|
|
[ « Torna a pag. 2 ] -Come?- avevo spalancato gli occhi, basito.
Carter aveva sghignazzato, beato come il coniglio pasquale.
-Ti ho fatto io, no? Qualcosa dovrà pur significare...-
-Allora è per questo che riesco ancora a... Come dire...-
-Leggermi dentro? Sì, quasi sicuramente. Voglio dire, non aspettarti di sentire granché negli altri come noi, a parte naturalmente la loro presenza. Quella sarà una sensazione costante.- mi aveva spiegato, svoltando bruscamente in una rotonda verso la corsia di immissione in tangenziale.
-Ah...- avevo scosso affermativamente la testa, tornando a girare pensosamente lo sguardo alla mia destra.
-Chiedimelo.- aveva detto Carter all'improvviso, riscuotendomi dallo stato di trance in cui ero momentaneamente piombato.
-Che cosa?- avevo domandato, confuso. Avevo così tanti quesiti, nella mia mente, che non avevo la minima idea di quale stesse parlando.
-Oh, lo sai. Lo vedo chiarissimo nella tua testa!- aveva riso in modo sguaiato, come uno scaricatore di porto. - ...Chiedimi del SESSO!- aveva ammiccato, dandomi una specie di gomitata d'intesa dritta nel fianco.
-Del... Scusami, del SESSO?- avevo ripetuto come un ritardato, e sentendomi in effetti come tale.
-Oh, Cristo, Reiko, ma dove hai vissuto, in un convento, finora? Spero sia colpa dei libri scadenti che hai letto su di noi...- aveva rollato gli occhi Carter, incredulo.
-Ma che cazzo ne posso saper... Scusa, ma che ne sai di quello che leggo? Oh mio Dio, non me lo dire...- avevo alzato le mani nell'aria, per non sentire.
-Cos'è, ti sei dimenticato del fatto che ti pedinavo? Ti ho osservato tanto a lungo da poter dire di conoscerti come il fondo delle mie tasche. Immaginati poi la mia sorpresa quando, frugandoti in testa, ho scoperto che eri ancora...-
-COSA HAI FATTO???- avevo urlato, rischiando di far mandare in testa-coda la jeep.
Carter era bordeaux dalle risate, un colore molto simile a quello della mia faccia, anche se per un motivo totalmente differente.
-Non ridere, razza di stronzo, non provarci neanche! E comunque non sai proprio un bel NIENTE di me e della mia vita, ok? E non volevo assolutamente chiederti di... QUELLO. Pervertito.- avevo sbuffato, come un rinoceronte pronto alla carica.
-Ooh, D'accordo verginello.- mi aveva sfottuto indietro, guardandomi di traverso di sottecchi.
Lo avevo guardato allibito, mentre sentivo con orrore che le mie guance diventavano cianotiche per la vergogna.
Brutto bastardo.
Eravamo rimasti muti come due tombe, mentre il magro bastardo continuava a guidare, uscendo dalla tangenziale e prendendo una strada sterrata che si inerpicava aspramente in verticale, sulla cima della montagna in cui si trovava il cimitero di St-James-Fuori-le-mura.
Avevo serrato i pugni ben stretti contro lo stomaco, maledicendolo in continuazione nel mio cervello, sperando che lo captasse.
Non era tanto la rabbia, quanto la feroce umiliazione che mi ardeva l'anima, facendomi bruciare lo stomaco.
Non lo avevo mai detto a nessuno, nemmeno Noel lo aveva mai saputo, anche se, sicuramente, doveva averlo intuito.
Che stronzo.
Carter mi aveva lanciato un altro sguardo, che io avevo ignorato apertamente.
Alla fine, giusto mentre stavamo finalmente raggiungendo e oltrepassando il villaggio di St-James, aveva mormorato un mezzo:
-Mi dispiace.- in tono fioco.
-Eh, direi!- avevo borbottato, senza nemmeno guardarlo.
Era un po' meno stronzo, ma lo era lo stesso.
Un paio di curve dopo, eravamo fermi di fronte al cadente cancello del camposanto.
-Eccoci qua.- aveva annunciato il mezzo stronzo come uno stupido, cercando in modo evidente di rompere il ghiaccio.
-Hm.- era tutto quello che aveva ottenuto, intanto che la Land procedeva traballante tra le sterpi e i cumuli di pietre verso la cripta.
La NOSTRA cripta. La MIA.
