N.B. Onde evitare che la parte finale di questa storia possa ricondurre la tua mente a qualche spiacevole evento di cronaca, ti informo, Fedele Lettore, che quanto stai per leggere risale al lontano 1999, prima dei fatti in questione.

You’ll take my life but I’ll take yours too
You’ll fire your musket but I’ll run you through
So when you’re waiting for the next attack
You’d better stand there’s no turning back
Iron Maiden

Mi chiamo Evelyn. Vorrei poter dire “Evy per gli amici”, ma non ho amici. Non so perché sto scrivendo questi appunti, ho voglia di raccontare la mia storia a qualcuno, anche se so che nessuno la leggerà mai, probabilmente smetterò e getterò via tutto quanto ancora prima di aver terminato una pagina.
Se Van li trovasse, questi fogli... oddio, non oso pensarci. Di sicuro non gradirebbe.
Non pensavo che fosse così sottile il confine tra ciò che è Bene e ciò che è Male. Non so nemmeno se esistono il Bene e il Male, forse è tutt’un’unica entità al di sopra delle nostre teste. Forse tutto è scritto, forse era già scritto che le cose dovevano andare così e che io dovevo diventare quella che sono. Mi piace pensare che sia così. Perché se penso che è a causa di un mio piccolo sguardo che è accaduto tutto, un piccolo sguardo che potevo benissimo evitare...che rabbia...
Ma è meglio cominciare dall’inizio,vi sto annoiando con le mie fantasie da psicopatica.
Era una sera di dicembre di qualche anno fa,non è importante quanti. All’epoca avevo quindici anni ed ero una ragazza qualunque, capelli neri, occhi castani e una gran voglia di vivere (allora il tempo non mi bastava mai, adesso ne ho quanto ne voglio!). Avevo una passione sfrenata per la musica heavy metal, ed è questo in un certo senso che mi ha portato alla rovina.
Negli interminabili sabati sera invernali l’unica cosa da fare era rinchiudersi in qualche locale ad aspettare che il tempo passasse. Quella sera io e Dany, la mia migliore amica, decidemmo di rinchiuderci al Terminus, una specie di disco pub in puro stile anni Sessanta, rustico e allo stesso tempo moderno. Grossi tavoli di legno e sedie tutte intagliate erano il principale mobilio del locale e alle pareti affreschi di grandi musicisti come Jimi Hendrix e Carlos Santana. Proprio niente male.
Quella sera (come quasi tutte le sere) si esibiva un gruppo rock. Si facevano chiamare Leech, sanguisuga. Non mi piacevano molto,neppure Dany dava segni di grande entusiasmo.
Il cantante era un rastaccio che non faceva altro che saltare e strillare, il bassista sembrava un morto vivente uscito dalla tomba che ogni tanto alzava lo sguardo dalle sue quattro corde e si degnava di guardare il pubblico. Il batterista percuoteva a sangue quei piatti a più non posso che quasi spezzava le bacchette, il chitarrista, invece, era un capellone che saltava qua e là sul palco e che non ero ancora riuscita a vedere nel viso.
"Scalcinati" fu il commento di Dany, che non mancò di aggiungere "che serata di merda!"
Io annuii. "Andiamo, va’, che tanto qui non riusciamo a concludere niente!" le dissi con quel mio modo di fare scherzoso.
Stavamo alzandoci per andarcene quando il cantante annunciò urlando al microfono: "Ed ora un pezzo che vi farà saltare dalle sedie, che vi farà salire sui tavoli a ballare insieme a noi: THE TROOPER!!!!!!"
Incredibile,finalmente qualcosa di buono! Avevo sempre amato gli Iron Maiden e “The trooper” era una delle mie canzoni preferite!
Il chitarrista partì con il suo assolo e io non potei fare a meno che guardarlo impazzita e stranamente eccitata. Era qualcosa di magico!
"Aspetta un momento... voglio sentire questo pezzo." dissi a Dany. Senza una parola si rimise a sedere. Io feci altrettanto e continuai ad ascoltare quella splendida canzone.
Come avevo potuto pensare che quella band fosse inesperta? Erano bravissimi!
The bugle sounds and the charge begins
but on this battlefield no one wins

