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Avevo atteso per ore intere, invano: Carter non era venuto.
Avevo chiamato più e più volte, nel buio, aspettando di veder comparire un'ombra alla mia finestra, ma non era servito a nulla.
Carter era scomparso, e certo non sarebbe certo arrivato adesso che mancavano poche ore al venire dell'alba.
Ero veramente spacciato, alla fine mi aveva davvero abbandonato in balia di me stesso.
Probabilmente sarei morto di fame, e mi avrebbero ritrovato in avanzato stato di decomposizione tra molto mesi nel mio appartamento… Oppure avrei completamente perso la ragione e avrei finito col trasformarmi in un sosia di Raglan alla caccia di luridi topi tra i bidoni della spazzatura (già ero sulla buona strada).
Sempre che non avessi trovato la forza di uccidermi…
Preso dallo sconforto, mi ero raggomitolato in un angolino, contro il muro esterno della porta-finestra, nascondendo il viso tra le braccia, le mani che ancora mi pulsavano, macilente.
Cosa dovevo fare? Avrei dovuto buttarmi dal terrazzo? In effetti, adesso che ero con ogni probabilità veramente solo, potevo cominciare a considerarne seriamente la possibilità.
Carter mi aveva tradito, non solo il bastardo aveva fatto del mio sangue un fastoso banchetto, infettandomi col suo bacio di morte, ma aveva pure rifiutato di onorare la sua parola, lasciandomi a morire solo in quel buco di alloggio.
Mi ero improvvisamente fermato, rendendomi conto di quanto suonassi patetico. Carter era un VAMPIRO, un nemico, che non guardava in faccia a nessuno, ed io non ero che un fastidio, un essere umano come un altro.
Perché mai avrei dovuto valere più del cibo per lui?
Lanciando maledizioni nell'aria, più contro me stesso e la mia debolezza, che contro il nightcreeper, mi ero, con grande sforzo, rialzato, voltando le spalle al balcone per tornare a distendermi sul letto.
Ormai era giorno, dovevo riposare.
Proprio in quell'istante, una forte corrente d'aria aveva attraversato la stanza, facendomi trasalire.
Mi ero voltato rapidamente, con un vago barlume di speranza: era lui, Carter.
Aveva fatto un passo, incerto, all'interno della camera, guardandomi con sospetto.
L'isteria erotica mi aveva centrato in pieno, come un tir a pieni giri.
-Resta lì - avevo ansimato, facendo un passo indietro, sentendomi vagamente meglio, diventando tutt'uno con la parete del lato opposto al suo.
-Credi che basti? - aveva sorriso ironico il vampiro, trapassandomi con i suoi fossi neri.
L'isteria era repentinamente cresciuta, facendomi avvampare come un'auto in fiamme.
Avevo mandato un gemito, rovesciando all'indietro la fronte e picchiando in pieno la nuca contro l'intonaco alle mie spalle.
-Sei cambiato- aveva osservato Carter, passando uno sguardo ferino sulle mie mani distrutte e le necrosi nere del mio viso.
-Carter…-avevo iniziato a dire, ma l'altro aveva fatto tre passi nella mia direzione, facendomi scorrere fiotti e fiotti di sangue nelle vene.
Il battito del mio cuore era accelerato, come privo di volontà propria, e un vago calore aveva iniziato a diffondersi fra le mie membra, fin dentro i pantaloni.
-Ieri notte sembravi piuttosto smanioso di ottenere qualcosa…- aveva considerato, scoprendo vagamente i denti, lucidi. -…E adesso… Adesso vuoi che ti uccida? - aveva espirato, senza smettere di guardarmi un secondo.
-Sì- avevo risposto, cercando di diventare ancora più parte integrante del muro, mentre il nightcreeper si avvicinava.
Stavo sudando freddo.
-Tu…Mi hai…Mi hai fatto una promessa…-
-E' vero…- aveva annuito quello, corrucciando pensosamente la bocca. -… A dispetto di quello che pensi, sono n uomo d'onore, Reiko… Mantengo sempre la mia parola. Ma tu…- aveva fatto una pausa, allungando una delle sue dita affusolate verso il mio collo, piantando quei pozzi scuri nei miei. -…Sei sicuro di quanto mi chiedi? Hai considerato bene le tue… Opzioni?- aveva sfregato una lunga unghia appuntita lungo la mia trachea, facendomi quasi avere un orgasmo.
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di Elettra
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