L’uomo vestito di scuro controlla le proprie carte realmente sul punto d trionfare.
Senza muoversi di un centimetro nel mondo reale, è riuscito tramite il computer e il telefono a sfruttare eserciti, ed il suo pupillo sta muovendosi per prendere il tesoro più prezioso, la testa della ragazza Vampiro. Addirittura, tramite un personaggio offertogli dal destino su un monitor d’argento, gli è stato posto Nurj sul cammino, le cose si fanno doppiamente più interessanti, e doppiamente pericolose.
Il sole tramonta e le grigie luci del crepuscolo entrano nel suo ufficio spegnendo il verde acceso della moquette. L’uomo decide di accendere il camino e le fiamme rosse riverberano sui mobili di legno antico della stanza.
Improvvisamente il telefono squilla, un’azione imprevista dal suo gelido cervello tanto simile ad una macchina. Quasi sicuramente è Vincent, che chiama per rifinire nuovamente i dettagli della missione dell’indomani.
<>, dice formalmente al ricevitore.
Una voce roca, che sembra provenire dall’al di là, vomita parole dalla cornetta.
"St.George siete voi?"
L’uomo diventa pallido in volto e gocce di sudore freddo gli appaiono come rugiada sulla fronte.
Sprofonda lentamente nella poltrona, le forze lo abbandonano poco a poco, ha trascurato una variabile che può mettere a repentaglio il suo piano. Una variabile terribilmente importante. Immagini insensate di antichi monasteri medievali, illuminati fiocamente dalla luce delle candele e dei teschi lampeggiano nella sua mente diventata improvvisamente oscura.
"M-manuele?"
"Si, sono proprio io", dice ringhiando debolmente in sottofondo la voce, "mi è successa una cosa strana St.George: i vampiri bestia ci hanno assaliti ed i miei compagni sono morti, penso di essere morto anche io…ed è stato lei a mandarci da quei mostri…Mi sento come se fossi in botta perenne, siete il mio unico punto di riferimento…non abbandonatemi."
La tensione allenta leggermente la morsa alla gola di St. George . Forse il ritornante è uscito da una cornucopia anziché dall’inferno…
"Manuele, hai paura?"
"Si", sibila il cadavere al ricevitore, "per voi ho impalato tutti i vampiri-bestia, sono ancora al vostro servizio, non abbandonatemi."
Vampiri impalati…la faccenda ha tutto un altro sapore adesso.
"No", risponde St.George tentando di riacquisire la solita calma, "non ti abbandoneremo."

***

"Ma come ti è venuto in mente Brian?!"
Nurj è alquanto urtato, ma la ragazza dai capelli verdi sembra abbastanza dispiaciuta e il Vampiro non riesce a provare vera collera nei suoi confronti.
"No no l’ho fatto apposta, ero soprappensiero, ma ora ho paura."
"Paura di cosa Brian?"
"Paura di diventare un Vampiro, paura di questo marciume che mi porto dentro. Le ferite sono sparite, ma io mi sento diversa. Cosa mi sta succedendo?"
Nurj distoglie lo sguardo dagli occhi di Roberta, lo lascia vagare, oltre le fronde secche del parchetto in cui entrambi si trovano, oltre gli scivoli e i giochini per bambini, oltre i palazzi, si perde nell’azzurro del cielo terso.
L’azzurro lo colpisce da qualche parte dalle parti del cuore, anche quando era un giovane bambino mortale e passeggiava sul lungomare di Bari l’azzurro lo colpiva con una strana sensazione di infinito e malinconica, umana piccolezza. Si sentiva talmente schiacciato che aveva l’impressione che quella presenza eterna lo artigliasse al petto e gli impedisse di respirare… Qualcosa dentro, ora lo martella, una sorta di senso di colpa.
"Roberta, io sinceramente non lo so."
"Ma hai o no cent’anni? Avrai creato un altro Vampiro in questo periodo! Saprai come si fa!"
"Quasi cento", la corregge Nurj, "per creare un Vampiro bisogna effettuare una cerimonia iniziatica e nella mia vita l’ho già fatto, ma mai mi sono nutrito più volte della stessa persona da quando sono morto . Ho bevuto da derelitti e prostitute, gatti morti e bistecche rinsecchite, ho bevuto dalle menti di chi incontravo per strada e prosciugato l’energia di amanti, ma mai ho ripetuto il morso."
Roberta reprime la rabbia che cova, si sente usata, ma l’aveva messo in preventivo quando il Vampiro le aveva chiesto di essere la sua donatrice.
"Allora per favore, non biasimarmi se mi sono lasciata sfuggire il segreto con la mia migliore amica e non biasimare lei se ha fatto ricerche internet a mio nome."
Nurj si avvia verso casa propria passeggiando sull’asfalto bagnato, un tappeto di foglie scivoloso, ancora odorante di pioggia, lo separa dal suolo.
Roberta lo segue.
"Dovrei farlo invece", dice lui improvvisamente,"mi sono impegnato molto ultimamente, non posso distrarmi dai miei piani."
"Per la storia famosa del tuo prossimo “bambino”?" chiede la ragazza mentre una ciocca verde le cade sul viso e rimanendo sospesa come una strana ferita lungo l’occhio.
"Si, ho completato “Flavius”, il mio romanzo breve, e gliel’ho regalato. La settimana prossima ci incontreremo e mi dirà che cosa ne pensa."
Roberta annuisce, "e di me che farai?", chiede fermandosi.
"L’unica cosa saggia finché non ne saprò di più…" risponde lui proseguendo e lasciando che la sua voce venga sospinta dal vento, "smetterò di morderti."

***

Sfreccia in moto Vincent, sulla strada attorniata da alberi secchi non c’è nessuno, il cielo azzurro gli da molta speranza e l’astro solare sfavilla sopra il suo casco.
Nessuno può fermarlo oggi, armato com’è non può che vincere contro Alina, pure il sole è dalla sua parte.
Quando avrà consegnato la testa della vampira dimostrerà di essere il più bravo cacciatore degli ultimi tempi e verrà pagato dieci volte quanto viene pagato ora, St.George ha promesso.
È riuscito con le sue sole forze a scoprire dove vive, lontana dalla città dove opera maggiormente, in un paesino tra i boschi che proprio ora spunta in cima alla collina innanzi a lui.
L’ambizione lo coglie, dopo Alina lo manderanno anche contro Nurj de Los Reyes?
St. George ha appreso da Alice la sua presenza in città, forse ha un qualche collegamento con la sua preda imminente, è stato un vampiro piuttosto schivo nel corso della sua vita e si racconta che abbia sterminato la sua famiglia e trasformato sua sorella, ma se lui riuscirà a fare la pelle ad Alina non avrà problemi con nessuno.
Vincent lo sente, sarà ancor più ricco e famoso di Kristanna.
Lo schianto è rapido ed improvviso, il cacciatore viene sbalzato via con tutta la moto, vola per alcuni metri e gli pare di vivere la scena al rallentatore, tutto sembra così immobile ed innaturale…
I paletti che volano via immobili dalla borsa, il sole che si fa grande come il cielo, il camion che lo ha investito, spuntato da una strada laterale con il 666 nella targa.
Vincent non sa perché, ma mentre precipita fuori dalla carreggiata gli viene in mente la parola “Samael”, poi sbatte la schiena al suolo, la moto gli scivola via dalle gambe rotte e il suo corpo svenuto casca tra gli alberi del bordo stradale.

di Nurj