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La prigione in cui mi risvegliai era buia e fredda, di pietra. Una specie di seminterrato.
Ero di nuovo incatenata,stavolta alla parete della prigione,vestita con degli stracci che neppure il peggior barbone su questa terra si degnerebbe di indossare.
Alcune candele quasi consumate illuminavano fiocamente l'ambiente.
Non ero sola, ma per fortuna le presenze che erano con me stavolta non erano ostili. Riconobbi Dany incatenata al muro come me, anche lei vestita di stracci. C'erano anche Joanna, Vale e tutti gli altri. Notai anche alcuni compagni di scuola, quelli a cui ero più affezionata. Li chiamai, Dany, Vale, Joan, gridai i loro nomi ma nessuno mi rispondeva.
Avevano la testa chinata, come se niente del mondo li riguardasse. Sembravano disperati. Alcuni stavano piangendo.
Chiamai ancora Dany ma non fece il minimo cambiamento. Nessuno di loro sentiva niente, esclusi dalla mia umana comprensione.
Avevo paura.
Uno schifoso scarafaggio zampettò sul pavimento, vicino al mio piede. Oddio, che schifo!
Odiavo insetti e schifezze del genere ed evidentemente lui lo sapeva.
Cercai di mandarlo via ma non ci riuscii. Stava per salirmi su per la gamba, quando lo schiacciai sotto la scarpa.
E intanto gli altri non si erano accorti di niente. Era inutile tentare di svegliarli dal loro torpore, non mi avrebbero sentito. Erano come... in uno stato di catalessi. Come se non aspettassero altro che la morte.
"Si, loro aspettano la morte... ma tu puoi vivere per sempre."
Mi voltai di scatto verso la fonte della voce. Davanti alla porta c'erano sette uomini, gli stessi incappucciati dell'altra volta, sempre con quella ridicola e orribile maschera sul volto. Tenevano delle torce in mano.
Vennero verso di me e mi liberarono dalle catene. Afferratami per le braccia, mi trascinarono fuori da quella stanza.
Cosa volevano farmi? Perché mi portavano via? Iniziai a tremare.
Gridai più volte il nome di Dany,la chiamai,invocai aiuto,ma nessuno si mosse. Io non osavo resistere.
Gli incappucciati mi portarono in una specie di sauna,dove iniziarono a spogliarmi. Ma non sembravano avere idee cattive, anzi. Mi tolsero gli abiti laceri, la maglia, i pantaloni e le scarpe,e quando fui completamente nuda mi gettarono in una specie di grossa vasca colma d'acqua.
Fu quando iniziarono a lavarmi che capii quali erano le loro intenzioni. L'avevano detto loro che ero diversa dalle altre, che potevo vivere per sempre? Quindi non appartenevo più alla massa, ero cambiata e mi avrebbero trattata come si deve. Mi avrebbero lavata e poi mi avrebbero rivestita di tutto punto per essere portata alla vista del Re.
E così fecero. Dopo che ebbero finito di strofinarmi mi asciugarono e mi rivestirono con degli abiti che avrebbero fatto invidia a Lady Diana.
Splendidi vestiti colmi di gioielli,calze di seta e stivaletti. E in testa una coroncina di diamanti e smeraldi.
Una splendida gonna bianca mi scendeva giù, come nella più bella delle favole.
Non avevo più paura, non provavo più angoscia e la prigione dove mi trovavo fino a pochi minuti prima era solo un lontano ricordo.
Se era un sogno avrei voluto non svegliarmi mai.
You'll take my life but I'll take yours too
Si, questo significava che purtroppo era davvero un sogno e che in realtà stavo dormendo, ma poco importava. Volevo godermi quei momenti fino in fondo, soprattutto perché sapevo chi era il Re in questione. Ed io ero proprio una splendida regina per lui.
Mi portarono in una grandissima reggia,uno stanzone grandissimo dove lui mi attendeva. Gli incappucciati se ne andarono e rimasi sola alla corte di Re Van.
Ero emozionantissima, il cuore stava per scoppiarmi. Lui era davanti all'ampia finestra a osservare la luna splendente e mi dava le spalle. Alla parete un grosso orologio a pendolo scoccò sulla mezzanotte.
"Van!" lo chiamai. "Van, sono io!"
"Ti aspettavo" disse lui "Avvicinati, ti prego"
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di Cagliostro
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