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Non la bocca, non solo. Erano i denti che mi si stavano... non riesco a definirlo. Come se li sentissi strapparsi, staccarsi dalle gengive... allungarsi...
"Fantasticherie di una pazza" pensai, mentre passati i cinque minuti necessari mi toglievo il termometro.
39!!! Il termometro segnava 39!!!
Il bruciore aumentò ancora mentre la mamma mi prendeva il termometro di mano e controllava (quand'era risalita? Non l'avevo sentita).
Anche lei si stupì almeno quanto me.
"Ma come, fino a ieri stavi benissimo! Così alta, all'improvviso"
Mi guardò ma io stavo girata dalla parte opposta, a fissare la persiana ancora chiusa. Non dissi niente.
"Forse a causa dello svenimento di ieri, ma il dottore ha detto che non era niente, che stavi bene!..."
Continuavo a tacere. Non avevo la minima voglia di aprire la bocca, non solo per il male che mi faceva. Se mentre dicevo qualcosa, se mentre le parlavo lei avesse notato che qualcosa non andava?
Che i miei denti erano (la parola giusta) più lunghi?
Fantasticherie di una pazza? Sicura Evy?
Non del tutto. Probabilmente stavo solo delirando per colpa della febbre alta che faceva venire strani pensieri per la testa. Suggestione dovuta in larga parte al sogno.
E gli svenimenti poi? Tre svenimenti improvvisi in tre giorni. L'ultimo poi, non era possibile che fosse stato per il forte sole, che tuttavia, mi faceva sudare. Il sole, che mi aveva fatto sudare in pieno dicembre, che mi aveva fatto girare la testa, che mi aveva fatto svenire. E mi ero risvegliata solo una volta calato il buio.
Orrendo presagio...
"Ti avevo detto di non uscire sabato sera, era freddo. Avrai preso fresco. Non mi stai mai a sentire, tu!"
"No, adesso le prediche no" pensai. "Non ero certo dell'umore adatto per digerirle."
Mi venne voglia di saltarle addosso e di ammazzarla. Proprio come avrei tanto voluto prendere Joanna a calci. Ma stavolta era più forte.
Già vedevo il suo sangue che mi schizzava in faccia, che imbrattava i muri, mi vedevo che lo leccavo di gusto... e mi piaceva. Un casino!
L'avrei fatto, si, l'avrei fatto sicuramente.
"Sei tornata troppo tardi sabato, era freddo! E poi ti lamenti se sei malata!"
Ero pronta.
Le sarei saltata addosso, le avrei portato la bocca alla gola e avrei chiuso il morso. E mi sarei tolta una bella soddisfazione!
"Almeno non ti vedrò girare vestita come una delinquente!"
Stava scherzando, lo sapevo, una madre non chiamerebbe mai la propria figlia così, se non per scherzo. Ma per me non cambiava nulla. Era l'ultima goccia.
La odiai con tutte le mie forze in quel momento, odiai mia madre, mio padre, il mio Nicko servito e riverito, odiai tutto. Odiai la vita.
Ero pronta. Davvero.
Ora o mai più.
Girai la testa di scatto e mi preparai a saltare e...
Non c'era più. Era scesa al piano di sotto.
"Merda!"
Provai ad alzarmi in piedi ma non appena i miei piedi presero contatto con il freddo pavimento mi sentii di nuovo mancare. Il cervello mi sembrò scoppiare dentro la testa. Abbandonai la sete di sangue, il mio unico desiderio fu di rimettermi a letto e dormire per una vita intera. Senza pensiero alcuno.
E feci esattamente così.
Avevo sonno, si, stavo morendo dal sonno, ma non volevo dormire. Se avessi dormito molto probabilmente avrei sognato qualcos'altro, magari stavolta mia madre che mi condannava alla sedia elettrica o Nicko alto venti metri che mi mangiava a colazione col caffellatte e biscotti.
No, non volevo certo fare un altro dei miei sogni.
In neppure quattro giorni il mondo mi era crollato addosso, svenimenti continui e inspiegabili, sogni misteriosi, la solita canzone che mi rimbombava per la testa. E ora questa febbre misteriosa.
E tutto era iniziato... quel sabato sera. Quel maledetto sabato sera.
No, non era possibile. Ero solo stata attratta da quel tipo, dai suoi occhi, dal modo in cui le sue dita sfrecciavano sul manico di quella Fender, da quella canzone, e la mia mente aveva fatto il resto.
Si era così. Non poteva essere in nessun altro modo.
Nessun cattivo presagio, nessun sole che ti brucia in pieno inverno, nessun cavaliere nero che mi voleva, nessun chitarrista che ti bacia, nessuna voglia di sangue, niente denti che si allungano, niente...
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di Cagliostro
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