[ Torna a pagina: 2 » ]     “Troia” lo avevo insultato inferocito nella mente, facendo sorridere involontariamente anche Carter.
L’ilarità era però morta all’istante, quando Trevor aveva lanciato, dritto di fronte ai miei piedi, un grosso sacco di tela, che era atterrato con un raccapricciante tonfo umido.
“Che diavolo…” avevo pensato, interdetto, osservando come affascinato quell’oggetto misterioso.
-Che cazzo sarebbe?- si era fatto sentire il mio compagno dal fondo, anche lui con l’attenzione fissa sulla borsa.
Qualcosa nel suo tono mi aveva innervosito, sembrava stranamente allarmato, e fissava il sacco come se da un momento all’altro avrebbe potuto esploderci addosso.
-Un regalino.- aveva ghignato l’armadio, le pupille cremisi che brillavano in modo disgustosamente sinistro.
“Regalino…?” mi ero ripetuto, abbassando, impaurito a mia volta, gli occhi su quel dannato affare.
Merda.
Il sacco, e solo ora me ne ero reso conto, era incrostato di sangue rappreso.
Oddio.
-Cosa… Cosa…- avevo balbettato, senza nemmeno rendermi conto di stare muovendo le labbra.
Era tutto sbagliato, non stava andando affatto bene, eravamo circondati dalle bodyguard di uno psicopatico non-morto, che mi aveva appena lanciato una sporta di probabili resti umani dritto sotto il naso!
Dovevamo schiodare, e farlo al più presto, o nel sacco ci saremmo finiti noi.
-Pienamente d’accordo.- mi aveva sussurrato Carter, lo sguardo morbosamente attratto dal sacchetto degli orrori.
-Ho ancora un conto sospeso con voi. O meglio, con TE, Reiko.- la voce dura e raspa di Trevor ci avevo riportato alla realtà. –Sbaglio o avevamo un patto? Dovevi portarmi la sua testa, in caso contrario mi avresti consegnato la tua, non è così?- aveva digrignato i denti, lugubre. –NON E’ COSI’?- aveva ripetuto, facendo tremare anche i muri.
-Sì.- avevo confermato, battendo le palpebre. Il sudore stava iniziando a colarmi a rivoli sulla fronte, e la situazione si faceva a ogni minuto sempre più pessima.
-Bene.- aveva annuito il mostruoso nightcreeper, avanzando nella mia direzione.
-Trevor, lo sai che la questione non lo riguarda- aveva tentato Carter, ma l’altro non lo aveva nemmeno lasciato finire. -Taci.- lo aveva freddato. –Di te mi occuperò più tardi.- gli aveva rivolto un’unica occhiata, eloquente, prima di girarsi a trapassarmi con quelle iridi assassine.
-Torniamo a noi, Reiko. Avevamo un accordo… E tu non l’hai rispettato. Dovevi consegnarmi la sua testa… Oppure la TUA.- si era avvicinato ulteriormente, torreggiandomi sopra.
-L ’hai fatto?- mi aveva sussurrato, respirandomi in viso.
-No.- avevo risposto, guardando oltre una sua spalla, cercando con disperazione una via d’uscita.
-Come hai detto? Non ti ho sentito.- aveva ruggito il nightcreeper, afferrandomi per la gola, rischiando di sfracellarmi nuovamente la laringe.
Aveva spostato la presa al mento, ruotandomi verso i suoi pozzi carmini.
-N-no.- avevo ripetuto, trattenendo a fatica l’istinto di sputargli in faccia.
-Esattamente.- aveva sibilato, rigettandomi all’indietro, facendomi quasi rovinare a terra.
-Lo sai Reiko, se tu ti fossi consegnato… Ci saremmo risparmiati tutti un sacco di fastidi. Ma sei fuggito… Non hai avuto nemmeno la decenza di lasciarti uccidere dagli altri della nostra razza…-
-Mi dispiace.- mi ero scusato, ironico, sentendomi prudere le mani. Era odioso, e se voleva ammazzarmi, poteva farlo anche subito.
-Oh, ti dispiacerà, ne sono sicuro… Perché vedi, in tutto questo tempo, non me ne sono rimasto con le mani in mano…- aveva sorriso in modo truce.
Carter, che fino a quel momento non aveva emesso fiato, aveva trattenuto sonoramente il respiro, l’espressione come agghiacciata sul suo volto.
-Trevor…?- aveva ansimato, con un vago tremore nella voce. Doveva aver intuito qualcosa.
-Che diavolo significa?- avevo quasi urlato, mentre lo stomaco mi precipitava nei tacchi. Quel sacco…
-E’ molto semplice… Se avessi ubbidito, non saremmo arrivati a questo punto… Ma hai mandato all’aria il nostro accordo. E io sono molto, molto vendicativo…-
Aveva aperto i lembi della borsa, lasciando rotolare a terra il raccapricciante contenuto.
Due teste.
-Oh… mio…- avevo esalato, sentendo la nausea colpirmi allo stomaco come un diretto.
-Qualcun altro ha pagato al tuo posto.- aveva concluso, sollevando la testa di mio padre per i capelli e facendola oscillare come un macabro pendolo.
Era troppo. Per due secondi la vista era mancata ai miei occhi, e uno strano formicolio mi aveva intorpidito le membra. Aveva decapitato i miei genitori.
-Trevor, FIGLIO DI PUTTANA!- aveva gridato la voce di Carter da quello che pareva essere un luogo molto lontano, giungendo come ovattata alle mie orecchie.
Jesse, intanto, si era avvicinato al suo amante, ridendo con sadica lussuria al terrificante spettacolo.
-Oh, Giustiziere, stai piangendo?- aveva cantilenato con spietata allegria, godendosi ogni goccia della sua vendetta.
In realtà non mi importava. Niente aveva più senso. Trevor aveva massacrato i miei genitori, quello che rimaneva della mia famiglia. Non avevo più nulla.
Mi ero premuto una mano sulla bocca, per soffocare le urla, piegato dal dolore. Morti, tutti morti! Per causa mia.
Nel frattempo, qualcosa intorno a me era cambiato, ma il sangue, il poco sangue che mi era rimasto, scorreva con tale fragore sui miei timpani che non riuscivo a udire altro, se non qualche rumore in sottofondo.
La voce sorda di Carter aveva detto qualcosa, seguita da una specie di colluttazione, poi due mani ruvide mi avevano afferrato per le braccia, sollevandomi di peso.
Convinto che fossero di Jesse o Trevor, ero scattato d’istinto sulla difensiva, poi avevo incontrato i laghi scuri del mio compagno, incredibilmente lucidi e vividi.
-Reiko… Dobbiamo correre.- mi aveva avvertito, tirandomi in piedi senza tanti complimenti.-Presto!-
Annuendo, mi ero guardato rapidamente attorno, contemplando la situazione: Trevor era stato ribaltato a terra e pareva aver perso incredibilmente i sensi; una grossa pozza di liquido rosso si stava allargando sotto la sua nuca, mentre Jesse era schiacciato sotto di lui. Doveva essergli precipitato addosso.
Le bodyguard, dopo un’impasse iniziale, si erano riscosse e chiuse a cerchio su di noi, sbarrandoci il passaggio.
-Merda, e adesso?- avevo guardato il moro, sperando che tirasse fuori qualcuna delle sue idee geniali.
Avevo lanciato un’occhiata trasversale alle teste dei miei genitori, sentendomi sprofondare all’idea di abbandonarli dov’erano, senza una sepoltura, alla mercè di chi li aveva barbaramente trucidati.
    [ Vai a pagina: 4 » ]

di Elettra