-Fa uno strano effetto, vero?- aveva commentato mieloso Carter, spegnendo i fari e il motore, non potendo proprio evitare di ficcare il naso nel pensiero degli altri.
-Senti, fammi un favore, PIANTALA, ok? Sei più simpatico da stronzo, davvero!- lo avevo aggredito, sganciando con poca grazia la cintura e saltando fuori dallo sportello avanzando a larghe falcate verso l'entrata.
Avevo lanciato un'occhiata distratta alla statua dell'uomo penitente, con in mano i resti del rosario di metallo divelto, senza poter evitare di considerare che era proprio qui che era iniziato tutto. Era qui che ero stato ferito.
Carter aveva armeggiato qualche istante intorno alla macchina, chiudendola, raggiungendomi poi sulla porta.
-Scusa- gli avevo chiesto, sbigottito- La lasci così in bella vista in mezzo al niente? E se poi durante il giorno qualcuno la...-
-Non la vedrà nessuno. E' sicuro qui, non preoccuparti. Non dormirei mai in un posto che non lo fosse.- aveva risposto, mettendo la mano sinistra nella tasca dei suoi pantaloni, estraendovi la chiave del nuovo lucchetto che aveva messo a chiusura dell'ingresso.
-Mi hai fatto spendere un sacco di soldi.- mi aveva schernito, vedendo come osservavo la nuova catena, dopo che gli avevo troncato la prima.
-Se lo dici tu...- avevo detto sarcastico, non sentendomi affatto tranquillo.
Mi erano bastate un paio di tronchesi per entrare, l'ultima volta...
Carter aveva spinto il pannello di pietra sui cardini, che si era aperto placidamente senza il minimo suono verso l'interno.
Il tutto era rimasto esattamente come lo ricordavo : la polvere, le ragnatele, l'aria di decadenza, la pila di libri e fogli scribacchiati abbandonati su un tavolo antico, spinto in un angolo.
-A proposito di cattive letture...- non avevo potuto evitare di indicare, sollevando nell'aria il diario di Van Helsing, mentre il vampiro si richiudeva l'uscio alle spalle, sprangandolo con un'enorme sbarra di metallo. Alla faccia della sicurezza e di tutte le tronchesi del mondo.
Carter aveva incassato con una smorfia il colpo, ma tornando subito dopo alla carica con un sussurro subdolo.
-E tu come fai a saperlo?-
Mio malgrado, avevo a mia volta contorto il viso in un ghigno che mi smascherava, gettando il libro al suo posto, insieme a tutti gli altri.
Tutto d'un tratto, un forte senso di stanchezza mi aveva avvolto le membra, facendo calare pesantemente sugli occhi le mie palpebre.
Mi ero voltato a lanciare uno sguardo attraverso la vetrata sudicia e incrinata del sepolcro, notando che il cielo si stava tingendo lentamente di colori caldi.
Stava arrivando l'aurora.
-E' ora.- aveva annuito Carter, spostandosi al centro del sepolcro e scoperchiando la sua bara.
Solo allora mi ero reso conto che non si trovava più accantonata in trasversale lungo il muro, ma dove si doveva originariamente trovare, cioè nel bel mezzo della stanza.
Accanto ad essa, ce n'era un'altra. Doveva essere quella che conteneva lo scheletro...
-Non più.- avevo ridacchiato Carter, spingendo il coperchio per me.
Incuriosito e in parte timoroso di quello che avrei potuto trovarvi all'interno, mi ero sporto per osservare, restando senza parole.
L'interno della bara di pietra era stato completamente ripulito, spolverato e privato di qualsiasi suo orribile contenuto. Un cuscino di velluto, velluto vero, di quello che costava una fortuna, rosso sangue giaceva sul fondo, accompagnato da lenzuola dello stesso colore.
-Wow...- mi ero lasciato sfuggire, incantato dalla visione.
Un odore vago di muschio e di oriente emanava dal fondo del feretro.
-Ti piace?- aveva chiesto il nightcreeper di fronte a me, compiaciuto.
Conosceva certamente la risposta, ma voleva sentirselo dire.
-Sì.- avevo ammesso. -...Tu?- avevo quindi domandato, ancora incredulo.
Carter aveva alzato in modo eloquente un sopracciglio. In effetti, chi altri poteva essere stato?
-Ma...-
-No. Ti serviva un posto dove dormire... E non sarebbe stato carino metterti con lo scheletro.- aveva arricciato il naso, facendo balenare le sue zanne in un lampo nella semioscurità.
