Dopo quella notte, avevo evitato Carter con un ardore che sfiorava quasi il ridicolo. Non sapevo esattamente che cosa mi avesse condotto lontano da lui, se le sue parole, taglienti come lame, o la paura che quanto mi aveva detto fosse la verità. Due volte, ben due volte la stessa frase era uscita dalla sua bocca, ed entrambe le volte mi aveva come gelato dentro, facendomi dubitare di me stesso.
“So chi sei veramente” aveva sussurrato, con quella sua voce nasale e ruvida, trapassandomi con i suoi laghi neri. Era così,? Era davvero questo che ero? Da quando ero rinato, non era solo il mio corpo ad essere cambiato. Era una cosa che non avevo considerato spesso, eppure poteva anche essere cambiato il mio spirito? Quella domanda mi rimbalzava a ripetizione nel cranio, facendomi impazzire. Quella, e la certezza ormai tangibile che Carter mi stesse nascondendo qualcosa del suo passato di molto importante. Aveva eluso ripetutamente le mie domande sull’argomento, prendendole quasi come un gioco, ma la mia pazienza aveva raggiunto il suo limite e presto, ne ero sicuro, se non si fosse rimesso in riga, ne avrebbe pagato le conseguenze. Sospirando annoiato dalla mia stessa ridondanza, mi ero alzato dal tetto su quale mi ero nascosto per riflettere, dirigendomi verso il centro di Berlino. Avevo fame, erano giorni che non mi nutrivo, ma non sarei certo andato da quel cretino di Carter per chiedergli aiuto. Normalmente, andavamo sempre a caccia insieme: Carter sceglieva con la sua telepatia le vittime, dopodichè attaccavamo. Non che mi fossi abituato ad uccidere, per me ammazzare essere umani era tuttora un atto sbagliato ed innaturale, tuttavia avevo imparato a stringere i denti, per sopravvivere, guardando dall’altra parte, convincendomi che quelle morti avevano uno scopo. Certo, lo scopo era del tutto personale, in fin dei conti se avevo scelto questa orribile strada era stato solo per vendicare mio fratello e trovare il suo assassino, ad ogni modo, se fossi riuscito nella mia missione, avrei potuto far risparmiare un alto numero di vite, eliminando per sempre quella feccia dalla faccia della terra. Ero balzato sul tetto di un condominio dall’aspetto grigio e cadente, quando la mia empatia aveva colto una presenza malvagia nell’aria. Avevo trovato la mia preda, e doveva essere anche molto vicina. Con lo stomaco dritto in bocca, mi ero sporto silenziosamente dal ciglio del parapetto, cercando di scorgerla almeno in parte, tremando leggermente nel buio della notte. Non lo avevo mai fatto da solo, e non ero nemmeno sicuro di quello che stavo avvertendo. In fin dei conti, il mio potere era molto diverso da quello di Carter, potevo davvero contare solo su di esso per decidere della vita di una persona? Sempre con l’inquietudine che mi si contorceva nel petto, avevo strisciato lentamente lungo il muro della palazzina, confondendomi il più possibile tra le ombre, silenzioso come una serpe, fino a raggiungere il piano stradale umido e lurido. Usando una sporgenza della muratura del palazzo come copertura, avevo sbirciato la strada deserta, incontrando con lo sguardo una figura bassa e rattrappita. Era una donna, molto anziana, curvata dall’età e avvolta in uno scialle piuttosto spesso, i capelli bianchi raccolti in una crocchia sulla nuca grinzosa. Incredulo, avevo alzato lo sguardo sopra la sua gracile figuretta, aspettandomi di veder apparire qualcun altro lungo la via, tuttavia non era successo. Possibile che fosse lei la fonte di quel male? Avevo battuto più e più volte le palpebre, mentre la figurina avanzava sbandando lungo i muri scrostati e muffiti. Eppure era così, più veniva nella mia direzione, più la sensazione si rendeva netta : quella stanca e storpia nonnina era un turbinio di emozioni maligne : rabbia, violenza, omicidio, vendetta, passavano nella sua mente rapide e frenetiche, alternandosi in una danza folle e disperata.
-Va bene- mi ero detto, concentrandomi sul da farsi. Adesso che ne ero sicuro, tutto quello che dovevo fare era bloccarle la strada e…
-Sei proprio sicuro di volere uccidere quella vecchina, Reiko?- era risuonata all’improvviso una voce dai tetti, spaventandomi a morte.
Merda. Carter.
Il vampiro aveva osservato la vecchietta trascinarsi dentro ad un portone che dava sulla strada, quindi era saltato con un balzo felino su dei cassonetti, senza creare il minimo fracasso. La sua presenza, fino ad allora nascosta, si era pienamente manifestata, come un cazzotto sui reni. I suoi pozzi neri, quella notte particolarmente cupi, mi avevano trafitto, gelidi.
-Mi stavi seguendo?- lo avevo bloccato, sulla difensiva, mettendomi a braccia conserte.
Il suo era un gioco molto pericoloso, se fossi stato un altro nightcreeper, in quel momento sarebbe già stato probabilmente attaccato.
-Certo che ti stavo seguendo! Sei sparito… Da quasi una settimana, lo sai? Merda, Reiko! Non mi sembra il momento più adatto di fare la reginetta schizzinosa del ballo!- era scoppiato il moro, fulminandomi all’istante.
-Carter… Che diamine, stavo per nutrirmi! Che cosa ti è saltato in men…- gli avevo gridato indietro, inferocito.
-Nutrirti? Ma non farmi ridere! Non puoi farlo senza il mio aiuto. Il tuo potere non è…-aveva cominciato, ma io lo avevo interrotto, più adirato che mai.
-Oh, ti prego! Non sminuirmi solo per renderti più import…-
-Stai zitto! Forse non ti rendi ben conto di che cosa stavi per fare… Quella donna non era affatto un’omicida, era stata chiusa in un campo di concentramento!- aveva urlato Carter, facendo echeggiare l’ultima parte della frase per tutte le finestre d’intorno.
A quelle parole, mi si era seccata improvvisamente la gola.
-… Cosa?-
-Sì, mi hai sentito bene, stupido idiota, il tuo potere non distingue ancora tra emozione e ricordo! Quella donna non ha una mente stabile, vive nel passato, ma tu questo non l’hai certo percepito!-aveva ringhiato, dandomi la schiena, ansante di rabbia.
-OH, MERDA, io non…-
-Senti, Reiko, tu sei un neofita, è chiaro? Devi metterti in testa che il solo fatto che io ti abbia reso quello che sei non ti rende invincibile, mi hai capito bene?- si era voltato di nuovo nella mia direzione, avanzando fino a prendermi per le spalle.
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di Elettra