[ Vai a pagina: 1 » ]     -No.- aveva negato, voltandosi vagamente nella mia direzione. –Assolutamente! Possiamo limitarci a bere ogni tanto, ma solo in dosi minime. Credimi, non sarebbe piacevole farsi una bella abbuffata.- aveva sorriso, con l’aria di chi parlava per esperienza diretta.
-Hmm- avevo ridacchiato, nascondendo la mia faccia nel bicchiere, per evitare che la vedesse.
Questo era decisamente tipico del suo carattere, fare immense cavolate anche quando la ragione ti diceva di fare esattamente l’opposto.
Dopodiché, l’attenzione del moro nei miei confronti si era del tutto dissipata, mentre scrutava famelico i corpi che gli si paravano di fronte.
I suoi occhi, potevo vederli bene dalla mia posizione, rilucevano come due fiamme, pur non essendo ancora manifestamente scarlatti.
Era assorbito dalla caccia, concentrato probabilmente nel leggere le menti altrui alla ricerca della sua preda, e niente lo avrebbe distolto dal suo obiettivo.
Scrollando le spalle, avevo iniziato ad analizzare la sala, focalizzandomi su una persona alla volta, cercando di distinguere le sue emozioni da quelle degli altri, che riverberavano in un unico ritmo per tutto il club.
Stavo quasi aprendo bocca per attirare l’attenzione di Carter su una coppia piuttosto ambigua che si contorceva sotto il riflettore verde accanto alla consolle del dj, quando una visione improvvisa, un vivido bagliore viola, mi aveva fatto voltare dalla parte opposta.
L’avevo guardata, ed ero rimasto di sasso.
La brezza viola che mi aveva appena sfiorato era la ragazza più bella su cui avessi mai posato gli occhi : alta, tonica, gambe lunghe fino al soffitto, sedere sodo e rotondo e due seni enormi stretti in uno striminzito corpetto scuro, coi lacci.
I capelli, lisci e scalati, le ricadevano in un’onda purpurea sulle spalle, ribelli, e gli occhi erano di un blu profondissimo, con del verde nel centro.
Aveva sorriso al barista, salutandolo, sporgendosi in bilico sul bancone per dirgli qualcosa in un orecchio, mostrando a metà del locale la sua fantastica parte inferiore, chiusa in un paio di aderentissimi jeans neri.
Qualcosa di animalesco era montato in me all’improvviso: sapevo perfettamente che cosa dovevo fare, non avevo il minimo dubbio.
Sentivo il rombo del sangue risuonarmi nelle orecchie, chiudendo fuori qualsiasi altro rumore. Carter, al mio fianco, aveva detto qualcosa, ma io non lo avevo degnato nemmeno del minimo gesto, limitandomi a posare il bicchiere di birra da qualche parte, alle mie spalle, senza distogliere lo sguardo da quella magica visione.
Oh, sì, sapevo eccome quello che volevo : adesso mi sarei mosso, l’avrei raggiunta silenzioso alle spalle, le avrei chiuso le braccia attorno a quei solidi, piccoli fianchi, l’avrei voltata contro il mio duro, durissimo corpo e l’avrei guardata dritta in quegli incredibili occhi, prima di strapparle aperto quel piccolo top inutile e stringermi quei morbidi, gonfi seni addosso. Poi l’avrei sdraiata sul banco, all’indietro, le avrei abbassato i pantaloni sulle cosce sode, gliele avrei aperte e l’avrei impalata con tutto il mio… Ma l’onda perversa e carnale dei miei pensieri era stata schiantata di colpo dall’orrenda realtà, quando l’orrendo barman l’aveva presa tra le braccia e dato un bacio da capogiro sotto gli occhi di tutti gli avventori che aspettavano di ricevere le loro ordinazioni. Non poteva essere vero. Lei era MIA, non poteva stare VERAMENTE con quell’…”uomo”!
“Aspetta! Ma che diavolo stai dicendo?” era risuonata di colpo la voce della coscienza nella mia mente.
Così, come risalendo da una fitta cortina fumogena, la carica erotica si era affievolita, facendo distendere il mio corpo, che si era, nel frattempo, e solo ora me ne rendevo conto, teso come una corda di violino, pronto per un qualcosa che non sapevo nemmeno di essere, in questa forma, in grado di compiere.
