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Caro Nurj,
Vorrei tanto parlarti in questa lettera delle fantastiche esperienze a proposito della stesura del mio libro su Nastassia Ivanovna e la sua discendenza, ma purtroppo devo avvisarti di una cosa strana ed inquietante che sta succedendo a quell’altra cosa…
Due notti fa ho sognato che un grande occhio ti guardava fisso, poi un venditore di giornali annunciava la tua morte per avvelenamento (almeno spero di averti allungato la vita!). Quando mi sono svegliata ho scoperto che la gemma dell’ incantesimo che mi hai affidato in custodia con tanta fiducia (fiducia di cui sono orgogliosa) era coperta di strane macchie nere.
La mia serva Cristina è già partita per l’Italia, porterà la pietra a Rael e potrete esaminarla insieme. Mi dispiace moltissimo doverlo fare, il fatto è che anche qui ci sono dei problemi e non vorrei correre il rischio di romperla. Sto trovando dei casini assurdi a Parigi; penso che ci siano dei Vampiri che non gradiscono la mia presenza, anche se sinceramente non li temo. Gli echi di ciò che accadde, che tu ben conosci, sono giunti fin qui.
Spero che il problema della pietra si risolva in una bolla di sapone e che mi vorrete raggiungere qua per l’estate, prima che parta per l’Inghilterra.
A presto.
St. Just
***
Nurj continua a folleggiare davanti al computer, sono le sette meno dieci e la sua furia artistica gli impedisce di schiodarsi dal monitor. Tiziana emerge alle sue spalle, pallida ed elegante come il fantasma di un corvo.
"Non sei in ritardo per scuola guida?"
Lui non la guarda, lo scalpiccio dei tasti è come una melodia folle nella sua testa.
"Come posso pensare alla scuola guida in un momento come questo?"
Tiziana solleva gli occhi al cielo mentre con ironia pensa che quando era sotto il potere degli Dei Non-morti era considerata lei la pazza. Nel muoverli le pupille assumono una sfumatura blu e perla.
"Che scrivi?"
"Flavius" risponde Nurj che per la prima volta stacca gli occhi dal monitor. Il suo viso esprime totalmente le sue emozioni, la passione lo travolge e se si fosse nutrito, il suo volto apparirebbe rubizzo e vivo. Tiziana solleva un sopracciglio per la sorpresa.
"Ancora? Non l’avevi scritto per…il tuo infante mancato? Cosa speri di ottenere ancora?"
"Matteo non aveva il taglio per il Sangue, ma ho trovato qualcuno che potrà essere un infante decisamente migliore di lui", risponde Nurj alzandosi dalla sedia come un coriandolo soffiato.
"Appunto!", ribatte la sorella, " non avevi scritto”Flavius” ispirato da Matteo?"
Nurj scoppia in una grassa risata, il suo stato alterato lo porta ad atteggiamenti esasperati.
"Solo la prima parte! Ma ora ho trovato una persona che mi ispira nuove situazioni, nuove suggestioni, nuova Arte! Il secondo pezzo di “Flavius” sarà mille volte più bello del primo."
Tiziana, o Zeenya dir si voglia, chiude di colpo il portatile sibilando.
"Corri allora! Non perderti questo nuovo personaggio e tenta di riuscire con il Bacio di sangue questa volta!"
Nurj svolazza via, sembra davvero che non tocchi terra tanto è rapido il suo movimento, dopo la sua uscita dalla stanza, rimane solo una risata ad aleggiare come una lontana foschia.
***
Le luci dei lampioni sono arancione e fastidiose, la notte è così fredda… Se almeno i cani la smettessero di ululare, il compito di Manuele sarebbe più facile. Gli si inceppano le dita con questo gelo, non riesce neanche a mettere la scheda dentro quel fottuto telefono…Ecco, dopo pochi goffi tentativi ce la fa. Un primo squillo…un secondo, poi la solita voce metallica.
"Novità?"
Come cazzo fa a sapere sempre tutto LUI?
"Si, ci sono novità."
"Fa’ che siano buone e troverai i soldi dove li trovi abitualmente."
La voce metallica è sempre fredda e maligna. Sembra di parlare al telefono con un computer.
"Abbiamo scoperto che “la rumena” si è confidata un po’ troppo con una sua amica, una certa Chiara, che abbiamo facilmente avvicinato. Non è stato difficile farla parlare, a quanto pare lei non crede molto a…certe cose."
Manuele si chiede se deve proprio dire la parola “Vampiri”. È deleterio per un ragazzo così giovane occuparsi di certe cose, anche se per farlo viene pagato bene.
"Ovvero? Dimmi cosa hai scoperto." L’ordine della voce metallica è perentorio.
"A quanto pare, Alina è stata posseduta da una certa Lilian quando era piccola, sembra che abbia quasi scannato un prete ortodosso quando si trovava in Transilvania. Lavora con la Croce Rossa. Comunque, il fatto che sia nata in Transilvania non significa che sia una vamp."
Non solo Manuele non riesce a pronunciare quella parola, ma non vuole neanche ammettere a se stesso che si è cagato addosso tutte le volte che Alina ha posato lo sguardo su di lui nei corridoi della scuola.
Quegli sguardi, li può ancora sentire bruciare dentro, strappargli l’anima, condurla nelle tenebre dell’universo e rivelargli gli squallidi misteri del mondo diurno.
"Grazie Manuele, hai fatto molto per noi oggi. Avrai la tua ricompensa, e insieme ai soldi troverai anche un bel foglio che spiega molte cose."
Il telefono si chiude con un click che si smorza immediatamente.
“Che idiota”, pensa l’uomo dall’altra parte della cornetta, comodamente accoccolato nella poltrona di pelle.
“Così Alina sei una figlia di Lilith, bene, avremo pane per i tuoi denti aguzzi…”
"VINCENT!"
***
Le lenzuola sono madide di sudore come se fossero loro stesse ad essere attanagliate dagli incubi. Il ragazzo di vi si avvolge strettamente dentro mentre in realtà tenta di divincolarsi da una lontana sensazione di panico atavico ed inafferrabile. Fuori dalla buia finestra nevica e un vento lontano sposta brutalmente i placidi fiocchi di neve. Molti di loro non giungeranno mai al suolo, distrutti dagli artigli di Eolo. Cos’è quel ticchettio alla finestra? Forse adesso ha preso a grandinare, o forse… No, è troppo orribile. Il ticchettio aumenta, pretende di entrare nella stanza buia che sembra essere l’unico punto di calore in un universo di ghiaccio. Il ghiaccio…è come la morte, conserva ciò che tocca.
Scuote la testa castana. Com’è possibile che faccia pensieri del genere in un momento simile? Il calore della stanza continua ad aumentare, unito al buio sembra una presenza viva e reale, pressante. Sempre più pressante, ingorda, smaniosa. La pressione al petto si fa troppo forte, il buio tanto intenso da permettere ai fiocchi di neve di brillare come un mare infinito di stelle cadenti. Apre gli occhi ed un volto pallido risponde al suo sguardo.
"Non incatenarti."
Un urlo, poi il ragazzo si sveglia realmente, afferra l’interruttore dell’ abat-jour e illumina la stanza. Nulla, non nevica neanche, si sente quasi idiota mentre l’anima gli vibra ancora nelle gambe e nelle braccia spaventate. Sospira, poi guarda l’icona di Santa Rita messa da sua madre in cima all’armadio molti anni prima, quando lui stesso era piccolo. Anche se impolverata e vecchia sembra molto luminosa e irradia sicurezza.
di Nurj
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