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Mi risvegliai nel mio letto. Non so quanto tempo possa essere passato,ma fuori dalla finestra era di nuovo buio. Mamma era davanti a me, su una sedia, con le lacrime agli occhi. La guardai, ancora non del tutto lucida.
Fece per aprire la bocca, ma la richiuse subito, come se non trovasse le parole necessarie. Alla fine parlò.
“Evelyn...come stai?”
La sua voce tradiva una certa preoccupazione.
“Che...che è successo?” riuscii appena a mormorare, anche se dentro di me sapevo già la risposta.
“Dove ti hanno portata? Ti hanno fatto male? Ti prego, dimmelo!”
Ci misi qualche secondo per fare mente locale e comprendere quello che mia madre stava dicendo.
“Stanotte ho sentito dei rumori e tu non c’eri più. Ti ha ritrovato la polizia davanti alla chiesa, dopo che abbiamo dato l’allarme. Che ti hanno fatto?”
Iniziai a capire. Pensava che fossi stata rapita e decisi che mi conveniva sostenere questa versione.
“Sto bene... non mi hanno fatto niente, mamma. Davvero.”
“Ti hanno... insomma...”
Intesi quello che voleva dire e sperai che non terminasse la frase. Mi affrettai a risponderle che non era successo niente, che non mi avevano fatto niente di quello che intendeva lei.
“Buon Dio!” Iniziò a piangere. “La polizia vuole interrogarti. Non so quando verranno, probabilmente in giornata... te la senti di spiegare loro tutto?”
“Non so chi fossero, non li ho mai visti in faccia. Mi hanno... come si dice... narcotizzata.”
Meno particolari tiravo fuori e meglio era, mi convenne dire così, che non sapevo niente. E lo stesso avrei detto alla polizia.”
Mamma iniziò a piangere. Sembrava essere più scioccata di me.
E perché io avrei dovuto esserlo? In fondo avevo solo ucciso due persone e un gatto randagio, l’avevo fatto per nutrirmi, per placare la mia sete di sangue (dentro di me mi era piaciuto un casino!)
Decisi di sostenere sempre la stessa versione, quella del rapimento. Delle persone, tutte mascherate, erano entrate, non so come, in casa e mi avevano narcotizzato. Dopodiché mi ero ritrovata nel mio letto. Fine della storia.
Questo raccontai all’ispettore Murray, quando venne.
“E degli omicidi?” mi chiese.
Feci finta di non sapere nulla.
“Sono stare uccise due persone nella chiesa. Che mi sai dire di questo?”
Ripetei che non sapevo niente degli omicidi,che mi avevano presa e mi ero risvegliata nel mio letto, nient’altro.
Murray bisbigliò qualcosa nell’orecchio dell’altro uomo che era con lui, un certo Harris, che passò gli occhi su tutta la stanza. Si avvicinò per fissare il poster dei Dream Theater e i vari quadretti degli Iron e dei Manowar. Squadrò anche tutti i soprammobili, il teschio agghindato da clown e quello da indiano. Fece una faccia disgustata.
“Hai un gusto un po’ particolare, eh piccola!”
Mi sforzai di sorridere.
Murray mi disse che non sarebbe finita qui, che avrebbero trovato i miei rapitori, che sarebbero andati fino in fondo, eccetera eccetera, dopodiché se ne andarono.
Sapevo che non mi avevano creduto, glielo leggevo in faccia, a quel Murray.
Perché degli uomini mi avrebbero presa, narcotizzata e rilasciata davanti ad una chiesa dopo neppure due ore?
E inoltre come erano entrati? La porta non era stata scassinata. Potevano essersi arrampicati con una corda su per la finestra, peccato che, come tutte le finestre del mondo, fosse chiusa dall’interno e non c’erano segni di scasso.
No, non reggeva.
Tutta la sicurezza che avevo prima iniziò a crollare. Fui sicura che quei due sospettassero di me e non aspettassero altro che farmi cedere.
Sarebbero tornati per farmi ancora domande su domande, sarebbero iniziate le ricerche e non avrebbero mai trovato né il movente, né l’arma del delitto.
Forse sarebbero arrivati alla conclusione che era stata una profanazione della chiesa da parte di qualche setta, visto il calice insanguinato. E se sul calice avessero trovato la mia saliva avrebbero detto che me l’avevano fatto bere a forza, nonostante fossi priva di sensi. Si, era una specie di rito satanico.
Sempre che non sospettassero di me...
Quella che mi assalì fu una nuova, inaspettata, voglia di sangue, ma non solo. Era un desiderio di sperimentare di nuovo i poteri che mi erano stati dati, quel senso di eccitazione e di piacere che mi dava il sangue. Questo ero diventata.
E in più la voglia di rivedere Van. Aveva detto che solo un ultimo ostacolo ci separava, che abbattuto quello ci saremmo riuniti per l’eternità.
Sapevo benissimo qual’era.
Era difficile ma lui mi avrebbe aiutato.
Ma non avevo voglia di pensarci ora,quindi mi diedi al mio metodo di rilassamento preferito: la musica.
E chissà come mai furono proprio gli Iron Maiden che ebbi voglia di sentire...
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di Cagliostro
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