Certo, a giudicare dall’entusiastica reazione di ogni mia singola cellula, l’opzione sembrava più che attuabile, senza contare quello che una volta mi aveva detto Carter…
Carter!
Con la domanda sulla punta della lingua, mi ero girato di scatto verso di lui, solo per rendermi conto, come uno stupido, che non mi era più accanto.
“Merda! Ma dove diavolo… Oh, no.”
Doveva avermi mormorato qualcosa prima, quando ero stato distratto dalla vista di quella conturbante sirena, che ora stava graziosamente appoggiata al bancone, guardando dritto nella mia direzione. Di nuovo, la frenesia era montata come un treno a pieni giri nel mio corpo, facendolo irrigidire come una statua di pietra.
-Vieni qui- avevo sussurrato, ancora prima di rendermene conto, senza staccarle gli occhi di dosso.
Non mi importava un dannato accidente che fosse fidanzata, quanti anni avesse (meno di me sicuramente, e quindi non andava oltre la ventina) e se fosse stata l’unica innocente in questo covo maligno, sapevo solo che la volevo e che l’avrei avuta, subito.
Ero così accecato dalla lussuria, che quando lei, effettivamente, mi aveva raggiunto, non ero riuscito a nascondere la mia sorpresa.
-Ciao.- mi aveva sorriso radiosa, buttando all’indietro quelle ciocche morbidissime.
Aveva un profumo provocante, di fiori e mare… La sua pelle, ambrata, risaltava come un dipinto sotto ai riflettori. -Ciao.- le avevo risposto, annegando nella screziatura verde dei suoi occhi, e rendendomi conto, sbigottito, di poter parlare perfettamente il tedesco.
Per un attimo, li avevo visti come vacui, persi nel vuoto, poi le sue pupille si erano velocemente dilatate, coprendo di nero il blu delle iridi.
Mi aveva stretto le braccia al collo, accostandosi al mio corpo, ridendo vagamente quando la mia potente erezione le aveva premuto contro l’interno della coscia.
Inconsciamente, avevo lanciato un’occhiata in tralice al barista, che era distratto dal numero sempre maggiore di clienti, e non aveva minimamente notato l’accaduto.
Quando avevo riportato i miei occhi su di lei, mi aveva baciato, aprendo le labbra, lasciandosi dominare senza la minima protesta.
-Vieni con me- le avevo mormorato, senza riflettere, seguendo unicamente il mio istinto.
L’avevo presa per mano e condotta verso i bagni, sul lato opposto del locale rispetto al bar, forzando la porta di quello del personale, chiuso a chiave, e tirandola dentro, schiacciandola contro l’uscio non appena si era richiuso.
-Ma come hai fatto?- mi aveva chiesto, riferendosi alla serratura, con voce vagamente sognante.
-Magia.- avevo scherzato, baciandola sul collo. –Ti va di scopare?- le avevo respirato in un orecchio, infilandole una mano dentro il corsetto, incontrando un capezzolo turgido come un bocciolo di rosa.
-Sì.- aveva ansimato lei in risposta, guardandomi con quegli strani occhi cupi –Sì, certo.-
Sogghignando di trionfo, avevo sciolto lentamente i nastri stretti che le racchiudevano i seni, accarezzandola, baciandola con la lingua, dimenticandomi completamente di respirare e rendendomi effettivamente conto di non averne alcun bisogno.
Lei aveva cercato di sbottonarmi la camicia scura con dita tremanti di voglia, ma io gliele avevo prese e spostate direttamente sulla cintura dei miei pantaloni, sorprendendo, remotamente, persino me stesso.
Ad ogni modo non importava, non volevo i preliminari, volevo solo scoparla e farlo al più presto.
Quando mi aveva abbassato la cerniera, avevo fatto lo stesso con i suoi jeans, facendoglieli scivolare a fatica lungo le anche, insieme al tanga fucsia intonato al colore dei suoi capelli.
L’avevo toccata tra le gambe, facendola gemere e contorcere; era pronta, più che pronta, così l’avevo sollevata, senza il minimo sforzo, di qualche centimetro, facendola scivolare lentamente su di me, finchè non ero entrato completamente in lei.     [ Vai a pagina: 3 » ]

di Elettra