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Gli occhi della Dea fendono il buio come spicchi di Luna tra gli alberi, sono gialli e rossi, ma se qualcuno provasse a ricordarli avrebbe in mente solo due profondi pozzi neri. I suoi capelli setosi e scuri, legati alla testa gentile con una nera rosa di velluto, si agitano nell’aria notturna intorno al candido viso. Nurj è innanzi al grande altare di ossidiana rotondo, ma si trova dalla parte opposta a quella della Dea, deboli riflessi di rami si agitano nella sua superficie, come in quella di un lago nero.
"Ho bisogno di ancora un po’ di tempo, se l’incantesimo viene a mancare non potrò più stare tra i mortali, Ecate, non vorresti intervenire?"
La gemma rossa è sull’altare, ancora più macchiata di nero, con vibrazioni sempre più pericolose ed inquietanti.
"Potrei, ma sapevi chiaramente prima di farlo come funziona l’incantesimo che hai compiuto, le macchie indicano l’azione diretta contro di esso; quindi contro di te, e contro tutti coloro che hanno partecipato a questo gioco. Ci sono molte volontà di mezzo."
Nurj sbuffa. Lo infastidisce la definizione della sua vita come di “un gioco”, ma sa che Ecate è una Dea con un spiccato senso dell’arte…
"Eh chi sono queste volontà?"
La Dea osserva il suo discepolo, mentre sussurra queste parole, il suo volto emerge dalle tenebre e dai capelli come da sotto un velo.
"Persone pericolose, che ti sono vicine, e persone maldestre, che ti sono ancora più vicine. Ti do un consiglio: qualunque sia il motivo che ti ha spinto a compiere l’incantesimo, fallo in fretta, non aver paura di osare e ricorda che sei mio figlio, disponi del potere di arrivare dove vuoi. Bada al traditore della tua razza."
"Traditore?"
Ecate porge una torcia che guizza di fiamme verdi e rosse, Nurj sa che si tratta di un commiato e la prende con reverenza.
"Arrivederci Ecate."
La Dea gli fa un cenno di saluto con la testa svanisce in un turbinio di latrati canini. Nurj riflette mentre torna verso il luogo da cui è partito, non gli viene in mente chi possa essere il possibile traditore, non riesce a immaginare nessuno, Rael, Damien e Zeenya, sono praticamente suoi parenti ed hanno partecipato alla creazione della pietra, persino Alina la chiama affettivamente verisoana, cugina… Le fiamme gettano ombre multicolore lungo i sentieri del bosco ed infine Nurj giunge sul suo limitare, dove l’erba secca fruscia. Apre gli occhi, il torpore della meditazione lo abbandona restituendoli immediata lucidità; è di nuovo sul divano, nella sua stanza. La pietra rossa vibra spiacevolmente sul tavolino a fianco.
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(Da un biglietto lasciato dai “Frati dell’Ordine Nero” a Manuele, con acclusi 450 euro):
Manuele, grazie ancora per i tuoi servigi.
Non ti tappare le orecchie, perché noi ci siamo sempre.
Fai attenzione a ciò che ti scriviamo, in un futuro molto prossimo ti potrebbe essere molto utile, e ti potrà essere ancora più utile se vuoi ancora un po’ di soldi.
Sappi che i non-morti si dividono sommariamente in tre categorie: I signori, i servi e le bestie. I signori sono tra le creature più potenti e letali di questo mondo, dispongono di diverse facoltà sovrannaturali e possono generare progenie, si ha motivo di credere che nascano a causa di patti con il diavolo o altre entità preternaturali, anche se ancora non si sa con certezza se questa ipotesi sia veritiera. I vampiri servi sono le creazioni dei signori, anche qui il processo che porta alla mutazione è sconosciuto; essi sono a metà fra la natura di vampiro e quella di morto vivente (o come lo chiama il volgo, zombi) , sono totalmente devoti al vampiro che li crea e non possono generare loro simili. In fine, ci sono i vampiri bestia, cadaveri che “vivono” solo per portare dolore e fare del male, praticamente privi di razionalità, nascono quasi sicuramente a causa dei rituali satanici che si svolgono in queste zone, e dal morso infetto.
Se tu e i tuoi amici vorrete avere una cifra ben maggiore del solito (diciamo 2000 euro), sarete disposti a dare la caccia a tre bestie che si trovano ai Murazzi di Torino. Le maggiori informazioni sono qui di seguito…
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Tre sigarette tornano a bruciare nella luce calante del tramonto blu di febbraio. I due pettegoli ed il terzo ragazzo stanno prendendosi una pausa tra i test di scuola guida e l’inizio della lezione.
