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Nonostante mi trovassi in una specie di paradiso terrestre stavo male. Dentro di me sentivo una specie di fuoco che ardeva e che voleva venire fuori. Rabbia, furore e collera dominavano il mio corpo.
Sentivo la voce di Fata Morgana in lontananza, ovattata, ma lei non riuscivo a vederla.
La testa ricominciò a farmi male, mentre qualcosa stava crescendo dentro di me. Lo sentivo dentro, sentivo che si muoveva ansioso di uscire.
Era quella donna a farmi stare male, ne ero certa. Lei e tutte quelle preghiere del cazzo!
Ma c'è una cosa che non riuscivo a capire: durante tutti gli altri sogni c'era sempre lo stesso canzone, immancabile, che riempiva l'atmosfera. Stavolta invece niente. Niente musica di sottofondo.
Evidentemente era perché non ero stata io (o meglio, LUI) a voler sognare, non ero stata io a stabilire un contatto. Era stata lei, la strega, a farmi finire in quel mondo incantato, che, nonostante tutto, non mi piaceva per niente.
Era colpa sua. Lei mi stava facendo soffrire. Mi stava portando via... beh, quello che avevo dentro.
Si dibatteva, lo sentivo agitarsi dentro di me. Stava lottando contro quella strega che voleva strapparmelo via.
No, non gliel'avrei mai permesso.
Non poteva avere... il mio bambino.
Gli occhi proseguivano la loro incessante lacrimazione, gli angeli continuavano a solcare il cielo e le fiammelle azzurre a svolazzare nell'aria.
"Possa la mano del Signore, con la Sua potente luce, scacciarti; Maligno!"
Era la voce di quella donna, ora non più ovattata e incomprensibile, ma perfettamente nitida.
Gli angeli si spostarono velocemente dal sole oscurato, come se lo temessero. Si posizionarono tutti intorno, lontani, formando una specie di semicerchio. Lo guardavano terrorizzati e inorriditi. Io non potevo vedere i loro volti ma sapevo che erano terrorizzati. Lo sentivo. Erano parte di me.
"Illumina la via di questa Tua serva, Signore!"
Capii perché temessero così tanto il sole: la luna che lo eclissava iniziò a spostarsi di lato, rivelando una luce assassina che mi colpì dritto negli occhi. Me li fece bruciare ancora di più.
No, non stavano solo bruciando. Stavano sanguinando.
Caddi riversa a terra, in preda al panico e alla paura.
Il dolore agli occhi era insopportabile. Stavo diventando cieca.
Gli angeli caddero a terra, mentre il sole stava facendo strage dei loro corpi. Uno di loro, caduto, con le ali spezzate, volse il suo sguardo verso di me e mi sentii gelare il sangue nelle vene. Oddio.
Non era certo un angelo, anzi...
Tenebrosi occhi giallastri irrorati di sangue mi guardarono in un misto di pietà e disperazione. Denti aguzzi spuntavano dalla bocca sanguinante.
Era un mostro. Orribile, troppo orribile perché potessi continuare a guardarlo. Allora chiusi gli occhi, disgustata da quella vista.
Ma non sembrava cattivo, nonostante l'aspetto orrendo. Quella creatura stava morendo, uccisa dal sole assassino, lui come tutti gli altri angeli che cadevano a terra.
Faceva male anche a me, il sole. Mi bruciava gli occhi, mi bruciava la pelle.
Mi ripiegai su me stessa, come in una specie di posizione fetale, sopraffatta dal dolore e dal bruciore che sentivo addosso a me. Ormai era diventato impossibile perfino tenere gli occhi aperti.
E in più continuavo a sentirlo muovere, lui, dentro di me.
Sentii la pelle delle braccia che mi si sollevava in scaglie, la sentii strapparsi. Fu un dolore atroce. Anche le gambe iniziarono a screpolarsi, la pelle si frantumò, i muscoli si spaccarono.
E lui si muoveva, scalciava. Sentiva anche lui dolore, attraverso di me.
I capelli mi scivolarono dalla testa, i sensi iniziarono ad abbandonarmi, mentre mi coprivo gli occhi con le mani, in un gesto disperato di salvarli, mentre invece erano già bruciati.
Mi accorsi di una cosa, una cosa orrenda.
Odore di fumo.
Oddio, stavo prendendo fuoco!
Lanciai un urlo spasmodico, non per il dolore atroce, ma per l'agonia, per quella tortura disumana di cui ero vittima.
"Vattene Satana!"
La pancia iniziò a gonfiarsi, sentii la carne rimasta ancora intera che si tirava, che veniva fuori.
Stava per nascere.
Era troppo perché potessi sopportare oltre, ma non c'era altro da fare. Lanciai un altro urlo convulso, stavolta più disumano di quello precedente, stavolta non aveva assolutamente niente di umano, anche se era uscito dalla mia bocca.
Uno strappo. Sul ventre.
Il sangue iniziò a scivolare giù copioso, lo sentivo sulla pelle,anche se (per fortuna) non potevo vedere quello che mi stava succedendo.
