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"Scusa, secondo te questo cartello è posto a 150m dalle rotonde?"
Questa sussurrata richiesta d’aiuto stupisce Nurj che si volta verso la sua nuova passione con gli occhi sbarrati, il disco grigio con la freccia che punta a destra lo osserva smorto dai fogli del test.
"Marco vuole farlo da sol oil test o divido in due la tua patente?"
La voce dell’insegnante (manifestamente nato sotto il segno della vergine) non lascia via di fuga, è bravo a rimproverare, quest’uomo passa la bacchettata con tono scherzoso, in maniera che non lo si possa odiare. Tuttavia, ci vuole ben altro a fermare chi campa da quasi cent’anni.
"Falso, si trova molto più vicino alla rotatori.", sussurra il Vampiro, ma non si capisce se l’abbia fatto colle labbra o col pensiero.
Il mortale al suo fianco rimane un attimo sbigottito, poi mormora una "grazie" sotto lo sguardo snervato dell’insegnante. C’è una sensazione di riconoscimento, ma probabilmente è solo un effetto dato dalla pelle giallastra del ragazzo al suo fianco. Gli torna in mente Santa Rita, ma la scaccia, non deve lasciarsi incatenare da cose del genere.
***
Il cielo greve di nubi è plumbeo e umidiccio, promette pioggia; nonostante siano le tre e mezza del pomeriggio sembra quasi notte. Rael trasporta il suo prezioso carico in un pacchettino color blu profondo, al suo passaggio molti si fanno segretamente il segno della croce. Non molti amano confrontarsi con questo individuo di nero vestito con lunghi capelli biondi e gli occhi di ghiaccio taglienti come lame. Il cielo sussurra lanciando minaccee di pioggia sempre più irate.
Infine, quando già è giunto nella via dove abita Nurj, scatta stridente l’illuminazione artificiale, è troppo buio, una mano nera di tenebra avvolge la terra.
"Rael, mio buon discepolo, vieni, entra pure in casa mia."
Nurj è apparso sulla soglia, nonostante sembri tirato, con gli occhi incavati e arrossati, conserva il suo modo eccessivamente cerimonioso di invitare le persone ad entrare.
"Maestro, vi vedo strano." Risponde il biondo mentre entra in casa. Viene accolto in un corridoio scuro, molto più scuro e freddo della strada.
Il giovane Vampiro non può fare a meno di pensare che quella casa somigli oltremodo ad una tomba.
"Si,ho avuto un po’ di problemi", dice l’altro agitando una mano stizzita verso il computer.
Mentre Nurj apre impazientemente la scatola, Rael si avvicina al monitor e legge l’e-mail aperta sullo schermo.
Original message from: Roberta
to: Nurj the Vampyre
object: “Qualcosa è andato storto”
“Non so cosa sia successo, ma temo che qualcosa possa essere andato storto, sento come se mi avessi lasciato qualcosa dentro, un marciume…che mi contamina…”
- Brian (Roby)
C’è una foto in allegato, è un braccio con una grossa macchia verde, un livido molto stano. Il tipico marchio di coloro che sono stati succhiati molte volte, eppure Nurj non l’ha mai visto nella sua vita.
"Sembra seria la faccenda", commenta Rael.
"Si, poi penserò anche a questo problema, adesso ho affari più urgenti a cui badare."
Nurj ringhia con rabbia alla vista della pietra che langue nel palmo della sua mano. Il suo perfetto color rosso è macchiato da piccoli spruzzi neri sulla liscia superficie, persino la vibrazione che emette ha qualcosa di inquietante.
La faccia del Vampiro lascia trasparire la paura che prova.
"No, non ora…non ora!" sembra implorare alla pietra.
Rael ha visto rare volte quello sguardo da cane rabbioso sul viso del suo maestro, preannuncia sempre cattive notizie.
***
Roberta guarda le tetre nubi cangianti alla finestra, in qualche luogo lontano Rael cammina sotto la stessa cappa oscura, il rock giapponese ronza come una cimice gigante nella stanza disordinata e Alice, la sua amica, si agita follemente sul futon suonando una chitarra invisibile sotto gli sguardi stupefatti dei manga alle pareti. Il braccio duole, pulsa, e il livido coperto da una camicia di pizzi settecenteschi, sembra vivere di vita propria. Alice si avvicina all’amica accoccolata sul davanzale e le accarezza carinamente i capelli verdi.
"Qualcosa non va? Oggi oltre che ad essere silenziosa non canti neanche."
Roberta, l’esteta osserva una foglia secca sollevarsi in un turbine di vento e perdersi in un gorgo grigio di nubi, si sente esattamente come lei, sospinta dagli eventi, perduta nel tumulto di un mondo che la reputa una tra tanti, un numero come altri di cui non curarsi.
"Penso che diventerò un Vampiro," dice distrattamente.
Alice scoppia a ridere, la sua amica spara sempre molte cose strane.
"Ma se diventi un Vampiro non puoi più venire a trovarmi durante il giorno!"
Roberta è ancora soprappensiero.
"Quella è solo una leggenda, non tutti i Vampiri bruciano sotto i raggi solari, te l’ho presentato Nurj no? Si può muovere quando vuole."
"Nurj!?"
Silenzio, ma non quiete, solo la pace che si presenta prima dell’assalto della tempesta. Roberta rimane contrariata da se stessa, la infastidisce il pensiero di aver tradito per sbaglio il suo intimo segreto e i Vampiri, le viene voglia di piangere. Cosa le rimarrà se avrà perso l’estasi bruciante del morso, della morte che passa le sue dita scheletriche sul suo corpo sempre più debole, che l’ama con il sorriso d’un teschio e la passione nelle orbite cave? Alice è preoccupata per l’amica, involontariamente ha rivelato il suo segreto e sta male per questo.
“Cosa può averla spinta a regalarsi ai Vampiri? Cosa le sta capitando a partire da quel livido che ho notato prima?” si domanda.
Sente di dover agire, anche se non sa bene da dove cominciare.
"Dai, non è il caso di chiudersi in se stessi adesso. Per caso hanno detto che ti faranno del male se rivelerai il loro segreto?"
Roberta scuote la testa, piange silenziosamente, senza lacrime e senza singhiozzi: sta piangendo il suo soffio vitale.
"No, non sono così disumani come li dipingono nei romanzi. Possono facilmente passare per membri della nostra razza, infatti, se solo aprirai gli occhi e leggerai i giornali con la consapevolezza che sono tra noi, li troverai ovunque: nelle scuole, nelle banche nei negozi…"
"Allora non c’è problema" dice l’amica sorridendo falsamente, "basta farti passare il cattivo umore ed io so con cosa… Ho un oggetto chiamato narghilé, e il tabacco alla fragola."
Roberta apprezza il pensiero, ma nota che il sorriso nasconde la paura che striscia come ghiaccio sotto la pelle di Alice.
di Nurj
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