[ Torna a pagina: 2 » ]     -RAGLAN SEI MATTO?!- avevo sbraitato, vomitando sangue a fiotti, cercando di scrollarmelo di dosso, ma quello si era abbarbicato strettamente alle mie spalle, cercando di strangolarmi con una presa da lottatore.
-Devo ucciderti! Devi morire! Lui me l’ha promesso!- aveva strillato in un isterico mantra, sbattendomi la fronte con violenza sul bordo del marciapiede, squarciando di netto la pelle sottile.
-Raglan! Ferm…- avevo tentato di bloccargli le dita, ma ero riuscito solo a strappargli, in una lotta infuriata, una delle unghie ricurve.
-DEVI MORIRE! LUI MI TRASFORMERA’!-
-Adesso BASTA!- ero scattato in piedi in un salto incredibile anche per un acrobata esperto, piantando il gomito nello stomaco ossuto dello Schiavo, sdraiandolo a terra.
-Credi davvero di potermi uccidere così?- avevo ringhiato piegandomi su di lui, guardandolo in cagnesco, battendo la palpebre al mio stesso tono oscuro di voce. Lo avevo già sentito, prima, ma non era mai fuoriuscito dalla mia bocca. A giudicare dalla pietrificazione improvvisa di Raglan, il colore dei miei occhi doveva essere cambiato. Un’improvvisa sensazione di calore si era allargata tra i nostri corpi : il disgraziato se l’era fatta nei pantaloni.
-T -ti prego- aveva supplicato, fissandomi con quel suo strano occhio color giallo paglierino. –T-ti prego…-
-Ti prego COSA?- avevo sogghignato, avvertendo una sensazione di felicità perversa di fronte al suo terrore. –Vuoi che ti risparmi? Perché mai dovrei? Ti sei venduto a Trevor… A Jesse…-
-L- lui… Lui mi aveva promesso…- aveva balbettato il poveretto, ricominciando a piangere.
-Ti aveva promesso… Che cosa? Di renderti un vampiro? Un vampiro completo, invece di un semplice Schiavo?E’ quello che sei, Raglan…- avevo riso perfidamente, mentre il mucchio d’ossa aveva cercato di scuotere negativamente la testa. -Tu non sei NIENTE, non te ne rendi conto? Jesse ti ha solo usato, non ha mai pensato di trasformarti veramente in un vampiro. Non è possibile farlo. Ti ha mentito.-
A quelle parole, Raglan aveva mandato un doloroso urlo.
-E poi, perché mai avrebbe dovuto? Sei PATETICO.- gli avevo sibilato in un orecchio, godendo interiormente quando la mia empatia aveva percepito il suo dolore. Lo avevo lasciato andare, rigettando con sprezzo le sue braccia al terreno, pulendomi accuratamente i palmi sui pantaloni prima di rialzarmi. Era una sensazione incredibile, come se tutti i miei sensi si fossero di colpo attivati; potevo sentire il potere scorrere nelle mie vene, in un ritmo costante e frenetico.
-Prima di morire, porgi i miei saluti a quella puttana di Jesse. Digli che presto toccherò anche a lui. – avevo riso cupamente, prima di voltarmi e strisciare come un rettile sui tetti. Questi erano stati gli ultimi avvenimenti dopo la dipartita di Carter. Alle prima luci dell’alba, mi ero rifugiato presso la cripta di una decadente chiesetta, infilandomi a forza in una delle ingombranti tombe di pietra, spostando con noncuranza i resti del suo occupante verso la lapide di fondo. La notte seguente avrei dovuto mettermi in cammino, e decidermi a cambiare paese, o quella vipera e i suoi compari mi avrebbero trovato.

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Fissando ora le tenebre che mi avvolgevano, al sicuro nello scompartimento di un treno, il viso martoriato dallo scontro con Raglan, mi chiedevo che cosa sapessi realmente della mia (attuale) razza. In quante cose mi ero sbagliato? Quante erano le cose che ancora non conoscevo, o che forse tutti ignoravano? Quello dei Nightcreepers era un potere che avevo nettamente sottovalutato. Non era semplice come una linea o un punto, era qualcosa di molto, molto più oscuro e complicato, Carter stesso ne era la riprova. Mesi fa, avrei potuto mettere la mano nel fuoco per testimoniare che un vampiro era incapace di volare. Eppure Carter aveva levitato, ben più di una volta, in mia presenza. Lo stesso valeva per la sua incredibile forza, eccessiva anche per un non-morto, o la trasfigurazione in pipistrelli. Certo, molte di queste capacità erano una sua prerogativa. Trevor stesso pareva esserne sprovvisto, in gran parte, ma il punto principale della questione era : che cosa eravamo tutti in grado di fare? Che cosa ero in grado di fare IO? Il cambiamento della notte scorsa mi aveva preso alla sprovvista e sconvolto al di là di ogni immaginazione. Era stata come una conferma alle parole sibilline di Carter, alla sua insistenza riguardo a un’ ombra del mio carattere che celavo dentro, come se il morbo dei non-morti avesse risvegliato un male oscuro annidato nel mio cuore, nel mio cervello, che ora aspettava solamente di uscire. Ero ancora lo stesso di prima? O quando ero rinato qualcosa di maligno era tornato con me? Non ne ero sicuro. Non ero più sicuro di niente. Tutto quello che credevo di sapere, era crollato. C’erano troppe cose di questo mondo sotterraneo che non capivo. Avevo sospirato con inquietudine, guardando il paesaggio al di fuori del finestrino senza vederlo : le parole che avevo rivolto a Raglan… Fredde e spietate… Non erano le mie. Non potevano esserlo, e quel tono, quel tono tetro e inumano… Quello non ero IO. Avevo chiuso gli occhi, premendomi le dita sulle palpebre : avevo un terribile bisogno di Carter, della sua conoscenza, delle sue risposte. Ma Carter non c’era, era lontano, inseguito da Trevor, e io, come avevo desiderato tante notti, dopo liti furibonde, ero solo, completamente solo, solo con le mie angosce, le mie domande e un vasto, opprimente silenzio bianco come unico compagno

di Elettra