[ Torna a pagina: 1 » ]     -Niente affatto.- mi aveva smentito una sera il moro, con il naso aquilino infilato tra le pagine incartapecorite di un racconto di Lovecraft. Vivere con lui mi aveva permesso di scoprire alcuni lati nascosti del suo carattere: per esempio, leggeva molto, una cosa su cui non avrei mai puntato un singolo penny, prima.
-Ah, no?- avevo ribattuto distrattamente, mentre scarabocchiavo un ritratto di donna su un foglio con una matita. Mi mancava dipingere. Forse avrei potuto convincere Carter a trasportare nel tumulo un cavalletto e qualche pennello. In fondo, la maggior parte degli oggetti che si trovavano lì erano suoi, e quella era pur sempre anche “casa” mia, adesso.
-No.- aveva concluso lapidario, senza aggiungere altro.
Lo avevo osservato di sottecchi per qualche momento, decidendo infine di ignorarlo, continuando a ripassare le linee sul mio pezzo di carta.
-Non ti sopporto.- avevo mormorato senza volerlo alla fine, stringendo con rabbia il lapis nel pugno, facendolo scricchiolare pericolosamente sotto le mie robuste dita.
Carter aveva alzato un sopracciglio tra lo sorpreso e il divertito nella mia direzione, continuando comunque a voltare le pagine del suo libro.
-Devi sempre fare il misterioso. Perché? Cosa c’è da nascondere, vuoi dirmelo? Mi fai impazzire, vuoi sapere sempre tutto e non racconti mai niente!- ero sbottato, lanciando la matita in terra e uscendo infuriato dalla cripta. Avevo compiuto qualche passo rapido, fermandomi di fronte a una lapide con l’effige di un angelo dai capelli lunghi e ondulati in posizione remissiva di penitenza. Era un disastro. Andava tutto per il verso sbagliato. Ero morto. I miei genitori avevano perso entrambi i figli nel giro dello stesso anno. Non li avevo più visti dalla morte di mio fratello, e neppure dopo la mia ero tornato a cercarli, sapendo per certo che il solo rivederli mi avrebbe scaricato una fucilata nel petto. Io stesso, pur essendo sospeso in una specie di universo tra la vita e la non-vita, mi ero trasformato in un mostro assassino della peggior specie, e andavo avanti senza il minimo scopo. Dovevo restare nascosto. Non potevo cercare il killer di Noel. Tutto ciò che mi era permesso era di continuare a fingere, notte dopo notte, di avere ancora una qualche parvenza di esistenza, dormendo, mangiando, vagando in silenzio per un mondo che non mi apparteneva più, senza che nessuno fosse lì ad aiutarmi, a spiegarmi, ad ascoltarmi.
Non ero più niente.
-Sei davvero melodrammatico a volte.- mi aveva colto Carter alla sprovvista. Doveva avermi seguito fuori dal sepolcro.
-Lasciami in pace!- avevo ringhiato, facendo per andarmene, ma lui mi aveva trattenuto per un braccio.
-Reiko- mi aveva chiamato –Lo so che è difficile, ma questa è la situazione attuale.- aveva cercato di spiegarmi, riuscendo solo a farmi irritare ulteriormente.
-Tante grazie!- avevo ironizzato, strappandomi a forza dalla sua stretta, allontanandomi di qualche passo.
-Io… Mi dispiace!- aveva detto a voce più alta, facendomi bloccare a metà di un passo. Mi ero voltato verso di lui incredulo, non credendo a quello che sentivo: non era nella personalità di Carter venire a chiedere perdono.
-So di non essere stato sincero, con te, di averti nascosto il mio passato, ma… Non è facile. Non ne ho mai parlato con nessuno, e anche adesso…- aveva lasciato la frase in sospeso, senza completarla, abbassando i suoi occhi profondissimi al terreno ricoperto dal ghiaccio e dalla neve.
-Carter, così non va bene. Lo sai, questo?- gli avevo fatto notare, avvertendo tuttavia la sua confusione, tornando ad avvicinarmi a lui.     [ Vai a pagina: 3 » ]

di Elettra