[ Torna a pagina: 1 » ]     - Facciamo così: uno scambio equo, va bene? Io ti racconterò del mio passato, ma tu dovrai parlare con me dell’altra notte.-
Lo avevo guardato, incredulo: non era possibile! Quello non era Carter! Per mesi mi aveva nascosto chi era, o meglio ,chi era stato, e adesso…
- Come hai detto tu, le circostanze non ci permettono di tergiversare. Quindi ti dirò quello che ti serve sapere… Ma alle mie condizioni.- aveva continuato, levando un dito in aria.
- Ah!- avevo esclamato, abbassando le palpebre- …ADESSO ti riconosco…-
- Reiko, non scherzare. Io ti dirò chi ero ma tu non dovrai farmi domande. Capito?- mi aveva trapassato con le sue pupille scure, serio come raramente lo avevo visto.
- No! Non mi sembra molto…- avevo protestato, ma lui mi aveva ovviamente interrotto subito.
- Reiko! Io non faccio mai domande sul tuo passato, quindi non tirare troppo la…-
- Cosa? La corda? Ti prego! Mi hai spiato per mesi quando ero ancora… vivo, sai vita, morte e miracoli di me!- avevo sentito le tempie pulsarmi per la collera, quindi avevo preso un lungo respiro e guardato con apprensione la porta alle nostre spalle, sperando che i guardiani non mi avessero sentito. -… Carter, questo non è giusto! Tu sai tutti i miei segreti, te li sei presi (e te li prendi tuttora) con la forza, mentre io sono sempre all’oscuro, non so nemmeno chi sei! Non posso fidarmi di te, se tu mi nascondi tutto.- avevo detto tutto d’un fiato sorprendendo perfino me stesso. Avevo bisogno di fidarmi di Carter. Del vampiro che avevo sempre odiato, che mi aveva reso il mostro che ero adesso. Era un essere sovrannaturale, una contraddizione della natura ambulante, eppure, non avevo altro che lui.
-Merda.- avevo imprecato sottovoce, facendomi schifo. Come avevo potuto ridurmi così? Che cosa avrebbe detto Noel se mi avesse visto adesso? Carter, nel frattempo, era rimasto fermo a osservarmi con il suo sguardo penetrante. Sembrava diverso dal solito, pareva quasi… Turbato.
- Ero un drogato.- aveva mormorato infine, parlando in modo così sommesso da farmi quasi credere di aver sentito male.
- Cosa?- avevo chiesto involontariamente, non credendo alle mie orecchie.
Carter aveva fatto un lieve sorrisino di scherno, più nei suoi confronti che nei miei, guardando di lato, evitando per una volta di incrociare i miei occhi.
- Hai capito bene. Cosa credevi che fossi, una rock star o qualcosa del genere? No…- aveva sorriso di nuovo, ma questa volta la tristezza che era trasparita dal suo volto mi aveva quasi spaventato. - Ero un drogato. Vivevo in un appartamento con altre due persone, un ragazzo, Joseph, e una donna, Shylah.- Aveva fatto una brusca pausa, come se potesse ancora vederseli di fronte, quindi aveva ripreso, a voce roca:
- Eravamo tutti dei relitti. Shylah era vedova, suo marito era morto a quarantacinque anni. Aveva venduto il suo negozio e la macchina, spendendo tutto in Vodka e Gin. La mattina si alzava dal letto e la prima cosa che faceva era attaccarsi alla bottiglia. Una volta io e Joseph l’avevamo trovata svenuta per le scale, e abbiamo dovuta trascinarla di peso per tre piani, per evitare che il padrone chiamasse la polizia. Io e Joseph ci bucavamo. Per tirare su i soldi per la droga, lavoravamo a turni nel negozio di piercing di fronte a casa. Non uscivamo quasi mai, andavamo a lavorare, usavamo i soldi per la droga, ci bucavamo. A volte non mangiavamo per giorni, o neppure dormivamo. Non ci lavavamo, niente. Pensavamo solo al prossimo buco. Joseph è stato il primo. Si è reso conto che i soldi, dopo un po’, non bastavano più. Ci eravamo assuefatti… Così andava nei club a rimorchiare gente. Donne, uomini, chiunque potesse dargli dei quattrini, non aveva importanza. Se li rimorchiava sul retro e se li faceva lì, in questo modo arrotondava e potevamo comprarci più roba. Un giorno però è tornato a casa. Era fatto. Ha detto che se volevo continuare a bucarmi, avrei dovuto arrangiarmi da solo, perché lui non avrebbe più tirato su i soldi anche per me. Ero un peso, e lui era così assuefatto che quello che racimolava era sufficiente appena per la sua dose. Così ci ho provato… Ma ormai ero così… Distrutto da non riuscire nemmeno a lavorare, o a mangiare. Vomitavo continuamente, non mi reggevo in piedi, avevo le braccia tumefatte.- aveva sollevato la manica della maglia che portava, e, pur se non ben visibili all’occhio di un essere umano quanto lo erano per me, perfino alla luce della luna, avevo visto ben chiare le cicatrici nell’incavo del gomito e lungo l’avambraccio.
-Non ce la facevo. Non potevo smettere, ma non sapevo più come trovare i soldi. Rubavo le siringhe dalle farmacie, o le raccoglievo addirittura usate. Ma il vero problema era pagare la droga. Avevo preso i soldi anche a Shylah, certe volte, ma nemmeno lei era tanto ricca. L’appartamento in cui vivevamo era affittato a suo nome, lei pagava la rata e tanto doveva bastarci, ci diceva. Perciò, una notte, mi sono ritrovato senza droga. Ero in astinenza dal mattino, tremavo dalla testa ai piedi. Sono andato da Joseph: era completamente sballato, ma quando gli ho chiesto dove sarei dovuto andare, lui ha saputo dirmelo. Sono andato nel club dove lui rimorchiava i suoi clienti. Ed è stato lì che l’ho incontrato.-
- Un vampiro?- avevo domandato, scordando di mordermi la lingua, ma Carter pareva essere troppo perso nei suoi ricordi per rimproverarmelo.     [ Vai a pagina: 3 » ]

di Elettra