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-Deserto! Deserto!- ripeteva, sbuffando. –Non una sola prostituta o un dannatissimo accattone! Come diamine ci procureremo da mangiare? Capisco perché non ci sia un altro straccio di vampiro, qui attorno, voglio dire…- Ogni notte la stessa tiritera. Alla fine, esasperato, avevo imparato a chiudere le orecchie ai suoi rancorosi lamenti, concentrandomi invece su quanto mi circondava, rapito. A pochi passi dalla nostra soffitta si ergeva una chiesa, distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e successivamente ricostruita (come era capitato a molti altri monumenti e palazzi della città), fragile e cadente, ma solo all’apparenza, in quanto all’interno si mostrava più solida del granito.
-Reiko, sono felice che tu condivida la mia stessa passione per i ruderi, ma in questo momento dovresti concentrare la tua attenzione sulla nostra cena, oppure…- era sbucata di nuovo dal nulla la voce sgradevole di Carter, interrompendo il flusso rilassato dei miei pensieri.
Era odioso. Non avevo mai visto una città straniera, prima d’ora, avevo sempre vissuto nella casa in cui ero nato e cresciuto, completamente ignaro del mondo esterno. Questa era, nonostante l’occasione in cui ci trovavamo, per me una vera esperienza, un’emozione indicibile. Dietro di me, in un angolo remoto della soffitta, avevo sentito Carter tossicchiare nervosamente. Ero appoggiato alla finestra, distratto, a rivangare gli ultimi ricordi della notte in cui eravamo fuggiti, rendendomi conto che ormai dovevano essere trascorsi mesi, fissando con lo sguardo vacuo l’ombra del crepuscolo che avanzava lenta e languida sui marciapiedi del Ku’damm, mentre le persone, ridenti o esauste, si affollavano attorno alla scalinata d’ingresso della U-Bahn, la metropolitana berlinese.
-Credevo che stessi leggendo…- avevo mormorato, vagamente seccato, nella sua direzione. La mia gola era notevolmente migliorata, permettendomi di poter sostenere una conversazione di durata media più che decente, ammesso che non avessi alzato troppo il tono della voce.
-Lo sto facendo.- mi aveva risposto lui, criptico, gli occhi comunque inchiodati al suo libro (uno dei tanti che aveva ripescato da un baule polveroso del nostro rifugio).
“Una visione ormai piuttosto tipica” avevo riso tra me e me, senza poter evitare di canzonare la passione per la lettura (e per l’emarginazione) di Carter.
-…Ma i tuoi vaneggiamenti nei miei riguardi mi distraggono.- aveva concluso, a mezza bocca, sempre sottraendosi accuratamente al mio sguardo.
“Carogna” avevo scandito a chiare lettere nella mia mente, più che sicuro che fosse solo QUELLA che ormai stesse leggendo.
Come volevasi dimostrare, i pozzi neri di Carter erano sfrecciati immediatamente ai miei, trapassandoli da parte a parte, furenti.
-Va bene!- aveva esclamato, sbattendo il libro chiuso sul pavimento, prendendomi alla sprovvista. –Muoviti!-
-Come? Adesso?- avevo chiesto, spiazzato.
Dopo accurate ronde delle stradine più nascoste, alla fine eravamo ( o meglio, Carter era) riusciti a scoprire che, durante le ore più tarde, alcuni piccoli criminali e diversi individui sinistri si arrischiavano a uscire dai loro tuguri per dirigersi verso i locali più malfamati, che si trovavano incastonati in una mimetizzazione quasi perfetta, tra le altre case decadenti.
-Non è troppo presto?-
-No. Andiamo.- aveva tagliato corto, infilandosi il suo solito cappotto e andandosi ad aggiustare i capelli, neri come i suoi occhi, al riflesso di un vecchio specchio scheggiato.
-Dove?- lo avevo guardato sospettoso, il mio cappotto sollevato a mezz’aria, mentre il moro raccattava comunque un paio di libri, esaminandoli frettolosamente, e se li ficcava in tasca.
