[ Vai a pagina: 1 » ]     -Ora zitto. Sono animali a sangue freddo, quindi se non farai casino non si accorgeranno nemmeno della tua presenza.- mi aveva “tranquillizzato”, con un mezzo sorriso.
-Ci stai paragonando a delle vipere, per caso?- avevo sussurrato, tra lo scherzoso e il terrorizzato, non potendo però fare a meno di notare come in effetti i rettili, che erano tutti tornati al loro tranquillo riposo, sembrassero ignari della nostra presenza.
-No, solo Jesse.- aveva ghignato con sadismo Carter, facendomi ridacchiare, mio malgrado.
“Scherzi a parte” aveva continuato parlando nella mente per non turbare oltre il sonno dei nostri conviventi “questa per noi è una sistemazione congeniale.” I suoi occhi scuri ardevano come braci nel buio. “Nessun essere umano oserà aprire questa cassa durante il viaggio, e loro saranno un’ottima fonte di nutrimento per noi, serviranno alla nostra sopravvivenza.”
Lo avevo fissato indietro, annuendo inconsciamente alle sue parole.
“…Non è la prima volta che lo fai, non è vero?” gli avevo sorriso infine, alzando un sopracciglio.
Carter aveva preso un’espressione furbescamente enigmatica, battendo lentamente le palpebre, poi mi aveva guardato di nuovo, in quel suo strano modo penetrante, la sua anima un groviglio imperscrutabile di emozioni. Avevo distolto le mie iridi brunastre dalle sue, spostando la mia attenzione a un foro particolarmente interessante che si trovava in linea d’aria col mio naso. Non mi piaceva, quando lo faceva, quando si chiudeva in quel modo e mi nascondeva i suoi pensieri. Mi imbarazzava, ma, soprattutto, mi faceva imbestialire.
“Cos’era quella cosa?” la domanda era rimbalzata sulle pareti della mia scatola cranica come un’eco ossessiva.
“Quale?” mi aveva domandato di rimando, la barriera emotiva ancora alta e intatta.
“Quella che ti ha detto Trevor nell’orecchio. Non era solo un’insinuazione, vero? Ho visto come ti ha guardato, tu lo conosci…”
“No.”
“Sì, invece. Perché vuoi ment…”
“Non è importante, Reiko. Non è niente.” mi aveva interrotto, brusco.
“Bugiardo.” adesso il mio sguardo era di nuovo fisso su di lui, più attento che mai.
Carter era rimasto muto, ignorando, o sforzandosi di farlo, il mio ultimo commento.
“Hai fatto qualcosa a Trevor? Riguarda Jesse, vero?” lo avevo incalzato. Ricordavo chiaramente l’espressione furente sul volto di quella piccola serpe, la sua reazione a quel rapido scambio di parole.
“No.”
“Carter! Le menzogne possono costarci caro in un momento come questo!”
Ma Carter non aveva aperto bocca. Si era voltato su un fianco, dandomi la schiena, escludendomi completamente. Furibondo, avevo spinto la mia empatia dentro di lui, cercando di cavargli a forza quell’informazione dalla testa, ma non era servito a nulla: la sua barriera si era solo rafforzata, un muro oscuro e gelido che mi impediva di percepire ogni minima emozione.
“Sei uno stupido.” gli avevo inviato, dandogli le spalle a mia volta con tutta la ferocia di cui ero capace, sperando con tutto il cuore di dargli il maggior fastidio possibile.
La nostra cassa era stata trasportata senza alcun problema o allarme all’interno del cargo. Una volta scaricati e fuggiti, avevamo cambiato più e più volte mezzo e destinazione, seguendo i fantasiosi e sempre più assurdi piani di Carter, che, alla fine, ci avevano condotto illesi in Europa. A quanto pareva, l’Europa costituiva per noi un rifugio ideale. Nonostante l’antichità del suo popolo infatti, senza contare la sua estensione, non presentava effettivamente (a quanto diceva Carter) una vasta popolazione di vampiri. La maggior parte dei presenti infatti, era rappresentata da reietti in fuga come noi o da giovani neo-nati, che si divertivano a sfruttare i loro doni oscuri girando incautamente per il mondo. Tuttavia, e questo non era affatto da sottovalutare, facevano parte del numero anche alcuni tra i più anziani e potenti nightcreepers tuttora viventi, individui che avevano visto il trascorrere dei secoli, che avevano preso parte a scontri, guerre e persino crociate, a cui facevano capo le origini della nostra (e questa parola mi dava una certa repulsione) razza.
-Quelli sono gli esseri da cui dovremo guardarci maggiormente.- mi aveva spiegato una volta, durante una delle lunghe trasferte. -… Con il passare del tempo, tendiamo ad evolverci. I nostri poteri sovrannaturali si accrescono, e, alla fine, prendono il sopravvento. Molti di loro hanno attraversato così tante epoche, assistito a così tanti cambiamenti, che non hanno più in loro molto di umano, se non vagamente le sembianze fisiche. Le loro capacità sono incredibili, immense, ma altrettanto lo è la loro inumanità.- A queste parole, avevo trattenuto un brivido a stento, non potendo evitare di pensare che anche io, anche Carter, saremmo finiti in quel modo, prede della nostra stessa bestialità, se fossimo vissuti tanto a lungo.
In questo modo, dopo innumerevoli spostamenti, eravamo giunti al nostro attuale nascondiglio, una soffitta abbandonata e piena di ciarpame, tetra, lurida e infima, dove nessun essere che si potesse definire umano vi aveva messo piede da almeno una ventina d’anni.
-Superstizione.- aveva ridacchiato Carter, leggendo evidentemente nella mente dei proprietari, che si erano preoccupati di sbarrarne ogni possibile accesso dall’esterno con travi e aste di ferro. L’unica via agibile era una finestra sprangata che Carter aveva sfondato la notte del nostro arrivo, strisciando con l’agilità di una lucertola tra i piani delle altre case in uno stile, nonostante tutto, invidiabile. Questo, perlomeno, spiegava come mai fossimo stati tanto fortunati da trovare un luogo facilmente abitabile su una delle strade principali dell’(ex) lato ovest di Berlino. Il Ku’damm era una strada dalla lunghezza infinita, come il sentiero d’oro che conduceva al mago di Oz, ricca di negozi, abitazioni, ristoranti, alberghi e locali di vario genere. Era una bella zona : di giorno trafficata e risonante del viavai delle persone, tra le quali si mischiavano numerosi turisti dalle etnie più diverse (così almeno ero riuscito a spiare alcune volte da dietro le nostre oscure finestre, prima che il sonno mortale dei vampiri mi prendesse), mentre di notte, soprattutto durante la settimana, si svuotava, lasciando gli ampi viali praticamente deserti al vagabondare mio e di Carter, in una pacifica quiete. Carter ovviamente non trovava tutto questo affascinante come me.     [ Vai a pagina: 3 » ]

di Elettra