La luce inonda la stanza di Nurj disegnando dei raggi obliqui rossi e bianchi attraverso le tende, tra le volute di fumo d’incenso e le nubi di vapore che si alzano dalle tazze di tè sul tavolo di cristallo. Damien cammina avanti e indietro facendo raggiare la lama di una spada nella cascata di luce solare. Nurj, sul divano cremisi, soppesa il suo ciondolo: ha intrappolato la gemma in una spirale di metallo, cosicché possa averla sempre con sé. Si è fatta ancora più scura, ed è molto preoccupato.
"Il sole non è male se è nascosto dietro le nuvole e la sua luce argentea viene filtrata da tende colorate. Guarda che bell’effetto crea! Mi verrebbe quasi voglia di metter su una discussione estetica!"
Dice Damien mentre saltella all’indietro un paio di volte e si inchina alla luce.
"Ah…." sospira Nurj mentre la pietra un tempo rossa, ed ora quasi nera, viene rigirata nelle sue mani.
"Cos’hai? Un tempo non avresti mai rifiutato una discussione mistico-filosofica sull’estetismo, guarda come hai arredato la tua stanza, è Arte! Come fai a non sentirti ispirato ora che il sole aiuta a renderla ancora più artistica?"
"Scusa Damien, ma sono colto da altre preoccupazioni al momento…L’incantesimo si sta concludendo per volontà contrarie alla mia, un traditore opera od opererà contro di me ed io sto per non risolvere niente un’altra volta. Non avrò il mio infante anche questa volta!"
Damien rinfodera la spada e si passa la mano tra i capelli rossastri.
"Ancora questo Marco? Tanto affanno per un mortale, ce ne saranno a bizzeffe come lui nel mondo. Quando hai capito e deciso di non trasformare Matteo non ci sei rimasto molto male." "Damien", dice Nurj balzando in piedi, "io sono molto vecchio, vecchissimo e lanciandomi nell’eternità con l’insensato obiettivo di fuggire alla mia famiglia ho dimenticato molte cose indietro. Ora mi sento vecchio e solo, ma allo stesso tempo mi sento come un Vampiro da poco rinato, ancora ancorato al mondo mortale. Devo portarmi dietro la maggior parte di quest’epoca, desidero compagnia, sangue fresco, carne fresca. Desidero essere speciale per qualcuno e condurlo lentamente alla morte…e alla vita…"
"Be’, hai creato Rael", suggerisce Damien tentando di risollevare il morale.
"L’ho fatto, è vero, ma non è stato per passioni trascinanti. L’ho fatto perché lo meritava. Se almeno sapessi chi lavora contro il mio incantesimo…Ecate mi ha parlato di nemici, traditori e amici maldestri."
Damien scambia un rapido sguardo con colui che potrebbe definire suo fratello. Non passa un secondo che entrambi esclamano: "Roberta!"
Nurj scatta in piedi.
"La raggiungerò oggi stesso per chiederle informazioni."
Esce dalla stanza, e pochi istanti dopo entra Tiziana con sguardo interrogativo.
"Che succede?"
"Niente," risponde Damien, si passa la lingua su un canino e assapora il tè nero.
"Aaaah… i piaceri semplici, l’ultimo rifugio per gli animi complessi. Non trovi Zeenya?"
La Vampira alza gli occhi al cielo, i riccioli neri, agitandosi ad ogni minimo movimento lanciano bagliori azzurri mentre si volta e torna in corridoio.
"Meno male che ero io la pazza…"

***

Sulle mani dell’uomo vestito di nero si riflette la soffusa luminosità biancastra, il suo labbro superiore è piegato in un bieco sorriso di trionfo, mentre osserva in internet l’ingenuità delle moderne generazioni.
“Ciao, sono Brian e ho un problema. Sono stato morso due volte da un Vampiro e, mentre la prima volta sono stato travolto da un’ondata di emozione e gioia, la seconda sono quasi svenuto e mi è apparso un grosso livido verde sul braccio, proprio dove sono stato succhiato.
Qualcuno sa spiegarmi perché e cosa mi sta succedendo? Grazie.
-Brian”

