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Non ho mai capito perché è successo, perché proprio a me. Io, una normalissima ragazzina di quindici anni, con le sue gioie, i suoi amori e le sue delusioni adolescenziali. Forse un po' fuori dal comune, lo riconosco, non capita spesso di trovare ragazze con una passione sfrenata per il metal come me (in genere questa categoria raccoglie soprattutto uomini, le donne sono viste bene solo a muovere le tette su di un cubo, con quella schifosa musica dance nelle che ti rimbomba nelle orecchie), ma per il resto ero una come tante.
Eppure è successo.
A me.
E' una lezione che ho imparato a mie spese, la vita è dura, a volte tremenda, a volte pietosa. A volte si accanisce su di te come un animale sulla sua preda, ti agguanta con i suoi artigli, ti strappa dal tuo mondo, prende una brutta piega, e prima che tu possa accorgertene ti ha già divorato.
E' stato forse il metal che mi ha portato alla rovina? In un certo senso si, è da quella maledetta sera, quando ho incontrato il demone-angelo dagli occhi azzurri che è iniziato tutto.
Ma forse non è così, forse è destino che dovesse accadere e non c'era modo di sfuggirgli. Probabilmente ero già stata scelta, lui sapeva che sarei stata lì quella sera, lui mi voleva per sé.
Per quanto ne so io aveva deciso già da tempo che dovevo essere sua, e quando ne ha ritenuto il momento mi ha presa con un bacio. Come Giuda tradì Gesù con un bacio, lui così mi fece sua, strappandomi ai miei amici, ai miei amori e alla vita da normale ragazzina che avrei dovuto fare. Portandomi via. Facendomi sua.
Più di una volta maledissi quell'attimo in cui mi lasciai andare, in cui non seppi resistere a lui. Lo maledissi con tutte le mie forze, specialmente nei momenti di rabbia.
Ma subito mi resi conto che era inutile resistere, mi aveva scelto e mi avrebbe avuto comunque.
E poi come avrei potute opporre resistenza a quegli occhi incantati e a quelle morbide labbra che mi baciavano?
E a quella canzone...
You'll take my life but I'll take yours too...
Stava crescendo in me, lo sentivo. Non so bene cosa fosse, non lo so neppure adesso, ma si evolveva, e non dentro il mio corpo.
Nell'anima.
Era passata una settimana da quando era iniziata la mia febbre, undici giorni da quando avevo incontrato Van per la prima volta.
Era martedì.
La febbre non accennava a diminuire, restava sempre alta nelle prime ore dal giorno per poi affievolirsi man mano che si faceva buio, scomparendo del tutto la sera verso le cinque.
Non capivo bene, né ne capivano qualcosa i miei genitori, oppure i medici (mi portarono per ben due volte in una settimana all'ospedale perché la febbre sfiorava i quarantuno, tutte e due le volte verso mezzogiorno), so solo che durante le ore diurne credevo di morire,la testa mi pulsava fortissimo, le tempie mi facevano male. Spesso ero vittima di improvvisi giramenti di testa ed emicranie. Alzarmi dal letto era diventato impossibile per via dei forti mancamenti. Una volta caddi per terra e svenni mentre mi alzavo per andare in bagno (quasi mia madre ebbe un infarto nel vedermi a terra!), da allora tengo sempre la tinozza vicino al letto.
Tutto questo, però, finiva miracolosamente quando il sole tramontava per lasciare spazio alle tenebre. Allora mi alzavo da letto senza problemi, le tempie non mi pulsavano più, mi potevo sparare gli Iron Maiden o i Manowar senza che ricominciassero i dolori alla testa.
Neppure la notte riuscivo a dormire.
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di Cagliostro
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