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Dopo aver ricoperto quella che era stata, per poche notti, la mia tomba, nascondendo gli evidenti segnali della mia "risurrezione", ci eravamo mossi in silenzio lungo le lugubri viuzze del cimitero.
Avevo lanciato sguardi inquieti in ogni angolo, stupendomi di quanto le mie condizioni fossero cambiate : era come se stessi camminando in piena luce del sole; nessuna ombra, né le tenebre riuscivano a impedire la mia vista, senza contare che il mio campo visivo era aumentato in maniera esponenziale.
Un movimento improvviso aveva catturato la mia attenzione: una qualche specie di uccello notturno era sfrecciato nel buio, lontanissimo da me, emettendo versi lamentosi e gutturali.
Era incredibile e spaventoso nello stesso momento, mi sentivo forte e potente, ma pure innaturale.
La neve che aveva iniziato a cadere, la notte della mia morte umana, aveva ricoperto fitta e candida, le ampie distese di lapidi, intorno a noi.
Doveva fare un freddo terribile, eppure, tutto quello che avvertivo non era che un vaghissimo fastidio, quasi impercettibile.
-Assurdo.- avevo mormorato tra me, emettendo una nuvoletta di fiato. Sì, doveva fare un freddo impressionante.
Carter aveva ridacchiato, notando la mia perplessità di fronte alle nuove capacità che mi erano state donate.
-Devo sembrarti uno stupido- mi ero schernito, vedendomi attraverso i suoi occhi, pur senza bisogno di usare la mia empatia.
-No, Reiko, è del tutto normale.- aveva ghignato. -...Avresti dovuto vedere quando sono risorto io!-
Aveva fatto una pausa, scurendosi in volto.
-Come un bambino a Natale?- avevo scherzato, ma sapendo già dal suo viso che la risposta non poteva essere quella.
-Non esattamente.- aveva bofonchiato cupo, accelerando il passo, chiudendo con fermezza il discorso.
Solo in quel momento mi ero reso conto di che cosa stavo facendo : ero un vampiro, il nemico, e stavo familiarizzando con Carter, di cui non sapevo praticamente niente.
Una volta ero stato sicuro della sua colpevolezza, ma, adesso, era tutto estremamente confuso.
Non avevo la minima idea di chi avessi davanti in realtà: chi era Carter? Cosa era stato un tempo? Quando era morto? Chi l'aveva reso un vampiro?
-Reiko, non farmi pentire della mia idea fin da subito.- aveva ringhiato, avvertendo le mie congetture, voltandosi come un lupo famelico nella mia direzione.
Colto di sorpresa, ero ammutolito, frenando l'orda di pensieri che correva nella mia mente.
-Ma... Carter...- avevo chiesto interdetto, ignorando il suo sguardo omicida.
-Senti, Reiko, il passato è passato. Non importa quello che ero un tempo, e non dovrebbe importarti nemmeno di ciò che un tempo eri TU. Dovresti lasciarti questa storia alle spalle, e trovarti un altro scopo. Questo ti sta consumando nel midollo.- mi aveva detto tetro, fissandomi con due neri pozzi vacui.
-No, non ci penso nemmeno!- avevo ribattuto deciso, senza rifletterci nemmeno un istante.
-Va bene, fai come vuoi, ma vedi di non seccarmi con le tue vanità! Adesso, andiamo, dobbiamo sbrigarci. Tra poco albeggerà. - era sbottato, lasciandomi di stucco.
Che razza di uomo assurdo! Era incomprensibile. Più lo studiavo, meno lo capivo, con quel suo carattere volubile, mai fisso su un'unica emozione per più di dieci secondi.
Era impetuoso e veemente.
-Andare dove? Cosa intendi con "casa"?- avevo insistito, irritato da tutti quei misteri.
-La cripta.- aveva risposto, guardandosi attorno in modo distratto.
-La CRIPTA?- avevo ripetuto, sconvolto. -Quella di St-James-Fuori-le-mura?-
Non poteva essere, a piedi non saremmo mai arrivati in tempo!
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di Elettra
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