Quando avevo riaperto gli occhi, avevo impiegato parecchi istanti per capire dove fossi: ero sdraiato sul mio letto e, contro ogni mia possibile aspettativa, non ero affatto morto.
Stupito e sconvolto, mi ero alzato a sedere di scatto, portandomi la mano destra al collo, ansimando.
Turbinii di pensieri affollavano la mia mente: cosa era avvenuto? Perché non ero morto? Perché Carter non mi aveva finito? Aveva forse letto il mio ultimo pensiero? Mi aveva abbandonato? Aveva…
-Troppo disordine- aveva detto Carter, entrando nella stanza, azzittendomi con un ampio cenno della mano.
-Carter!- avevo esclamato, sorpreso quasi più dal fatto di vederlo lì, che di essere ancora vivo.
Il vampiro aveva fatto una vaga smorfia con la bocca, avvicinandosi a me, ma mantenendo una certa distanza in modo da non farmi assalire dalla isteria erotica in maniera eccessiva.
-Ascolta Reiko- aveva detto, corrucciando la fronte, selezionando con cura le parole -…Noi dobbiamo parlare. Seriamente.-
-Parlare?!- ero sbottato, incredulo - Senti, io…-
-No. Dico sul serio. Reiko, ormai non c'è più molto tempo e io voglio…-
-Perché non mi hai ucciso?- lo avevo freddato guardandolo gelido.
In realtà ero sollevato che non lo avesse fatto. Non avevo mai avuto così tanta paura in vita mia, e, anche se quella era la mia unica via d'uscita effettiva, non mi attirava affatto.
-Tu non vuoi morire.- avevo ribadito, senza smettere per un solo secondo di fissarmi.
Ero rimasto interdetto dalla sua sicurezza, non sapendo che cosa rispondergli, incapace di mentire. Forse potevo mentire a lui, ma non potevo di certo mentire a me stesso.
-Comunque- aveva ripreso, interrompendo la coltre di silenzio che era calata sulla camera - Questo è un tuo problema. Quello che voglio, ora, è che tu mi stia bene a sentire, prima di prendere una decisione.-
Prima di riuscire a contenermi, ero scoppiato in una risata derisoria.
-Decisione? QUALE decisione? Sai benissimo che non ho altra sc…-
-Zitto! Non un'altra parola. Taci e ascolta, perché quello che sto per dirti, cambierà di molto le cose- mi aveva bloccato, con uno sguardo inquietante nelle pupille.
Una volta tanto, il classico sorrisetto beffardo che accompagnava ogni sua minima espressione, mancava sulla sua faccia.
-Cosa…?- avevo esalato, senza fiato.
La sua serietà mi metteva ansia.
-Dimmi, sinceramente… Perché odi tanto la nostra razza? Perché ti sei trasformato nel giustiziere della notte?- mi aveva chiesto.
Lo avevo guardato, senza credere alle mie orecchie.
-Come se non lo sapessi!- avevo esclamato irato, ma il suo sguardo gelido mi aveva frenato sul nascere.
Avevo rollato gli occhi, prima di continuare:
-Perché siete una razza di best…-
Carter aveva riempito lo spazio tra di noi e mi aveva mollato un sonoro ceffone.
-Che cavolo stai facendo?! Sei matto?!- avevo gridato, una mano premuta sulla guancia dolente.
-Non è un gioco, Reiko- aveva ringhiato il nightcreeper, digrignando i denti, ghiacciandomi il sangue nelle vene.
Era quindi tornato sui suoi passi, mantenendo la sicura distanza.
-Perché vi odio- avevo detto tremante- …Perché avete ucciso mio fratello! Perché volevo vendicarmi di voi, vendicarmi di TE!-
Avevo sentito d'improvviso del bagnato: erano lacrime rabbiose e doloranti che mi scorrevano sulle guance.
-Volevo trovarti, volevo scoprire chi fossi, volevo stanarti e farti patire il triplo, il QUADRUPLO del dolore che ha dovuto patire lui!- avevo confessato in un unico singulto, nascondendo la faccia fra le mani, piangendo ancora più forte per le fitte lancinanti che mi provocavano le cicatrici.
-Volevo…Io volevo, dovevo trovare l'assassino di mio fratello, e rendergli giustizia. La verità è che… La verità è che da quando Noel è morto, non ho più pensato ad altro…-
Ed era vero. La sua morte aveva distrutto la mia vita e la mia famiglia, e le cose che prima parevano avere importanza e significato, ora erano vuote e senza senso. IO ero senza senso, preso com'ero dal desiderio di morire e dal terrore di farlo.
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di Elettra