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Vseslav il principe (Knjaz) rendeva giustizia al popolo durante il giorno e governava i principi delle città, ma di notte trottava come un lupo, correva da Kiev fino a Tmutorakan prima del canto del gallo, correva come un lupo incontro al grande Hors sulla strada. Per lui a Polozk suonavano a mattutino le campane di Santa Sofia ed egli ne udiva il suono da Kiev. Benché avesse cuore di stregone (Ciarodei) nel suo corpo diverso spesso soffrì sofferenze…
Tuttavia il lupo mannaro diventò popolarissimo come mito e come realtà “patologica” proprio in pieno sec. XIII. Una ragione molto importante per questa svolta culturale fu proprio la deforestazione nell’Europa Occidentale che privò il lupo del suo ambiente e lo spinse ad aggirarsi minacciosamente intorno alle stalle e quindi a coinvolgere anche l’uomo nella propria bestialità. In sé l’animale, a detta di G. Ortalli che lo ha ben studiato proprio per il periodo medievale, non è aggressivo verso l’uomo che anzi schiva, specialmente se non è col branco. Tuttavia, da bestia curiosa e sensibile, osserva sempre con attenzione la colonizzazione che gli uomini conducono nelle radure della sua foresta ed è attratto specialmente dai mansueti animali d’allevamento. Certamente non quelli di mole troppo grossa che il lupo non assalirebbe, ma quelli più piccoli come le capre o i maialetti. Basta però che compaia l’uomo che, ritto sulle gambe, si mostra ancor più grande e più minaccioso perché il lupo scompaia nel folto. Solo in inverni troppo lunghi si aggira, come abbiamo visto, fra le izbe alla ricerca di cibo e la donna si preoccupa persino di venirgli incontro lasciando qualcosa attraverso la finestra dell’izbà detta giustamente “del lupo”. Nella sua società la bestia è monogama, affettuosa coi suoi piccoli, rigida osservatrice delle regole del branco e ubbidiente al capobranco. In altre parole è molto più simile all’uomo di qualsiasi altro animale della foresta! E per questo la Chiesa Russa (lo sottolineiamo perché era tutto il contrario del punto di vista della Chiesa Latina) ha affidato il controllo dei lupi ad un santo “inventato”, san Giorgio…
Il lupo ha delle qualità che qualsiasi uomo ardito vorrebbe avere in sé e in altre parole: corre veloce (addirittura si diceva che avesse le ali e lo si riconosceva nel dio Simargl e nel suo kumir fra gli altri del pantheon vladimiriano) e con una resistenza da maratoneta, è silenzioso e paziente negli agguati, ha un buon odorato anche se la vista non è così buona, tanto che deve aspettare la luna piena per aggirarsi con più sicurezza fuori dal bosco. Tutto questo l’uomo conosce e apprezza da sempre, visto che da millenni ha adottato il lupo come suo miglior amico addomesticandolo e trasformandolo in un ubbidiente cane! E se noi oggi sognamo astronavi per muoverci velocemente su grandi spazi o armi mai viste per conquistare paesi lontanissimi, nel Medioevo si sognava di diventare dei lupi per intraprendere grandi imprese, ma come si fa a trasformarsi in un lupo?
A detta dei racconti popolari il lupo mannaro è una specie di malattia indotta da un incantesimo malvagio! In ragione di ciò, e l’abbiamo visto nell’esaltazione di Vseslav Brjacislavic’ Ciarodei, in certi frangenti il mago o lo stregone riesce con i propri poteri a trasformarsi in lupo per utilizzare le qualità di questa bestia (sortilegi) e agire contro i suoi avversari! Il mago può anche agire da “capobranco” e così trasformare lo smierd in una bestia al suo servizio e mandarlo in missione per suo ordine e conto (avevamo già prima accennato ai ritornanti!). Ecco che si parla di uomo-lupo ossia in russo volkodlak o, secondo la lettura del grande poeta russo A. Pusc’kin, vurdalak!