Qualcosa uscì dalla mia pancia iniziando a gracchiare.
Si, gracchiare, con un verso stridulo del tutto simile a quello dei pipistrelli, solo molto più acuto e forte.
Ancora immerso nel liquido, si issò su con le piccole manine artigliate, fino a rimanere dentro solo per metà.
Naturalmente non potevo vedere tutto questo, potevo solo percepirlo con gli occhi della mente, ma sapevo che era così.
La creatura che era mio figlio distese uno dei due moncherini che aveva sulla schiena, e, con un piccolo sforzo, lo aprì.
Una.
Lo stesso fece con l'altro, aprendolo del tutto, ancora gocciolante del liquido seminale. La membrana si distese completamente.
E due. Due ali.
Erano ancora rinsecchite e gocciolanti, ma erano ali.
Il piccolo gracchiava, mentre io venivo uccisa dal sole.
Aprii gli occhi e mi ritrovai davanti il viso della strega che urlava le sue maledette stronzate bibliche.
"Allontanati,io ti ordino di abbandonare questo corpo nel nome del Signore!"
Avrei voluto saltarle addosso e azzannarla, una voglia irrefrenabile di ucciderla, come l'avevo avuta per mia madre, solo molto più forte.
Si era permessa di entrare nella mia stanza, di definirmi una "povera ragazza" solo perché ascoltavo la musica metal, di farmi chissà quali sortilegi e incantesimi del cazzo, di farmi precipitare in un incubo spaventoso, di farmi bruciare nell'incubo... e perché non avrei dovuto ammazzarla come una cagna, allora, quella strega maledetta?!
Ma ciò che più di altri mi fece scattare l'istinto assassino fu l'orrore che vidi sulla testata del letto.
Era aglio. Non uno solo, ma un intero raspo d'aglio.
Era nauseante, tremendo.
Quella fu la molla.
Saltai in avanti addosso alla strega, saltai tanto forte da farla cadere per terra.
Lei urlava, maledetta, urlava di spavento come avevo urlato io nell'incubo. Nessuna pietà. Si agitava tutta gridando frasi sconnesse e deliranti, mentre io la artigliavo per tenerla ferma, cercando di portare la bocca al suo lurido collo.
"Satana! Torna all'inferno,Demonio! Io ti ordino di andartene!"
Invece restai! Restai per ucciderla, si avevo proprio intenzione di ammazzarla, spaccarle in due la testa, sentire il suo sangue scivolarmi per le labbra,sul viso, bagnarmi nel suo sangue...
Era la bestia che prendeva il sopravvento. Non ero più Evelyn in quei momenti, ero... beh, qualcos'altro. Una cosa. Una belva feroce tenuta troppo tempo in cattività.
Il mio era uno spirito libero,non ero adatta a casa e chiesa, ero... come si dice... sesso, droga e rock 'n roll! Non potevo certo durare con due genitori perfettini e amanti delle buone maniere.
E allora la bestia si ribella!
Sbraitava parole incomprensibili, gridando come una matta, facendo l'impossibile per fermare la mia furia omicida. Impossibile quanto inutile.
Le graffiai il viso con le unghie, la portai rapidamente la bocca al collo decisa ad azzannarla. Riuscì a pararsi con il braccio, ma i miei denti affondarono comunque nella sua carne.
Il braccio, poco sopra il polso, iniziò a sanguinare abbondantemente. Lei iniziò a strillare come una matta, io mi eccitai (si, proprio così, mi eccitai) alla vista del liquido rosso che scendeva e imbrattava tutto il pavimento.
Non so coma mi prese quando le saltai addosso di nuovo e afferrai il suo braccio iniziando a succhiare dall'ampia ferita.
La porta si aprì e i miei genitori, attirati dalle grida della strega, mi fermarono prima che potessi compiere un macello. Mio padre mi immobilizzò le braccia mentre mia madre andava a soccorrere quella maledetta.
"Non si sarà fatta male?" le chiese in tono allarmato mia madre. "Non so cosa le sia preso..."
La strega si alzò, e, premendo con forza il braccio ferito, corse via urlando impazzita.
"Satana! Satana! La ragazza è Satana! Che il Signore ci protegga!!!"
Scese le scale quasi ruzzolandole e scappò via dalla tana del diavolo.
Mio padre cercò di calmarmi mentre mia madre si metteva a piangere disperata. Allora tornai in me. Le lacrime mi affiorarono agli occhi.
"Cos'è successo?" chiese papà rivolto a me.
Non seppi rispondere.
Qualcosa era successo, adesso era tardi per fare finta di niente. Se non per l'aggressione, almeno avrei dovuto crederlo per il sangue. Come avevo potuto squarciare la carne di quella donna così, con dei denti normali? Era ovvio che stavano crescendo. E si stavano affilando. E stavano diventando aguzzi...
Quel poco di sangue che ero riuscita a succhiare mi aveva dato vigore, ma mi ritrovai di nuovo debolissima.
Chiusi gli occhi e mi addormentai.
di Cagliostro
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