E così eccoci qui, a Los Angeles, la città degli angeli. Sì certo, come no? Tutto si vedeva in giro fuorché angeli, questo era poco ma sicuro. Era la terza città che cambiavamo in un mese, ma stavolta JS era sicuro più che mai, aveva avvertito una traccia, o almeno una parvenza di essa; era certo del fatto che lei fosse passata da lì, ma d’altronde noi che altro potevamo fare se non fidarci di lui? Era lui che deteneva il dono della conoscenza, ed effettivamente non si era mai sbagliato prima, ma questa che avevamo intrapreso era una caccia disperata, che sicuramente non avrebbe portato a nulla di buono, e si stava rivelando più complicata di quanto non avessimo osato pensare. Ma per qualcuno che reputi un fratello, si fa questo ed altro giusto? Quel che non riuscivo a capire era come tutto questo era potuto accadere, eravamo sempre stati avvertiti, “Mai abbassare la guardia, mai” e invece…era più facile a dirsi che a farsi evidentemente. Avevamo due alternative per agire, la prima nell’ombra, la seconda alla luce del sole, ma JS sosteneva che avere le informazioni necessarie per la nostra “missione” sarebbe stato più semplice se avessimo avuto la giusta dose di influenza e quindi agire nell’ombra sarebbe stato un procedimento troppo lento e faticoso, quindi si architettò il più anomalo degli stratagemmi, eravamo indubbiamente di bell’aspetto, carismatici quanto bastava, furbi e assolutamente pronti a tutto pur di raggiungere il nostro fine, motivo per cui egli decise che saremmo diventati agli occhi di tutti un gruppo rock. Ricordavo ancora il momento in cui ci comunicò questa sua bizzarra decisione: Jamie scoppiò a ridere, Eric e Michael si guardarono tra loro evidentemente domandandosi se JS non avesse preso un colpo in testa e io, beh, io mi limitai ad inarcare un sopracciglio, d’altronde non faceva parte della mia indole discutere ordini ed affini, se questo era quello che dovevamo fare lo avrei fatto, punto. Nel giro di brevissimo tempo, con le giuste somme date a gente competente, molta sfacciataggine e un discreto talento diventammo la band più ricercata, tutte le porte che avremmo dovuto trovare sbarrate ci venivano invece aperte con ogni sorta di onori e cerimonie. Incredibile, JS aveva inforcato per l’ennesima volta la strada giusta, era una situazione davvero singolare, le ragazzine ci spasimavano addirittura dietro, questo sì che era esilarate, in tutto ciò rientravamo di tutte le spese sostenute e guadagnavamo tanti soldi che sarebbero bastati per tutti gli sfizi che avremmo voluto toglierci nella nostra assai lunga esistenza, e tutto questo senza dover fare troppa fatica e, sono costretto ad ammetterlo, divertendoci anche. Ma basta chiacchiere, dovevo o no prepararmi per la festa?
Alla fine arrivò il momento che per tutta la giornata avevo temuto, mancava un’ora alle 7e30, la gente avrebbe cominciato ad arrivare solo intorno alle 8, ma noi avevamo promesso a Josh che saremmo andate prima e lo avremmo aiutato con gli ultimi preparativi. Stavo ultimando la scelta dei capi che avrei indossato, la gonnellina a pieghe sicuramente, ebbi in compenso notevole difficoltà a scegliere cosa abbinarci sopra, infine scelsi una maglietta color prugna con lo scollo a barca che sistemai strategicamente in modo che mi lasciasse una spalla e buona porzione di braccio scoperta. Intanto l’ansia andava alle stelle, avevo quel tipico senso di panico, quando si sente correre un brivido lungo la schiena, lo stomaco si contrae, sì proprio come quando al liceo chiamano il tuo nome a sorpresa per interrogarti in diritto e tu non hai aperto libro, ecco mi sentivo proprio così, sembrava che dovessi partire per il fronte piuttosto che andare a divertirmi. Mentre riflettevo a lungo su queste inquietanti sensazioni mi truccai, mi pettinai, o almeno ci provai visto che i miei capelli proprio non volevano saperne di essere domati, mi osservai ripetutamente allo specchio, ma cosa pensavo di poter fare? Cosa? Milioni di ragazze stavano dietro a quell’elemento di bellezza superiore e io mi illudevo che potesse notare proprio me? Avrei preso una cantonata fenomenale, e mi avrebbe fatto male, tanto male. Stavo per demoralizzarmi ancora di più quando il cellulare squillò, era Nat, ciò voleva dire che dovevo scendere, mi osservai ancora una volta, infilai i miei fidi stivali e corsi di sotto.
