[ Torna a pagina: 1 » ]     Un silenzio pesante come il sipario di un teatro era calato fra di noi, mentre, di colpo, un senso di angoscia che non mi apparteneva si era fatto strada nella mia mente.
-… Ma che succede?- gli avevo domandato, insospettito, rendendomi conto che proveniva da lui.
Non lo avevo mai visto comportarsi così, non mi aveva mai aggredito in modo così deliberato. Doveva essere accaduto qualcosa di ben più grave di quanto non stessi per fare…
Carter aveva chiuso gli occhi, scuotendo vagamente la testa, come se stesse soppesando che cosa esattamente dirmi.
-Ti ho mentito.- aveva ammesso infine, riaprendo i suoi laghi scuri, e fissandoli con rimorso nei miei.
- CHE COSA?- avevo gridato, staccandomi immediatamente dalla sua presa.
-Non sul mio passato. Non mi sono espresso bene, mi dispiace. Volevo dire che… Durante la nostra fuga… Ti ho nascosto qualcosa.- aveva sospirato, tornando ad afferrarmi gli avambracci e abbassando la testa verso il terreno, come se si stesse sentendo male.
-Cosa vuoi dire?- gli avevo chiesto in un sussurro, terrorizzato all’idea di che cosa potesse essere.
Quella situazione aveva un che di irreale, la sua improvvisa inquietudine, la sua confessione… Cosa diavolo stava succedendo?
-Ci hanno seguiti. Sono sempre stati sulle nostre tracce.- aveva mormorato Carter, con un’aria di incredibile dispiacere sul volto. Le sue profonde iridi rilucevano tremule alla luce bassa dei lampioni, più innaturali che mai.
-Chi? CHI ci ha seguito?- avevo esclamato, spaventato a quel punto quanto lui, ma il moro non aveva fatto in tempo ad aprire bocca che una nuova presenza ci aveva centrati in pieno petto, facendoci voltare contemporaneamente verso la sommità delle case.
-Merda, stavolta è troppo tardi! Dobbiamo andare!- mi aveva urlato, tirandomi per un braccio, cercando rapidamente una via di fuga con lo sguardo.
-Troppo tardi, bastardo!- era spuntata una voce dall’inizio della strada.
Due puntini rossi, seguiti da altre paia parecchio più in alto, si erano mossi verso di noi. Avevo lanciato una rapida occhiata alle mie spalle, per valutare la situazione, ma altri puntini color sangue avevano bloccato il passaggio.
-Merda.- avevo imprecato sottovoce. Quella volta eravamo davvero nei guai fino al collo.
-Figlio di puttana!- avevo sentito ringhiare Carter nello stesso momento, accanto al mio orecchio. Avevo seguito il suo sguardo, e là, in mezzo alla strada, davanti a una serie di vampiri alti e grossi quanto due armadi, stava, più basso e serpentino che mai, quella vipera di Jesse.
-Figlio di puttana!- lo avevo insultato a mia volta, sentendo la bile risalirmi fino ai denti.
Quel piccolo verme… Doveva averci inseguito nonostante Trevor, al nostro ultimo incontro, lo avesse fermato. Jesse si era mosso malizioso sotto la luce dei lampioni, mostrandosi in tutta la sua gloria : il suo occhio violetto, perfettamente guarito, risplendeva aperto e irridente verso le nostre facce, mentre il viso, senza più cicatrici deturpanti che lo attraversavano, era ritornato simmetrico e di una bellezza incredibile.
-Guarda, guarda, qualcuno si è rimesso in sesto la faccia…- lo aveva sfottuto Carter, sogghignando, anche se riuscivo ancora a sentire perfettamente la preoccupazione acuta dentro di lui.
A quelle parole, il sorrisetto di trionfo era sparito dalla bocca del verme, che aveva focalizzato la sua ira su di me.
-Già… C’è voluto tempo…- aveva annuito piano, folgorandomi con le pupille eterozigoti. Me l’avrebbe fatta pagare molto cara, per quello che gli avevo fatto, e non vedeva l’ora di presentarmi il conto.
-Allora era lui che ci seguiva?- avevo domandato, guardando di sottecchi il mio compagno.
Carter, per tutta risposta, si era morsicato gravemente il labbro inferiore, lo sguardo fisso su Jesse.
-Cos’è, vuoi impacchettarci e consegnarci a Trevor?- ero sbottato, facendo un passo avanti nella direzione del biondo.
-… Oppure Trevor non lo sa? E’ così, non è vero? Non lo sa! Tu non aspettavi altro…-
-Reiko…- mi aveva sibilato Carter, in un tono quasi di avvertimento, ma io, preso da una improvvisa folgorazione, non lo avevo nemmeno sentito.
-Sei venuto a cercarci alle spalle di Trevor?- avevo chiesto, diffidente.
Non poteva essere, davvero Jesse avrebbe rischiato così tanto pur di ucciderci? Se Trevor lo avesse scoperto, per lui sarebbe certamente stata la fine…
-Non ci credo, piccolo figlio di…-
-Credo che questo punto sia stato messo in chiaro.- era tuonata una vociaccia alle mie spalle.
Con la coda dell’occhio, nel voltarmi, avevo incrociato il viso di Carter, pallido e stranamente teso.
Aveva abbassato le palpebre per un momento, come in una momentanea invocazione, dopodiché le aveva riaperte, più ombroso e gelido che mai. Trevor era entrato nella luce della strada, alto e orrendo come suo solito: il naso aquilino, trapassato nel setto da un piercing, aveva sbuffato, facendolo somigliare molto ad un toro pronto alla carica.
-Jesse non avrebbe mai potuto trovarvi da solo.- a questo commento, il bastardo in questione aveva aperto la bocca per replicare, ma finendo solo con il richiuderla come un pesce lesso, una volta notata l’espressione sul volto del suo amante. –Siete stati piuttosto bravi… Ci avete fato penare…- aveva focalizzato le sue iridi sanguinolente su di me, quindi, lentamente, le aveva spostate sul mio compagno.
-Certo, la cara vecchia Europa… Quale posto migliore, per evitare di incontrare altri vampiri? Molto astuto… Ma non avete mai avuto il minimo scampo. Non DA ME.- aveva sogghignato, facendomi accapponare la pelle : sembrava che da un momento all’altro potesse precipitargli l’intera faccia.
Jesse, all’ultimo commento del suo protettore, aveva mandato una ributtante risatina di scherno, infiammando la mia voglia di ucciderlo.
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di Elettra