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Il Della Porta nel 1500 afferma, in un suo libro, di aver ottenuto la catalessi facendo ungere una vecchia in fama di stregoneria, ed elenca poi minutamente gli ingredienti dell’unguento adoperato. L’esperimento è stato ripetuto modernamente da due studiosi, con risultati discordanti.
Al giorno d’oggi hanno provato su di sé le virtù degli unguenti stregoneschi il medico O. Snell e il folkorista W. E. Peuckert.
I risultati furono tutt’altro che probanti: Snell, convinto che i racconti delle streghe erano dovuti a isteria o malattie mentali, ricavò dall’unzione un semplice mal di testa; Peuckert, sostenitore della realtà del sabba e dei convegni notturni delle streghe, ebbe invece, a suo dire, allucinazioni perfettamente analoghe a quelle descritte nei processi di stregoneria.
È molto interessante questa assoluta diversità di reazione. Da un lato il mal di testa, dall’altro il tuffo nel passato magico, il tutto dopo la somministrazione della stessa "droga", fatta entrare nel corpo tramite una pomata.
Da quanto è stato tramandato non esisteva un’unica formula per preparare l’unguento.
Si partiva da un calderone contenente erbe e una base grassa: burro, oppure olio, o - secondo alcuni processi del periodo tardo, demonologico e inquisitoriale della stregoneria - grasso di bambini defunti.
Il grasso faceva da tramite e diffusore, i principi attivi erano estratti da piante e sostanze inconsuete.
Fra gli ingredienti più citati abbiamo: stramonio, belladonna, aconito, foglie di pioppo, sangue di pipistrello, aglio, succo di pastinaca acquatica, cinquefoglie o anche della fuligine.
È necessario citare quest’ultima sostanza non solo perché decisamente insolita, ma perché mostra come si cercassero ingredienti per la loro presunta forza magica, benchè a noi moderni sembrino del tutto innocui.
Circa le prime tre piante - stramonio, belladonna, aconito - esse hanno dei poteri oggettivi, al limite tra il veleno e l’allucinogeno, comunque capaci di stravolgere un organismo e tutti di facile reperimento.
Un’ultima curiosità relativa alla somministrazione dell’unguento: gli adepti delle sette medievali usavano spalmalo su polsi e fronte. Perché sulla fronte?
E’ possibile che il fatto vada attribuito alla pelle dei nostri antenati medievali, che era bucherellata dai morsi dei pidocchi.
A loro bastava ungersi ed il principio attivo, tramite le piccole ferite procurate dai pidocchi, entrava in circolo nel sangue. Oggi che siamo tutti più "sani", non ci si potrebbe "drogare" nello stesso modo.
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