, cosa caspita c’era da riflettere? Lo volevo più quanto non avessi mai voluto qualcuno, e lui stava li a dirmi che la decisione spettava a me, e io pensavo. Ok stavo impazzendo, poi decisi, rialzai lo sguardo sul suo viso, e le emozioni prevalsero sulla timidezza, gli misi una mano dietro al collo e lo attirai verso di me. All’inizio fu solo uno scontro di labbra, la cui morbidezza e delicatezza mi fecero pensare ad una piuma sulla pelle, le sue braccia mi cinsero, uno intorno alla vita mentre l’altra mano era tra i miei capelli, fu tutto molto dolce, poi pian piano le inibizioni iniziali scivolarono via, e il bacio si fece sempre più profondo ed intenso, sentivo in bocca un sapore che mi ricordava molto il cioccolato, o magari cioccolato e menta insieme, ma poi in realtà che importava di cosa sapesse? Sapeva di lui, e tanto bastava a rendermi talmente felice da non pensare più a nulla se non a noi, nascosti in quella stanza, col resto del mondo chiuso fuori. Mentre il bacio continuava ci muovevamo all’indietro, o meglio io andavo all’indietro, mentre mi guidava verso il divano che avevo urtato, in quel momento non me la sentii più di odiarlo come poco prima per aver fatto male al mio beneamato ginocchio, con cautela mi adagiai e mi appoggiai con la schiena tra il bracciolo e lo schienale, era così morbido, Jamie era praticamente semi-disteso sopra di me, e con le mani mi accarezzava lungo tutto il corpo, ma nulla di volgare, anzi era un vero signore, infatti evitò tutte le zone troppo discutibili, però mi accarezzò una gamba in tutta la sua lunghezza, per poi salire lungo i fianchi e tornare al mio viso, e siccome io non ero da meno mi presi la libertà di infilargli una mano sotto la maglietta aderente, e sentii la sua pelle calda sotto le mie dita, gli accarezzai i fianchi e poi mi mossi verso la schiena andai più in alto che potei, usando anche un po’ di unghie lo ammetto, ma quella dannata maglia era più aderente del previsto, avrei dovuto togliergliela ma sarebbe stato troppo, magari me lo sarei concessa in un eventuale secondo round! Stavo perdendo la testa, come se avessi bevuto una bottiglia intera di vino, poi con calma calcolata prese baciarmi il collo, sentivo le sue mani scorrermi dappertutto e ormai la mia maglia mi aveva abbondantemente tradita, ero più scoperta che altro, fortuna che avevo un reggiseno coprente, e dire che stavo per mettermi quello di pizzo. Era il delirio…dei miei ormoni, stavamo andando decisamente oltre, stretti com’eravamo nel nostro abbraccio di fuoco, stavo giusto ripensando alla questione del ‘via la maglia che mi impedisce di baciarti il torace’ quando sentii il più orribile dei rumori: qualcuno stava cercando di aprire la porta, ci fermammo di colpo io con le mani sotto la maledetta maglietta e lui con le sue sotto la mia gonna, ci appiattimmo più che potevamo, gia si intravedeva la lama di luce proveniente dal corridoio, poi una voce disse, “ ma no, chi vuoi che ci sia li dentro, manco si vede quella porta, se a te non lo dicevo non la vedevi manco tu” e l’altro “Ooook Josh, che facciamo andiamo di sopra?” “E sì dai” e la porta si richiuse. Ci guardammo e ricominciammo a respirare, dopo che i passi si furono allontanati cademmo in preda alle risate, risate soffocate ovviamente, ci mancava solo che qualcun altro entrasse! Eravamo indecisi sul da farsi, alla fine ci risistemammo, non si poteva mai sapere, magari avremmo pure potuto fare anche “libera tutti”.

di Aelfa & Moondance