-Fuori.- aveva rollato per tutta risposta gli occhi, afferrandomi una mano e guidandomi verso la finestra. Dopo una breve quanto attenta discesa in verticale, eravamo atterrati in un viottolo che dava direttamente sul Ku’damm, la chiesa bombardata che si stagliava come un monte scuro impenetrabile subito alla nostra destra.
-Si può sapere che ti salta in testa? E’ ancora troppo presto per…-
-Ho deciso di cambiare. Qui non mi piace. Di giorno è troppo caotico, rischiamo di essere scoperti, e la notte è a dir poco ridicolo! Manca completamente di criminali! No, stanotte ci spostiamo. Cambiamo zona.- aveva detto, tutto in un sol colpo. –Non preoccuparti- aveva aggiunto ghignando, vedendo la mia espressione allibita e infuriata -…Ti piacerà dove andremo.-
-Carter!- lo avevo fermato, incredulo, ignorando la vaga puntura alla gola. -…Spero che tu stia scherzando! Non possiamo andare ad arrampicarci su qualche monte, te ne rendi conto? Finché saremo in mezzo a una folla, saremo al sicuro! Io non…-
-Ti sbagli! Se vogliono trovarci, lo faranno comunque, folla o meno, mentre per noi sarà un vantaggio avere meno rompiscatole attorno… Senza contare che non rischieremo di coinvolgere gente innocente, o vuoi dire che non ci avevi pensato, mio eroico Giustiziere?- aveva cantilenato ironico, ringhiando l’ultima parte della sentenza.
Mio malgrado, ero arrossito (e non solo di rabbia), anche se non ero propriamente d’accordo con la totalità del suo discorso.
-Carter…- avevo scosso negativamente la testa, ma lui mi aveva zittito con un gesto brusco, rabbuiandosi a una velocità che aveva dell’incredibile.
-Sei TU che ci hai ficcati in questo casino, Reiko, quindi vedi almeno di CHIUDERE IL BECCO,CHIARO?! Questa è la MIA decisione, e se vuoi avere una minima possibilità di salvarti le chiappe, sarà meglio che tu la segua! Mi hai capito bene o ti è sfuggito qualche concetto?- aveva ruggito, trafiggendomi con aria omicida.
Ero rimasto ammutolito per almeno cinque minuti a fissarlo iroso, prima di dargli una risposta, e non certo perché mi mancassero le urla. Tuttavia non potevo contrastarlo, davvero non potevo, perché se ci fossimo divisi adesso, in un momento così cupo, sarebbe stata la fine, probabilmente di entrambi. Carter si credeva tanto furbo, ma era dannatamente irresponsabile e impulsivo, e nonostante conoscessi meno di lui il mondo dei vampiri, sapevo che avrebbe finito con il compiere un passo falso. Senza contare che mi stava nascondendo qualche suo oscuro segreto… E non avrei certo mollato prima di scoprirlo.
-Va bene!- avevo annuito infine, ma facendolo risuonare quasi come un rifiuto.
Carter aveva mantenuto il suo cipiglio per qualche secondo ancora, poi aveva annuito a sua volta, scattando in avanti e guidandomi verso il lato del Ku’damm opposto alla chiesa.
-Dove stiamo andando, nel nuovo nascondiglio?- gli avevo domandato inquisitorio, fissandolo con un certo sospetto. Volevo proprio vedere dove saremmo andati a finire…
-Non ancora.- aveva sorriso gelido il vampiro, fermando i suoi passi davanti a un edificio, guardando sornione nella mia direzione. -…Prima dobbiamo NUTRIRCI.-
Allarmato, avevo spostato il mio sguardo da lui al palazzo, notando all’improvviso l’orribile insegna luminosa simile a quella di un vecchio cinema e il neon azzurrino tremolante che incorniciava il nome del locale: Kummer.
Oh, merda.
di Elettra
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