Secondo noi, vista anche l’etimologia della parola che è analoga a berserkr salvo che invece di Pelle d’orso qui il significato è Pelle di Lupo, il lupo mannaro è quanto rimane dello spavento nell’immaginario collettivo per la crudeltà delle razzie variaghe nei villaggi dove improvvisamente torme di uomini vestiti di pelli di lupo invadevano il villaggio in nome d’un dio maligno sgozzando gli uomini per impadronirsi delle pellicce preziose da commerciare e catturando le donne e i bambini per venderli in schiavitù! Altro che malattia o sortilegio! Era un rito sanguinoso… a vantaggio delle avide bande variaghe!
Secondo la mitologia popolare i maghi potenti mandano il loro sortilegio col vento e questo vento maligno può colpire lo smierd ignaro. Il malcapitato, quando è il tempo poi, si sente male mentre si vede crescere il pelo ovunque sul corpo e a volte non riesce a stare in piedi sulle gambe! Insomma lentamente si va trasformando in lupo, ma prima che divenga tale è già fuggito dalla sua izbà per compiere ciò che il potere magico lontano gli ha ordinato attraverso meccanismi telepatici. Ci sono addirittura maghi i quali, si racconta, riuscivano a trasformare un’intera allegra compagnia riunitasi per festeggiare in un branco di lupi i quali poi razziavano selvaggiamente a comando la regione intorno. Anzi, secondo altre ricerche, lo stregone in una festa di matrimonio può essere proprio l’amico dello sposo che fa da maestro di cerimonia, il cosiddetto druzhko, invidioso del fatto che costui abbia sposato la donna che invece toccava a lui. Per questo si trasforma in volkodlak, rapisce la sposa e la porta lontano. E’ pur sicuro che il volkodlak è “innamorato” della Luna perché tenta sempre di azzannarla e divorarla e talvolta ci riesce, nelle rare eclissi, ma poi deve risputarla perché è un boccone troppo grosso. Come si fa per rientrare nelle sembianze umane? Se per diventare volkodlak occorreva passare attraverso una fila di coltelli piantati in terra con la punta e la lama all’insù, per ritornare in sè bisogna rifare il passaggio, ma all’incontrario! Se poi capita che qualcuno abbia spostato o cambiato l’ordine dei coltelli, il volkadlak rimarrà lupo per sempre benché qualche volta riesca ancora ad usare bene la lingua degli uomini e sarà riconoscibile perché la sua ombra ha conservato i tratti dell’uomo che è in lui. Chi è diventato volkodlak una volta è però segnato a vita ed è destinato a trasformarsi in un morto vagante e cioè in upir’. Per questo, chiunque sappia di uno smierd che sia stato volkodlak, deve avvisare alla morte i suoi affinché nella tomba gli si sigilli la bocca o gli si ponga sulla lingua una moneta che serva per pagare e liberarsi del sortilegio. Solo così gli è evitato di diventare upir’!
Un commensale incomodo, a quanto pare, questo uomo-lupo, se persino poteva far parte della famiglia e, sebbene, e questo occorre dirlo, al contrario dei lupi veri il volkadlak è subito riconoscibile poiché non riesce a mangiare carne cruda e difficilmente riesce a sbranare un animale nella stalla benché lo si veda tentare!
Scongiuro contro il lupo rabbioso (chiamato qui cane cattivo!)
(periodo cristiano, M.N. Nikol’skii, 1988)
Signore Dio, ti prego! E te santa Vergine e san Nicola, santissima Immacolata (!), santissima Resurrezione, santo Mantello (!) e san Giorgio e te prego o rosso Sole, e te prego o chiarissima Luna, e voi prego Dèi dell’alba, Spiriti divini che aiutate, e te prego, o Cornacchia: Allontana i cani cattivi dal mio bestiame…
Da VITA DI SMIERD, Cibo e Magia nel Medioevo Russo in corso di stampa
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