L’uomo prosegue con le sue ricerche, è convinto che l’utilizzo del computer sia fondamentale per essere un buon capo, cosa che l’attuale maestro dell’Ordine Nero non è. Se riuscirà a compiere la propria cerca, tutti gli anziani vedranno che le sue capacità, e magari entrerà nel consiglio… Basterà consegnare la testa di Alina, che aleggia come il Graal di un romanzo medievale in fondo ad una galleria. Pochi codici e l’identità è decrittata, questo Brian è…una donna, e si chiama Alice! Sarà un dono della sorte? Scrive dalla stessa città dove maggiormente opera la vampira regina. Eccellente, le cose vanno sempre meglio. Sempre meglio…

***

È notte, dei pipistrelli volano bassi tra gli alberi e le civette stridono, una falce di Luna brilla nel cielo e illumina le nuvole di un’ innaturale luce verde dovuta al lontano inquinamento. Alina ama lo notte, ovviamente, considerando la sua condizione di cadavere ambulante. Fa molto freddo, ma lei, contrariamente ad altri della sua razza, non lo sente. Ama camminare da sola, riflettere, riempirsi gli occhi castani e verdi della bellezza lussureggiante della natura. Se poi incontra qualcuno nella solitudine del bosco… c’è sempre spazio per uno spuntino. La notte d’inverno è bellissima, eppure, nonostante tra questi alberi si senta a casa, c’è qualcosa di sbagliato nell’aria. Si sta avvicinando al paesino dove vive, alcuni raggi di lampioni lattei si insinuano nel bosco infiammandolo di luci bizzarre, d’improvviso fa caldo, e alcuni cori d’uccelli cominciano a fischiare. Uno strano brivido percorre come un’onda la pelle della Vampira, che si deride per quella fitta di angoscia che ha provato per un momento.
"Alina", dice una voce dalle tenebre, e, lentamente, come se fosse stato sempre lì, un giovane di bell’aspetto trasuda dalla trama di luci ed ombre che si è intessuta tra gli alberi. Il giovane avanza, ma Alina si ritrae.
"Sono diventato così ributtante per te, Vampira?"
I lunghissimi capelli lisci e biondi, quasi bianchi, si muovono nella brezza primaverile. I vestiti neri ondeggiano come ombre d’alghe mentre i suoi occhi castani tentano di catturare lo sguardo della Vampira.
"Abbastanza, cosa vuoi Samael?"
"Almeno il mio nome lo ricordi!"
"Si demone, ti ripeto la domanda: che cosa vuoi?"
"Sono venuto qui per avvertirti Alina, c’è un pericolo che incombe su di te."
"Ah si? Quale?"
Il demone la guarda quasi stupito del fatto che la potente Vampira non si sia resa conto da sola della pericolosità della sua situazione.
"Vincent, non hai sentito nulla di particolare provenire da lui?"
"Si, l’ho sentito, ma non mi sembra così pericoloso. Solo sgradevole."
Samael getta la testa all’indietro e ride, una risata crudele come il suono di trenta denari d’argento sulle scale del Tempio.
"Sei coraggiosa Alina, ma fai attenzione a non essere troppo cuor di leone. Vincent ti ha maledetta, ti ha lanciato un incantesimo e presto o tardi i suoi demoni ti troveranno."
Qualcosa dentro Alina si torce, è lo stomaco, ma non è paura la sua, è rabbia.
"Non ho paura dei demoni", dice mettendo un forte accento sulla parola “demoni”,"né delle maledizioni, posso occuparmene da sola."
Samael ignora volontariamente la frecciata.
"Hai ragione, ma i suoi artifizi possono rallentarti abbastanza da permettergli di ficcarti un paletto nel petto", il demone si avvicina con movenze serpentine alla ragazza, "non temere però, posso pensarci io se vuoi."
Questa volta tocca ad Alina ridere.
"Fammi indovinare, vuoi qualcosa in cambio."
Il demone afferra con dolcezza il mento della ragazza.
"Non fingere di essere ingenua, sai benissimo cosa voglio…te."
Alina si libera con violenza della presa di Samael.
"Non ci provare Seductor, sono la figlia di Lilith, sono al di là della tua portata."
"Allora agirò per conto mio, consideralo un regalo personale, per mostrarti quanto tengo a te."
Risponde il demone mentre indietreggia e svanisce nel buio.
Una torma di uccelli si alza in volo intrizzita dal gelo improvviso, il vento di febbraio spazza via i resti della primavera inattesa.
“Demoni”, pensa Alina, e svanisce anche lei nella notte.

di Nurj