Quando avevo riaperto gli occhi, mi ero guardato attorno confuso, incapace di ricordare dove mi trovassi, poi avevo sentito il rassicurante odore orientale del muschio invadermi le narici, e mi erano tornati alla mente gli avvenimenti della notte precedente.
Ero un vampiro, mi ero risvegliato, ed avevo passato la mia prima mattina nel sepolcro accanto a quello di Carter.
Carter.
Ancora avevo nelle orecchie e nella mente la litigata (e la rabbia) di poche ore prima. Si era comportato come suo solito, da vero stronzo smargiasso, poi aveva cercato di farsi perdonare, come un bambino che chiedeva scusa dopo aver rotto il terzo vaso consecutivo giocando con una palla da calcio. Recidivo e testardo, impulsivo e arrogante, ma sempre pieno di rimorso, anche quando ormai era troppo tardi.
Stupido.
D’altro canto, l’ultimo argomento che avevamo toccato nella nostra conversazione mi aveva lasciato una strana apprensione addosso : avevo visto quella luce strana nei suoi occhi, e quella confusione, dentro di lui, quando gli avevo fatto QUELLA domanda.
Che cosa poteva averlo tanto turbato? Forse chi l’aveva fatto era stato un mostro nei suoi confronti… O era stato trasformato per puro caso… Magari non aveva idea di chi fosse, oppure era qualcuno con cui non aveva più rapporti. O, più probabilmente, come già avevo considerato, era morto.
Ucciso da me? Difficile dirlo… Tuttavia, nella mia –non poi tanto lunga- carriera da Giustiziere, non avevo mai incrociato le armi con dei nightcreepers molto potenti, non quanto lui o Trevor, almeno.
Era tutto molto strano, sbagliato… Era chiaro che mi stava nascondendo qualcosa, e che non me ne avrebbe parlato finché non si sarebbe deciso a fidarsi completamente di me.
Potevo capirlo, in fondo non ci conoscevamo assolutamente, anche se non trovavo equo il fatto che, mentre lui era al corrente di ogni mio segreto più recondito, grazie alle sue doti, io invece brancolavo come un cieco nel buio. Avevo corrugato la fronte, imbronciandomi, sentendomi ancora una volta intrappolato contro la mia volontà.
Da quando questa storia era iniziata, contrariamente alle mie aspettative, non avevo mai condotto il gioco.
Avevo sempre finito con il ritrovarmi in balia del mio destino per gli atti o le decisioni di qualcun altro, e questo mi faceva impazzire. Avevo sospirato, voltandomi su un fianco con qualche difficoltà, trascinando buona parte delle lenzuola di velluto con me.
“Dannazione…”
Ero stanco di quel circolo vizioso. Dovevo assolutamente saperne di più, portare a galla qualche verità… A cominciare dall’assassino di mio fratello. Chissà, magari trovandone una, avrei risolto anche l’altra… Oppure le cose si sarebbero, come già era successo, complicate. Chi poteva dirlo?
“Merda…”
Di colpo, il mio pensiero era tornato alla figura vergognosa che avevo fatto in auto.
-Verginello!- mi aveva schernito Carter.
Maledizione a lui e alla sua capacità di leggere il pensiero! Ma chi si credeva di essere? Certo, il grande playboy della città, a cui tutte le fotomodelle cadevano ai piedi! Ha! Che andasse a farsi fottere!
Ancora sentivo l’umiliazione… Che vergogna, non avevo di sicuro scelto io di ritrovarmi in quella condizione. Oh, ma che diavolo andavo pensando? Era solo uno stronzo. Il tipico sbruffone che si sentiva il re del mondo solo perché aveva i capelli decolorati e il piercing sulla lingua (va bene, lui ce l’aveva sul labbro, ma il concetto era sempre lo stesso)!
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di Elettra