[ Vai a pagina: 2 » ]     Tuttavia, il suo cuore era chiuso. Non potevo leggere niente.
- Sei un reietto.- aveva detto infine, rompendo la trance in cui eravamo caduti. –Lo capisci questo? Ormai non appartieni più a nessuno dei due mondi, né a questo, né a quello umano.- Avevo chiuso le palpebre, distrutto, annuendo vagamente. Avevo fatto un casino, un casino immane. Ovunque andassi, dovresti sempre guardarti le spalle. Non avresti più pace.-
Di nuovo, avevo annuito, respirando con forza attraverso il naso: il dolore si stava accentuando, e non solo dove ero stato ferito.
- Quindi, non c’è che una cosa da fare…- aveva sussurrato quasi tristemente, fissandomi con aria indecifrabile ma decisa.
Avevo sbarrato gli occhi, sollevandomi di scatto dal suolo, afferrando Carter per il bavero del suo cappotto, piantandogli le mie pupille brunastre nelle sue, tra il minaccioso e l’inquisitorio.
Lui mi aveva osservato indietro senza battere ciglio, quindi, lentamente e senza sforzo apparente, aveva staccato le mie dita artigliate al suo cappotto e le aveva ripiegate al suolo come due fuscelli.
“Carter…”
- Zitto. Non c’è più molto tempo, ormai saranno vicini.-
Ero rimasto a guardarlo impietrito, non credendo a quello che stava accadendo. Stava per uccidermi di nuovo? Era questa la mia fine?
Sotto il mio sguardo attonito, Carter si era portato il polso alle labbra, incidendosi la vena, poi me l’aveva porta, risvegliando i miei sensi sovrannaturali come una doccia gelata. Doveva essersi appena nutrito, a differenza di me, che non lo facevo da giorni: l’odore del sangue umano rubato che scorreva dentro di lui era pungente e penetrante, fresco…
Senza nemmeno comprendere i miei movimenti, avevo chiuso le mie labbra su di lui, succhiando tutto quello che aveva da offrirmi.
Carter aveva mandato un vago gemito, annegando nell’estasi.
Aveva parlato, e le sue parole mi erano giunte attutite, come attraverso una cortina di nebbia : Non potevi andare molto lontano nelle tue condizioni… Questo dovrebbe aiutarti.- aveva sospirato, giocherellando distrattamente con i miei capelli.
“Credevo volessi uccidermi…” avevo alzato un sopracciglio eloquente, guardandolo di sbieco per un secondo.
Non essere ridicolo.- aveva ridacchiato, ansimando leggermente. Lo stavo indebolendo, stavo prendendo troppo da lui.
Avevo ritratto le zanne, mormorando di compiacimento : il sangue si era diffuso rapidamente nel mio corpo diaccio, riscaldandolo, concentrandosi dove il dolore pulsava con maggior forza, sulla gola.
Le ossa e la cartilagine si erano miracolosamente riposizionate, liberandomi le vie respiratorie in modo confortante.
- Incredibile- avevo sussurrato, sorpreso al suono della mia stessa voce, mentre un leggero bruciore mi si propagava ancora nella trachea.
Il sangue, il nutrimento, velocizzano le nostre capacità curative, specie se donato da un non morto più potente.- aveva ghignato leggermente, in un minuto di autocompiacimento. –Tuttavia, te ne occorrerà di tempo, per guarire.-
Già…- avevo annuito, pensando distrattamente all’occhio sfregiato di Jesse.
Adesso, dobbiamo andare.- aveva annunciato, alzandosi con leggero sforzo in piedi.
- Cosa? Dove?- avevo domandato confuso.
- Zitto, risparmia la voce. Solo perché hai preso il sangue non significa affatto che tu sia guarito- mi aveva toccato significativamente il pomo d’adamo, facendomi trasalire per il dolore.
- Ma dove…-
- Ssh. Ascolta: tutta la comunità dei Nightcreepers è sulle tue tracce da diversi giorni, ormai. Non possiamo restare qui, né tu, che sei colpevole di aver commesso il crimine peggiore del nostro mondo, né io, che ti ho reso dei nostri, e che avrei dovuto vigilare sul tuo comportamento.-
- E allora dove…-
- Via. Lontano da qui, tanto per cominciare e…- si era zittito di colpo, voltando di scatto la testa, come se avesse sentito improvvisamente un rumore lontano.
- Dannazione.- aveva scoperto i denti in un ringhio silenzioso.
D’un tratto, l’avevo avvertita anche io : una presenza, no, non una, due, in avvicinamento. Andiamo- aveva ordinato Carter, voltandosi per andarsene, ma due occhi rossi e maligni erano spuntati alle sue spalle, impedendogli il cammino. Il moro era rimasto impietrito per mezzo secondo, fissando con distacco l’ombra scura che si trovava di fronte a lui.
- Levati di mezzo.- aveva quindi sibilato, stringendo gli occhi in due fessure scure inceneritici. La figura aveva soffiato rabbiosa in risposta, mentre dietro di lei si erano manifestati altri due luminosi puntini vermigli, più in alto di almeno mezzo metro.
- Toglierci di mezzo?- aveva tuonato il losco individuo -… Io non credo proprio.- Il sangue che avevo preso da Carter mi si era agghiacciato all’istante nei vasi : quel boato ostile mi era ben noto, era la voce di…
- Trevor- aveva mugugnato Carter, precedendo il mio pensiero.
L’alto vampiro era uscito sotto la luce del lampione in tutta la su bruttezza, e forse era anche peggio dell’ultima volta che lo avevo visto, quando gli avevo promesso la testa di Carter (o la mia, in caso di fallimento).
- Che cazzo hai fatto?- aveva ruggito il mostro in questione, in direzione del mio compagno, lampeggiando dalle iridi color cremisi.     [ Vai a pagina: 3 » ]

di Elettra