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"Credici de ti fa piacere" disse una vocina che parlava da dentro di me. "Credici. Eppure la bocca ti brucia. Eppure ieri sudavi. Come te lo spieghi?"
"Non ti sento." dissi, non accorgendomi di parlare a voce alta.
"Pensi che siano ancora fantasticherie? Troppo comodo."
"Non ti sento!"
"E' verità."
"Non ti sento! Vattene via!"
Chiusi gli occhi e mi lasciai cullare dal dolore.
La mamma tornò. "Hai bisogno di qualcosa? Non so, un po' di the, vuoi andare al bagno? Ti aiuto io."
"No" risposi, e con questo considerai chiusa la conversazione.
Non sentii altro, evidentemente la mamma era tornata giù.
Il mal di testa (e di denti) aumentava, insieme al senso di vuoto che continuava a opprimermi.
E il sudore.
La nausea.
Era diventato faticoso perfino pensare a qualcosa. Quindi, a occhi chiusi, eliminai qualsiasi traccia di pensiero da quella che era la mia mente e, senza volerlo, mi addormentai.
Durante il mio lungo d'incoscienza di sonno fortunatamente non sognai (anche se una parte di me, quella che mi diceva che niente di quello che mi stava accadendo era fantasticheria, avrebbe tanto voluto sognare. Perché avevo tanta voglia di rivederlo,di rivedere Van, almeno in sogno, di sognare ancora di far l'amore con lui, di sentirlo mio mentre lui mi faceva sua. Quello si, mi era piaciuto un casino!) anche se fu comunque un sonno angosciante e tormentato da ombre del passato che riemergevano sconosciute alla mia mente.
Ombre.
Angosce.
Riflessi di morte.
Mi svegliai in un turbinare di voci,suoni all'inizio incomprensibili e rimbombanti, poi mi attenuati man mano che riprendevo conoscenza. Riconobbi la voce di mia madre insieme a quella di un uomo che giudicai sconosciuto.
"Non fa che aumentare" disse mamma. "Mi preoccupa. Stamani era a trentanove e verso le quattro sfiorava i quaranta. L'ho chiamata subito."
Probabilmente stava parlando della mia febbre, allora quell'uomo sconosciuto era un dottore. Anzi, no, non era più sconosciuto. Era il medico di famiglia.
"Mi scusi se ho fatto così tardi, ma sa, ho tanto da fare, sono pieno di visite a domicilio" si scusò lui.
"Non si preoccupi. Venga su, è nella sua stanza."
Li sentii salire le scale e pochi secondi dopo il dottore, un uomo alto e con dei curiosi baffi alla dottor Watson, e la mamma entrarono nella mia stanza. Nicko non c'era più, probabilmente era a scuola o non so dove.
"Buonasera." mi salutò "Watson". Non ebbi la forza di rispondere.
"Buonasera?" Guardai la finestra, ora aperta. Era buio!
Dovevano essere le sei o le sette. Quanto avevo dormito? Tutto il giorno!
Watson mi si avvicinò e, per prima cosa, mise una mano sulla mia testa per controllare la temperatura.
"Gliel'ho misurata mentre dormiva, poco prima di chiamarla."
"Adesso non mi sembra tanto alta." disse Watson.
Già, in effetti mi sentivo molto meglio anch'io. Più lucida. La bocca mi faceva ancora male ma la testa non mi pulsava più.
Ed era buio.
La luna splendeva alta nel cielo.
"Mettiti a sedere." mi disse Watson e così feci. Mi sedetti sul letto, i piedi per terra. Intuendo ciò che aveva da fare mi sfilai la canottiera.
Prese lo stetoscopio dalla valigetta e lo indossò. La fredda parte metallica andò a posarmisi sulla schiena. Inspirai ed espirai profondamente ogni volta che Watson la spostava da un punto all'altro. Una volta ripetuta la stessa operazione anche sul torace mi disse che potevo rivestirmi.
Pregai che non gli saltasse in mente di controllarmi la gola, che non mi guardasse in bocca... avrebbe visto... i denti...
"Non ho niente di strano in bocca" cercai di convincermi, ma quella voce fece di nuovo capolino nella mente.
"Si, invece. Arrenditi all'evidenza. E' inevitabile, che tu lo voglia o no."
Aprì di nuovo la valigetta ed allora fui certa che avrebbe preso la piccola torcia che ogni medico porta con sé. Quella per controllare la gola.
Ma non fu così. Semplicemente ripose lo stetoscopio dove l'aveva preso ed estrasse il suo libretto per le ricette.
Mi sentii risollevata.
"E' tutto a posto,signora,solo un po' di febbre passeggera." disse a mia madre mentre scriveva. "In quanto allo svenimento di ieri mattina di cui mi parlava prima non si preoccupi. Può capitare un improvviso calo di pressione, niente di grave. Non a niente a che vedere con questa febbre."
"Davvero? Sicuro sicuro?" disse ancora la vocina.
Mamma prese il foglio che le porse Watson.
Dopo i veri convenevoli il dottore fu congedato e io potei di nuovo chiudere gli occhi. Ma non avevo sonno, per niente. Mi sentivo pronta ad alzarmi in piedi e fare quello che avrei fatto normalmente. I giramenti di testa di qualche ora prima che mi obbligavano a stare a letto erano passati.
Ero sicura che avrei potuto anche sostenere un'altra lezione di Karate senza problemi.
In altre parole ero... scattante!
E allora che ci facevo a letto? Mi alzai, indossai le ciabatte e provai a muovere qualche passo. Mantenevo perfettamente l'equilibrio, nessun problema. Nessun giramento di testa.
Sarei anche uscita (ero sicura che non avrei provato freddo, neppure all'aperto, nonostante fosse dicembre e le temperature fossero gelide. Inoltre avevo solo la canottiera, senza maglia, e stavo benissimo) ma, anche se ora ero migliorata, non mi sembrava certo prudente, con il febbrone che avevo avuto poche ore prima. Inoltre mamma non me lo avrebbe mai permesso.
Accesi il computer e scelsi alcuni degli oltre cinquecento mp3 che avevo. Mi misi così ad ascoltare la spettacolare voce di Axl Rose e di Ozzy Osbourne.
Sentendo la musica la mamma venne su e si mise a sbraitare non appena mi vide a sedere davanti al computer.
"Ma insomma, che ci fai già in piedi?! Fino a poco fa stavi male e ora sei al computer?!"
Tagliai corto che stavo bene.
Lei insisté che mi misurassi di nuovo la febbre e così feci.
Selezionai un bel po' di pezzi e mi gettai di nuovo sul letto ad ascoltare mentre passavano monotonamente i cinque minuti necessari.
Canticchiai dietro alla voce di Axl mentre la canzone procedeva.
...Don't you cry tonight
I still I love you,baby
Don't you cry tonight...
Quando, passato il tempo occorrente mi tolsi il termometro non mi stupii minimamente. Al contrario, mia madre rimase alquanto meravigliata nel constatare che non avevo più una linea di febbre.
"Impossibile!.." fu il suo commento.
Guardai oltre la finestra.
"Mica tanto" avrei voluto risponderle. "E' buio." Ma ritenni che era meglio tenere per me quella considerazione.
Mamma se ne andò di sotto, e il tempo, inesorabilmente, passò.
di Cagliostro
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