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[ Vai a pagina: 2 » ] Carter, sorprendentemente, non aveva battuto ciglio. Era la prima volta che li vedevo insieme, uno di fronte all’altro, che si davano battaglia.
A causa mia.
Nel frattempo, Jesse aveva fatto il suo ingresso nella luce, rivelando i suoi occhi di colore diverso, uno azzurro e l’altro violetto : su quest’ultimo spiccava ancora, anche se molto più lieve e non più slabbrata, la cicatrice che si era procurato lanciandosi da un palazzo per sfuggirmi.
- Si può sapere che cazzo passa per quella tua testa vuota?- aveva continuato l’armadio, avanzando su Carter come un toro infuriato, piantandosi a pochi centimetri dal suo naso.
Di nuovo, Carter non lo aveva degnato di una risposta, restando fermo a fissarlo impassibile.
Avete fatto un casino- si era intromesso Jesse, aggirandomi con uno sguardo di disprezzo e andando a posizionarsi al fianco del suo amante.
- Tu…- aveva corrucciato la fronte rivolgendosi a Carter -… Lo hai trasformato! Un ammazzavampiri! Ma a che diavolo stavi pensando? A meno che…- aveva abbassato maliziosamente le palpebre -… Non stessi seguendo il cavallo dei tuoi pantaloni.- aveva ammiccato in maniera oscena, facendomi accapponare la pelle e rivoltare lo stomaco.
Carter aveva soffiato dal naso, un ghigno di compatimento stampato su tutta la sua faccia.
- E tu…- aveva proseguito il biondo, mettendomi nel centro del suo mirino -…Sei patetico! Ci avevi promesso la sua testa! E cosa hai fatto? Ti sei fatto uccidere! Stupido! E dimmi, cosa credevi di fare, diventando un vampiro? Di potertene andare tranquillamente a spasso a impalare altri della tua stessa razza?-aveva scosso più volte la testa, gesticolando in maniera teatrale.
Jesse, sei un povero idiota.- aveva commentato Carter, lo spregio chiaro e limpido nella sua voce.
Jesse lo aveva guardato tra l’incredulo e l’inferocito, prima di sibilare minaccioso come una vipera e fare due passi nella sua direzione.
- Fermo- lo aveva placcato senza nemmeno troppa convinzione Trevor, pur sapendo che Carter, se lo avesse avuto a tiro, ne avrebbe fatto polpette.
- Bravo, tieni quella tua lingua infida chiusa tra i denti.- aveva ringhiato quest’ultimo di rimando, mettendosi al mio fianco, lanciandomi una strana occhiata di sottecchi.
Qualcosa non andava, ma con tutte le emozioni che turbinavano in lui, era piuttosto difficile capire di che cosa si trattasse.
- Carter, stai zitto, hai già combinato abbastanza guai.- Trevor gli aveva piantato le sue innaturali pupille addosso, fissandolo a lungo in silenzio.
Carter aveva risposto allo sguardo, alzando il mento con aria di sfida, e così erano rimasti per almeno cinque minuti, mentre Jesse li guardava contorcendosi come un verme, irritato in maniera evidente dalla situazione.
- Non metterti sulla mia strada, Trevor- aveva detto infine il mio compagno, prendendo la sua aria minacciosa peggiore.
Trevor aveva ridacchiato in modo spregevole, abbassando gli occhi per due secondi al pavimento, prima di riportarli, deridenti, su di noi.
- Non puoi sfuggirmi, lo sai. Nessuno di voi due può. Il tuo “amichetto”, qui, mi aveva fatto una promessa, ma a quanto pare non l’ha mantenuta. Non solo, ma non ha nemmeno fatto in modo di consegnarmi la sua testa come era nei patti, quindi… Credo proprio di avere un conto aperto con lui… - aveva sorriso truce, occhieggiandomi in maniera sconcertante.
- Trevor…- aveva iniziato Carter, ma Jesse, stanco della poca considerazione che il suo amante gli stava rivolgendo, lo aveva interrotto a metà della frase, soffiando:
Non ci provare nemmeno, punkettaro.- aveva digrignato i denti, facendo vagamente schioccare la lingua.-…Il tuo “fidanzato” ci ha preso per il culo… Quindi adesso la pagherà.- aveva voltato due iridi fosche su di me, facendomi deglutire dolorosamente.
- Jesse, lascia che parli io. – aveva grugnito secco l’alto vampiro dal fondo, irritato dalla arroganza di quel nanerottolo bastardo.
- Trevor, Reiko non è affar tuo. Se è venuto da te, è stato solo per rintracciarmi: l’unico conto aperto, qui, è quello fra noi due.- aveva indicato Carter, con un cenno del capo nella mia direzione.
Per tutta risposta, l’armadio scuro si era mosso minaccioso, andandosi a piantare a pochi millimetri dalla sua faccia bianca, sbuffando aria dalle narici come un toro.
- Oh, e invece sai perfettamente che è anche affare mio…- aveva grugnito, riducendo la voce ad un roco sussurro, le cupe pupille in quelle buie del mio creatore.
Trevor aveva vagamente abbassato le palpebre, assumendo un’espressione bizzarra.
Sai cosa intendo.- si era morso leggermente il labbro inferiore, in una tragica parodia di innocenza, quindi si era sporto languidamente verso l’orecchio destro di Carter, dove aveva mormorato:
- …Mi hai battuto sul tempo, complimenti. Hai ancora un ottimo gusto.-
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di Elettra
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