Nat era se possibile più agitata di me, e tutti i miei sforzi per rammentarle che stava benissimo non servirono a nulla, in compenso Alice, ignara di ciò che l’aspettava era piuttosto tranquilla, certo il suo umore non era alle stelle, a causa dei problemi con il suo ragazzo, a detta di Nat, beh sicuramente si sarebbe ripresa alla festa, questo era poco ma sicuro. Il viaggio fino alla villa di Josh fu carico di tensione. Giunte al cancello della villa un man in black si assicurò che fossimo sulla lista e una volta appurato ciò, ci liberò il passaggio, il nostro dorato patibolo ci attendeva in fondo al viale alberato. La villa era qualcosa di assolutamente immenso, di quelle che si vedono solo nei film, il giardino, o meglio il parco, era curatissimo e molto suggestivo, ma anche se indugiavamo ad ogni passo in men che non si dica arrivammo alla porta, bussammo, la porta si aprì e…santissimo cielo! Davanti a noi c’era un ragazzo meraviglioso con i capelli a ciocche blu, rimasi impietrita mentre le labbra di Jamie si allargavano in un sorriso ammaliatore e con un “ciao” assolutamente peccaminoso ci invitò ad entrare.
Oh no, così all’improvviso no, fu come una sberla in faccia, lui stava lì, come una statua di marmo e io non trovavo più nemmeno la parola per dirgli ciao, avrei voluto piangere, quando Alice, la mitica Alice verso la quale avrei sempre provato gratitudine trovò il coraggio di dire a sua volta “Ciao” con un bel sorriso stampato in faccia, ah quanto avrei voluto farlo io, beh poco importava, la serata non era ancora cominciata, ed io avrei avuto molte altre occasioni…o almeno lo speravo. Jamie si scostò dalla porta abbastanza per farci passare e ci guardò una ad una mentre entravamo sempre col solito sorriso, poi si richiuse la porta alle spalle. La casa era indescrivibile, tutta nei toni del panna e di un giallo caldo dato dalla luce delle lampade, c’era una enorme scalinata di marmo, e ai lati di essa si snodavano due corridoi, uno dava sulle cucine dove si sentivano i rumori indistinti di stoviglie e affini, l’altro dava sul salone. Jamie ci precedette e ci disse “da questa parte fanciulle” e camminando ci lanciò uno sguardo fatale. O mi lanciò? Non volevo farmi illusioni, ma ero convinta che quell’occhiata lussuriosa fosse tutta per me, probabilmente si divertiva un mondo a farmi stare così! Maledetto balordo, l’avrebbe pagata, ah sì, le avrebbe pagate tutte! Seguendo la nostra sensualissima guida approdammo in salotto, che in tutta sincerità non descriverò in quanto tutto quel che direi non gli renderebbe minimamente giustizia, il resto del gruppo era tutto lì intento a organizzare tutto l’armamentario, tutti impegnati, coi muscoli tesi, ok basta, domando scusa, ma era più forte di me, troppe emozioni tutte insieme. Nat era quasi in panico, dico quasi perché in realtà respirava quindi c’era ancora speranza, Alice era completamente tranquilla e a suo agio, benedetta ragazza avrebbe poi dovuto spiegarmi come ci riusciva! La voce di Jamie mi riportò alla realtà: “Hey ragazzi, è arrivato il supporto logistico!”, si voltarono tutti contemporaneamente, cielo quanto avrei voluto sotterrami, anche solo un metro sotto terra andava bene, purché non vedessero tutte le gradazioni di rosso sul mio volto, Josh ci accolse molto calorosamente: “ragazze che piacere rivedervi, grazie tantissime per essere venute così presto, davvero, siamo davvero in difficoltà!”

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di Aelfa & Moondance