-Già.- avevo sorriso senza volerlo, senza riuscire a distogliere lo sguardo dal fondo. -Però...-
-Si sta facendo tardi.- mi aveva interrotto. -...Avanti, vieni.-
Aveva proteso la sua mano in avanti, per aiutarmi a entrarci dentro, e soltanto allora l'idea mi aveva colpito : stavo per ritrovarmi ancora una volta disteso in una bara, anche se non qualche metro sottoterra.
Di colpo, la coperta di velluto non sembrava più tanto piacevole...
-Reiko, non essere stupido, sei già stato per tre giorni in una claustrofobica cassa di legno, con chili di terra sopra la tua testa. Non avrai mica paura di entrare in questa? Sarà come sdraiarsi in un letto di rose...-
Mi aveva guardato impaziente, sempre con la mano tesa verso di me.
Deglutendo un enorme groppo di saliva, delle dimensioni di un grosso rospo, mi ero fatto forza e avevo stretto saldamente la sua mano, scavalcando la parete e sedendomici dentro.
-Ora sdraiati.- mi aveva incoraggiato Carter, spingendomi piano all'indietro. Avevo ubbidito, ritrovandomi completamente disteso sul morbido tessuto, sotto di me.
La sensazione che dava contro il mio corpo era piacevole, tuttavia le alte mura di marmo che mi circondavano mi davano un violento senso di oppressione.
-Tranquillo, è questione d'abitudine.- mi aveva rassicurato, notando l'espressione angosciata del mio viso. -...Posso dormire con te, se vuoi, per questa volta.- aveva quindi proposto, senza alcun doppio senso.
-No, io... Starò bene.- avevo assicurato, cercando di stirare un sorriso sicuro sulla mia bocca.
Carter aveva riso sotto i baffi, rispettando comunque la mia decisione.
- D 'accordo. Ma se avessi bisogno... Sai dove sono.- aveva ammiccato con aria furba, poi, vedendo la mia aria confusa, aveva aggiunto : -Ho il sonno leggero-
Dopodiché, si era mosso per chiudere sopra di me la pesante lastra di pietra.
-Riposati, adesso. Domani sarà una notte lunga.- aveva mormorato, spingendo il grosso lastrone.
-Carter.- lo avevo chiamato, senza potermi frenare.
A dire il vero c'era una domanda che continuava da ore a frullarmi nella mente, da quando aveva accennato al nostro legame, in macchina. Quello tra vampiro e suo figlio di sangue.
-Sì?-
-Io... Volevo chiederti... Prima...- avevo fatto una pausa, cercando con fatica di organizzare le parole. Carter era uno strano individuo, così oscuro, misterioso... Non sapevo nulla del suo passato e, sebbene forse ne avessi il diritto, non sapevo se era davvero giusto fargli una simile domanda.
-Reiko...- aveva iniziato quasi allarmato, avvertendo dalla mia mente in anteprima il senso del mio quesito.
-Chi ti ha reso un vampiro?-avevo detto d'un fiato, sorprendendo perfino me stesso.
Carter era ammutolito di botto, chiudendosi in un silenzio completamente innaturale. Tramite la mia empatia avevo visto manifestarsi in lui uno strano turbine di emozioni, che sfrecciavano in un caos devastante le une verso le altre. Per un unico, singolo attimo mi era parso di cogliere una sensazione netta, più forte delle altre, ma prima che riuscissi a focalizzarla, Carter mi aveva chiuso la finestra sulle sue emozioni in faccia, lasciandomi nel buio più completo.
-E' tardi, Reiko. Dormi.- mi aveva sussurrato in un mormorio confuso, terminando di murarmi dentro quella nuova bara.
Ero rimasto sveglio ancora qualche minuto, nell'oscurità, troppo preso da quello che avevo percepito per poter cadere nel panico.
Avevo visto bene lo sguardo di Carter, giusto prima della scomparsa della luce, e avevo visto bene anche la sua espressione.
C'era qualcosa nel passato di Carter che lo turbava : ogni volta che cercavo di saperne di più, specie sulle sue prime esperienze da vampiro, si raggelava, come un iceberg.
Ma perché tanta reticenza? Chi era stato? Quale vampiro? Forse era morto? Era uno di quelli che avevo ucciso?
Con questo vortice confuso di riflessioni in testa, avevo avvertito il sonno crescermi dietro le palpebre, finché, lentamente, non mi ero abbandonato al primo, vero, sonno senza sogni da vampiro.
di Elettra
|
|
|
|