Soprattutto mi attraeva il chitarrista, era qualcosa di unico. Le sue dita sfrecciavano sul manico della chitarra, in un qualcosa di innaturale, sembrava che non avesse fatto altro che suonare in tutta la sua vita.
Finalmente alzò lo sguardo e vidi i suoi occhi.
Oddio.
Splendidi! Un azzurro intenso come non l’avevo mai visto da nessun altra parte,lucenti e abbaglianti. Uno sguardo che mi rapì totalmente.
Non esistevo più. La mia amica Dany non c’era più. Il locale non c’era più, il mondo intero non esisteva più, c’erano solo lui e quella Fender Stratocaster blu. E la canzone, naturalmente...
Il suono mi appariva ovattato, lontano da questo mondo, tutto procedeva al rallentatore.
Mi sentivo rapita da quegli occhi,quei pozzi ardenti di luce azzurra. Scintillavano.
Il chitarrista improvvisamente posò la chitarra e s’incamminò lentamente verso di me. Mi sentivo morire in quei momenti, il cuore mi batteva a mille. La musica continuava.
The horse he sweat with fear we break to run
The mighty roar of the Russian guns

Quando mi fu vicino mi accorsi che non aveva solo due occhi di un azzurro straordinario, era bellissimo!
Alto, capelli lunghissimi biondi e lisci, un viso pulito. Non dimostrava più di vent’anni, molto probabilmente anche meno.
And has we race towards the human wall
the screams of pain as my comrades fall

Mi allungò il braccio muscoloso e scolpito come un invito a tirarmi su. Non potei fare altro che accettare. Ero completamente nel mio mondo, rapita dal sogno, incantata dal quel ragazzo.
Mi alzai in piedi e, prima che potessi aprire bocca fece una cosa che non mi sarei mai aspettata. Mi baciò!
We hurdle bodies that lay on the ground
and the Russian fire another round

Non opposi la minima resistenza,anzi...mi piaceva un casino!
Strusciava la sue labbra alle mie, sentivo la sua lingua a contatto con la mia, e continuavamo a baciarci senza che mi preoccupassi di niente. Tanto il mondo non esisteva.
Iniziò a toccarmi, a palpeggiarmi sul seno, sul sedere e su tutto il corpo...oddio, era straordinario.
Quando finalmente staccò le sue labbra carnose dalle mie mi accorsi di respirare a fatica, affannosamente. Aprii le labbra per parlare ma non mi venne suono.
We get so near so far away
We won’t live to fight another day

Quando finalmente riuscii a parlare le parole mi tremavano, farfugliai qualcosa senza senso e l’unica cosa che mi venne da dire fu "Come...come ti chiami?"
"Van" rispose questi in un tono deciso.
"Io... io sono... Evelyn..."
We get so close near enough to fight
"Evelyn"
When a Russian gets me in his sights
"Evelyn"
He pulls the trigger and I feel the blow
"Evelyn"
A burst of rounds take my horse below
"Ma mi senti?"
"C-Cosa?"
Era Dany.
"Evy, dico a te!"
Mi risvegliai improvvisamente dal mio torpore. Van (ammesso che si chiamasse così come avevo sentito durante la mia semicoscienza) era ancora sul palco a suonare. La canzone finì e il pubblico iniziò ad applaudire la band urlando di gioia e incitazione.
"Scusami Dany... io... non mi sento bene..."
"Lo vedo. Sei bianchissima. Vuoi andare via?"
"Si,ti prego, andiamo... oddio..."
Mi aiutò ad alzarmi. Mentre ci facevamo strada tra la gente in piedi gettai un’occhiata al chitarrista, tale Van. Non mi notò neppure. Avevo sognato???
Probabile.
Avevano attaccato con un pezzo dei Metallica ma non mi interessava. Pagammo le nostre consumazioni e uscimmo fuori. Faceva freddo, era l’una e mezza del 14 dicembre, per fortuna abitavamo lì vicino.
Non avevo molta voglia di parlare ma mi accinsi a chiedere alla mia amica <> Ma non volevo sapere la risposta, non ero ancora pronta.
"Non lo so" mi disse "Ti sei addormentata, eri svenuta. Forse un mancamento...hai cominciato a sudare e sei diventata pallida. Mi hai fatto paura."
"Oh...e poi?"
"E poi niente. Ho provato a svegliarti ma non rispondevi... sembravi... in trance."
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di Cagliostro