|
|
[ Torna a pagina: 1 » ]
-Jesse, maledetto bastardo!- avevo urlato, incurante di dove mi trovassi, sperando quasi che si facesse vivo per cavargli gli occhi con le mie mani. Quella stupida puttana… Ma me l’avrebbe pagata. Mi ero voltato con la rabbia ancora fumante in viso, quando avevo visto un’ombra muoversi rapida con la coda dell’occhio.
-Chi c’è?- avevo subito chiamato, con una strana speranza nel petto. Poteva forse essere…?
-Carter? Sei tu?-
Ma la sensazione che aveva captato il mio potere non aveva nulla a che vedere con il mio compagno. Terrore, angoscia, e disperazione… Una disperazione così forte da farmi quasi perdere i sensi.
-Chi diavolo…?- avevo urlato, scattando sulla difensiva, maledicendomi mentalmente per essere caduto in una trappola tanto banale. Dovevano esserselo immaginato, e così mi avevano aspettato al varco. Qualcosa di secco e sudicio mi aveva afferrato per il collo, facendomi sobbalzare, e un fetore, un fetore noto, di marcio e putrido mi aveva colpito le narici. Non era possibile, eppure, un secondo dopo, due occhi grandi e liquidi, di cui uno palesemente vacuo, mi avevano fissato indietro.
-RAGLAN!-
Il Servo dei vampiri mi aveva sogghignato, assumendo un’aria completamente squilibrata.
- L’aveva detto che saresti tornato.- aveva ridacchiato, colando bava dall’angolo destro della bocca sdentata.
- Cosa?- avevo chiesto, confuso.
Doveva essere un’allucinazione. Raglan non poteva essere veramente a Berlino, di fronte al mio naso, come lo era adesso! Non ne aveva le capacità, sia in un senso, che nell’altro. Come poteva davvero essere lì?
- L’aveva detto!- aveva ripetuto lo storpio, cantilenando come un bambino, aumentando la presa sulla mia gola, che aveva mandato uno scricchiolio inquietante.
- Raglan, che cosa ci fai qui?- lo avevo afferrato per le spalle, costringendolo a guardarmi in volto. Per tutta risposta, il disgraziato aveva strabuzzato le orbite, emettendo un’acuta esclamazione di sorpresa.
- Allora è vero! Ti hanno trasformato!-. aveva commentato estatico, osservando con strana attrazione i miei lineamenti.
- Eh… già…- avevo annuito, tentando di districarmi dalla sua presa. Era piuttosto forte, considerando che era solo un Servo, e non un reale vampiro.
- Raglan, lasciami andare.- gli avevo intimato, ma quello mi aveva serrato le dita in una presa letale sulla trachea, ridendo come un matto.
- Raglan… Che stai facendo… Lasciami and…- avevo boccheggiato, pur non avvertendo realmente la mancanza di ossigeno nei polmoni.
-Non posso farlo.- mi aveva mormorato il mucchio d’ossa di rimando, quasi in tono di scusa.
-CHE DIAVOLO STAI DICENDO?!- avevo alzato il volume, sorprendendo entrambi. Nessun essere umano avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, non con quel tipo di morsa alla gola.
-Lui.. Lui ha promesso di cambiarmi. Io devo… Io devo ucciderti!- aveva sussurrato con vocina tremula, lo scarno labbro inferiore che si contorceva in un brivido di terrore.
Bene. Era troppo.
-RAGLAN.- avevo ruggito, sentendo la collera montarmi a ondate dallo stomaco fin nel petto. Era stata la classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso della serata. –Lasciami subito. Mi hai capito?-
Raglan aveva gridato, accartocciandosi su se stesso, piagnucolando come un infante, coprendosi la testa con le braccia.
-Chi ti ha portato qui? E’ stato Trevor?- lo avevo inquisito, scostandogli a forza le mani dalla faccia. –GUARDAMI! E’ stato Trevor, non è vero?-
Il Servo aveva mosso la testa in un cenno affermativo, singhiozzando ferocemente.
Che bastardo!
-Che cosa ti ha promesso? Parla! Ti ha ordinato lui di uccidermi? PARLA Raglan, o giuro su Dio che ti farò sparire una volta per tutte dalla faccia della Terra!
-No! No!- aveva guaito, cercando di sottrarsi inutilmente alla mia stretta sovrumana. –Il biondo, il ragazzo biondo…-
-JESSE? E’ stato lui?- Maledetta puttana, era davvero una serpe infida…
Avevo lasciato andare Raglan, che era caduto all’indietro in un tonfo di stracci polverosi e maleodoranti, per fissare il punto dove erano rotolate le teste dei mie genitori. Furba, la piccola vipera… Sapendo che sarei ritornato, aveva lasciato un avamposto… Un avamposto perfettamente inutile ma che forse avrebbe potuto rivelarsi prezioso… E, se anche avesse fallito, probabilmente sarebbe morto. Davvero buono, come piano. Dovevo andarmene al più presto, Dio solo sapeva cos’altro aveva riservato per me quella sgualdrina… Un urlo inumano mi aveva riscosso violentemente dai miei pensieri, mentre un enorme peso riversato di colpo sulla mia schiena mi aveva fatto rovinare al suolo.
Avevo sbattuto malamente il naso sull’asfalto, sotto di me, avvertendo una fitta di dolore lancinante e vedendoci bianco per due secondi. [ Vai a pagina: 3 » ]
di Elettra
|
|
|
|