"Ho fatto un sogno strano," rompe il silenzio Marco, "avete presente il tipo oscuro che è stato visto con Alina? Ho sognato che si sedeva sulla mia schiena e mi schiacciava fino a soffocarmi."
Gli altri due scoppiano a ridere, Nurj, che si trova nell’aula, li ha uditi chiaramente.
- Vedremo come riderete…quando avrò ottenuto ciò che voglio. -
Il muro di mattoni grigi lo infastidisce parecchio, nonostante il suo fine udito gli consenta di percepire le vibrazioni delle sue molecole, quindi le voci all’esterno. Lo hanno sempre infastidito i muri quando conosce cosa si trova dietro e non riesce a vederlo. L’ambiente asettico sembra il luogo migliore per i ricordi considerando che non offre alcuna suggestione. Come in un sogno dove i ricordi sospesi si mescolano per creare nuove sensazioni al punto da far dimenticare della natura onirica dell’esperienza, memorie lontane di campi fioriti sbocciano ovunque sopra le mattonelle grigie. Ecco che la stanza rifiorisce e verdeggia d’un giardino immaginario, il potenziale creativo del nulla espresso in tutta la sua forza! Il break finisce, i tre tornano dentro, non ci sono posti e Marco finisce per caso proprio davanti al Vampiro. Nurj gli sta perforando la testa con lo sguardo, insinuandosi come un fulmine serpentino tra le fibre del suo cervello. L’umano si volta, nota che Nurj è proprio dietro di lui, lo sguardo sembra essere cosciente di un’intesa che non si può trovare altrove, e il sorriso è, come sempre, sardonico. Eppure c’è qualcosa che lo rende sgradevole, forse quei canini…così sporgenti…
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"Ciao, sono Vincent, sono appena arrivato qui, tu sei?"
Il ragazzo è un temerario, occhi azzurri e sguardo da folle, capelli castano chiaro. Sembra tagliato per la divisa della croce rossa, un NERD perfettamente a suo agio nell’ufficio bucolico dalle pareti gialle, pronto a partire per qualsiasi emergenza.
"Alina. Tenti di ambientarti?"
Lui sorride, lei no.
"Si, hai uno strano accento. Non sei italiana vero?"
Alina scuote la testa, "no, sono rumena, ma è da un po’ che vivo in Italia"
"Una bella fortuna per me", risponde lui tentando uno sguardo penetrante.
"Già, una buona fortuna…per TE>>, risponde la ragazza i cui occhi cominciano a riflettere la furia degli elementi, in pochi minuti il brutto tempo si riaddensa. Nubi minacciose cancellano il sole dallo specchio azzurro del cielo.
Alina comincia a raccattare le sue cose, quel tipo non gli piace, ha un’aria strana, malata, le sa di stantio, la ripugna profondamente.
"Oh," dice Vincent tentando di recuperare la conversazione,"vedo che leggi…Che libro hai li sotto?"
La ragazza trova inutile tentare di nascondere il libricino che ha con sé.
"Succubus", risponde seccata.
Purtroppo Vincent non sembra il tipo che molla per le cattive maniere…
"Che bella copertina, di che parla?"
"Vampiri…che si nutrono di sesso e di chi ci prova con loro!"
Una piccola menzogna per un risultato che non arriva, Vincent è implacabile, come una tagliola.
Fortunatamente arriva un’emergenza, Alina è “tristemente” costretta ad andare sull’ambulanza. Le fasce argentate della sua divisa rilucono nebulose nella luce del sole sfuggente mentre lei cammina lontana da quella sensazione di viscida follia che si emana dal ragazzo.
Vincent afferra il cellulare, compone il numero e una voce ben nota gli risponde dall’altro capo.
"Allora?" chiede con tono sgarbato ed impaziente.
"È una vampira" risponde Vincent, "ma non solo. Scrutando la sua aura ho scoperto di più: è una Rigenerata, una Vampira Regina o come preferisci chiamarla. È fottutamente potente. Ma non preoccuparti, se mi lasci carta bianca ho in mente un bel regalo per lei…
Avete sistemato Manuele e la sua gang?"
"Si, non ci servivano più," la voce è quasi soprappensiero, "li abbiamo mandati contro un branco di bestie a Torino."
Un barlume di preoccupazione balugina negli occhi slavati di Vincent.
"Se dovessero trasformarsi?"
"L’importante era toglierli di mezzo. Morti o non-morti è un bene che non possano più parlare…e se dovessero tornare…be’ ci sei tu."
di Nurj
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