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3. Evoluzionismo secondo Lamarck e secondo Darwin

[ « indietro ]     La teoria di Lamarck - precedente all'evoluzionismo di Darwin - è stata fondamentale per abbattere la teoria fissista di Limneo - "Tot speciae sunt quot ab initio creavit infinitum Ens".
Limneo sosteneva che tutte le specie erano nate all'atto della Creazione. Sul finire del XVIII sec. però, le scoperte paleontologiche ostavano a questa teoria. Difatti avvenivano rinvenimenti fossili sconcertanti: venivano rinvenuti fossili di animali sconosciuti e soprattutto non venivano rinvenuti fossili di specie animali conosciute e a noi coeve.
D'Orbigny parlò di "creazioni successive", ossia ipotizzò che il Creatore dopo ogni catastrofe, avesse creato nuove specie che non presentassero le vulnerabilità delle specie precedenti.
Fu Lamarck che affermò, per la prima volta, la possibilità che vi potesse essere una evoluzione delle specie, ma il suo evoluzionismo era diverso da quello che fu poi teorizzato da Darwin.
Lamarck teorizzava che fosse l'uso o il non uso di determinati organi nei singoli individui a determinare l'evoluzione della specie, ossia pensava che mutazioni ontogenetiche fossero alla base delle mutazioni filogenetiche (ossia possibilità di trasmettere alle generazioni successive i caratteri acquisiti dall'individuo durante l'esistenza).
In altra parole, una singola giraffa, costretta ad allungare il collo per mangiare, secondo la teoria lamarckiana è in grado di aumentare - anche se di poco - la lunghezza del proprio collo e di trasmettere geneticamente questa caratteristica alle nuove giraffe che mette al mondo, come se il figlio di un calciatore nascesse già con i muscoli delle gambe più sviluppati rispetto ai muscoli del resto del corpo solo perché il genitore, nel momento in cui lo ha generato, presenta queste caratteristiche fisiche.

La teoria evoluzionistica elaborata da Darwin contemporaneamente a Wallace, invece, afferma che nella generazione di un individuo di una specie, vi sono delle mutazioni genetiche che fanno sì che alcuni caratteri dell'individuo siano differenti rispetto ai caratteri dei suoi genitori biologici. Ad esempio, nel caso delle giraffe, per un "errore" nella riproduzione dei caratteri genetici, alcuni individui nascono con la caratteristica di avere il collo più lungo degli altri individui e quindi, potendo raggiungere le foglie che si trovano più in alto sull'albero, hanno probabilità di sopravvivere superiori rispetto alle giraffe che nascono con il collo di dimensioni normali, anche in considerazione del fatto che procacciarsi il cibo a poche decine di centimetri dal suolo vuol dire entrare in concorrenza con altre specie erbivore. Così gli individui che presentano questa modificazione genetica, hanno maggiore probabilità degli altri individui di sopravvivere e quindi di procreare e trasmettere alle giraffe che nasceranno quel carattere ereditarario generato da un "errore" nella riproduzione dei tratti genetici (ereditarietà di tipo genetico) ma tuttavia rivelatosi vantaggioso in quell'ambiente specifico.     [ avanti » ]

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