[ « Torna a pag. 2 ]     Quando ero arrivato alla sua altezza, ed aveva drizzato le orecchie allarmato captando all'istante il pericolo, era stato troppo tardi: lo avevo afferrato per la schiena, affondandogli famelico i denti nella pancia, facendolo squittire di paura.
Aveva cercato disperatamente di difendersi, lottando con le sue zampine, inutilmente : in poche sorsate lo avevo completamente dissanguato, contorcendo vagamente le labbra per il sapore amaro e metallico che aveva.
Una volta terminato, sebbene non completamente soddisfatto, avevo gettato il cadaverino a terra, sentendomi, dopo diversi giorni, finalmente sfamato in maniera decente.
Soltanto allora il pensiero mi aveva colpito : santo Dio! Avevo appena morsicato un ratto!
- Gesù!- avevo urlato, premendomi le mani sulla bocca, e mugolando per il violento dolore improvviso.
Tutte le cicatrici sui palmi, per lo scatto di prima, si erano riaperte, e sanguinavano copiosamente.
- No!- mi ero lanciato al grosso cassettone che stava di fianco alla tv, di fronte al mio letto, proprio sotto lo specchio, cercando convulsamente qualcosa con cui tamponare le ferite.
Avevo intravisto un vago brillio rosso nel riflesso, e avevo alzato automaticamente la testa per capire cosa fosse.
Le mie gambe avevano ceduto dall'orrore : sulla superficie lucida si specchiavano le mie iridi, non più del solito colore nero pece, ma di un cupo, tetro, rosso carminio.
Ero arrivato.
- No! Cazzo, no!- avevo gridato, scoppiando in un pianto dirotto, sbraitando ancora più forte nel vedere che le lacrime, che mi cadevano sulle guance in rivoli, erano di sangue.
Era la fine. Ero un mostro!
- CARTER!- avevo strillato, in preda alla repulsione : volevo morire, volevo farla finita, chiuderla subito.
Non potevo sopportare di vedermi in quello stato, una via di mezzo tra un vampiro, creatura della notte, e ciò che una volta era un essere umano.
Non volevo più guardare. Non volevo più sentire.
- Carteeer! Ti prego! Carter!- mi ero sgolato, gettandomi attraverso la finestra e arrivando a carponi fin sul terrazzo.
- Dove sei? CARTEEER!- avevo chiamato, nella notte.
Ma nessun turbinio d'ali si era udito.
Nessun messaggero di morte era arrivato.

di Elettra