"Oh si, è uno svitato. Adesso non so se sia proprio lui o se è uno che gli somiglia, ma già dalle elementari si vedeva che non era tanto a posto."
Una nube di fumo e particelle di Flugge si congela e si spande nell'aria, distrutta dal vento di novembre.
"Si", conviene una seconda voce mentre la carta e il tabacco di tre sigarette vengono bruciate con un sonoro risucchio. "Alle elementari diceva sempre che secondo lui gli scorpioni e i trichechi si somigliano, anzi no, diceva che sono gli stessi animali!"
A meno di un isolato il Vampiro Nurj passeggia tranquillo nel gelido abbraccio della notte di novembre, sono le sette di sera, ma è buio pesto
E' morto da quasi cent'anni, ma non riesce a disfarsi del suo odio/amore per la folla, la gioventù, il sangue...
Ultimamente si è trasferito in questa nuova città, e sta conducendo un esperimento molto divertente.
"Ah si!", riprende la prima voce, "sai cos'ho sentito in giro? Che frequenti quell'altra pazza del Newton, la dark!"
"Alina?" chiede il secondo pettegolo.
"Si".
Non è la prima voce a rispondere, ma una nel buio, i due ragazzi che parlottavano a proposito del nuovo compagno di scuola guida si girano quasi ghiacciati, il terzo osserva la scena semi-divertito mentre Nurj il Vampiro guarda sardonico i compagni di fumata... I suoi capelli scuri ricadono lunghi sulle sue spalle, i suoi occhi dello stesso colore dell'ebano scrutano la città catturandone ogni riflesso, la sua pelle e pallida, giallastra, malsana e le unghie lunghe, che per molto tempo sono cresciute intatte sfavillano come vetro sopra il pastrano nero che indossa. Si allontana tranquillo dopo quel "si" così stupefacente e barocco, soddisfatto.
"Che figura di merda ragazzi!" commenta il primo pettegolo.
Il trio scoppia in una fragorosa risata, ma dietro c'è il desiderio di fuggire al gelo, che sembra essersi triplicato.
L'aula è ben illuminata da possenti luci al neon che ne rendono visibile ogni angolo coperto di mattoncini grigi e lucidi, ogni piccola parte ben pulita prima dell'inizio delle lezioni, tutti sono sprofondati nelle sedie da ufficio, asettiche, dotate solo di una macchia di colore rosso fornita dai cuscini ruvidi.
Asettico, questo è il termine che meglio esprime questa stanza. L'avvenente insegnante dallo sguardo porcino continua a spiegare le ovvietà che bisogna conoscere per avere la patente di guida, Nurj invece rivive con la testa quasi un secolo di storia.
La sua vita passata è stata divertente e più capitoli si sono chiusi alle sue spalle, ma quella che sta vivendo è nuova, quasi artistica. Costruirsi una nuova identità dal nulla, instaurarsi in una nuova realtà come se ci fosse sempre stati dentro è una sfida e non nasconde meno pericoli di altre passate.
La mente ha bisogno di novità, sempre.
Se non avesse uno scopo ben preciso, questa sfida sarebbe sicuramente Arte, in quanto inutile, stando ai dettami del redivivo -ormai defunto- Oscar Wilde, da Nurj stesso tanto amato, se, appunto...
Un leggero vento ha cominciato a spirare.
La lezione è finita, la notte è più scura e "le due comari" con il terzo ragazzo si riuniscono per succhiare una nuova sigaretta.
"Vediamo di non spararci un'altra figura come quella di prima," dice il primo.
Nurj appare alle sue spalle, le cuffie nel lettore di Mp3 nelle orecchie, la musica rock talmente alta che la sentono anche gli astanti.
Ha il solito sorriso sardonico stampato sul volto. Rapido come un'ombra si è materializzato sulla porta dell'autoscuola, rapido come un guizzo di nebbia svanisce nel buio.
"Aveva un sorriso... sembrava che ti avesse sentito benissimo," dice Marco, il terzo ragazzo che era rimasto per lo più silenzioso.
Nurj ormai è sulla via di casa, oltre il muro scrostato del cortile dell'autoscuola, segue la ferrovia che taglia in due la città.
"Infatti", pensa, "sorrido proprio perchè vi ho sentiti!"

di Nurj