[ « Torna a pag. 1 ]     Non era purtroppo la prima volta che accadeva, il mio corpo stava cambiando, mutava fino alla più minuscola, invisibile cellula.
-Merda- avevo ansimato, rollando sul torace e appoggiando la guancia destra sul pavimento. Altre brusche contrazioni si erano susseguite, facendomi contorcere nella polvere: era la fame, o meglio, la SETE, il bisogno di sangue dentro di me cresceva.
Mentre tentavo invano di ignorare gli spasmi e il violento desiderio del liquido rosso, un rumore basso e improvviso aveva attirato la mia attenzione : era come un fievole ma netto grattare, susseguito a piccoli tonfi, che percuoteva con insistenza il terreno, arrivando fino al mio orecchio, premuto sul suolo.
Incuriosito, avevo mosso la testa, alzando lo sguardo e incrociando quello di due occhietti piccoli e vispi : era un ratto.
Un grosso e nero topo di fogna.
- Dio santo- avevo fatto in tempo a pronunciare, non senza un certo timore: non avevo la minima idea di dove potesse essere sbucata quella bestia.
Il ratto si era allontanato da me, ignorandomi completamente, annusando silenziosamente l'aria e il battiscopa lungo il muro, cercando probabilmente delle briciole di cibo.
-Bene- avevo mormorato, pensando al da farsi, trovando tuttavia impossibile smettere di fissarlo.
Era di taglia media, lurido e col mantello consunto, ciò nonostante sembrava pasciuto e ben nutrito.
Ben in carne e saporito.
-Ma che diavolo stai dicendo?- avevo riso ad alta voce come un pazzo, bloccandomi però all'istante quando l'ODORE del sorcio aveva colpito in pieno le mie narici.
SANGUE.
CIBO.
Le venature nerastre della cancrena aveva iniziato a pulsare più forte, battendo con insistenza sulla mia pelle, e, proprio sotto le mie pupille, i vasi sanguigni dell'animale si erano manifestati chiaramente alla mia vista, sbucando in trasparenza da sotto il pelo, mostrandomi tutto il loro percorso, e il liquido prezioso che trasportavano.
Potevo sentire il suo cuoricino minuscolo che batteva, ignaro, che pompava in circolo quella sostanza rossa dall'aroma magnificamente acre e pungente.
Era lì, e mi stava chiamando.
Ancora prima di rendermene conto, avevo serpeggiato alle sue spalle, più silenzioso di un gatto, con il rumore del suo sangue nelle orecchie.
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di Elettra