[ « Torna a pag. 1 ]     Ma poi parve cambiare idea, e, presa in mano con cura una vecchia suola di scarpa, cominciò ad illustrarne i pregi a Chrysale. O così lui immaginò che facesse, giacché la conversazione della fanciulla si limitò ad una rapsodia di "Nì", pronunciati con varia intonazione.
Alla fine, dopo che altri tre preziosi cimeli gli furono mostrati, Chrysale estrasse da un sacchetto di cuoio un piccolo anello d'argento, infilato in una catenella dello stesso materiale. Era una semplice fascetta, ma finemente cesellata da mani sapienti. Alioscia soffocò un'esclamazione di meraviglia, quando Chrysale gliela porse, con un sorriso.
"Accettate questo dono da parte mia, reverenda figlia di Chavez, e che voi e il vostro dio possiate sempre essermi propizi."
Alioscia afferrò la catenina con mani tremanti, fissando affascinata l'anellino d'argento; poi si lanciò letteralmente al collo di Chrysale e prese a tempestargli il volto di baci schioccanti. Infine, quando si fu staccata, tornò a frugare tra le sue cose, e, afferrato un liso sacchetto di stoffa, lo soppesò un poco nella mano, con rimpianto, e poi lo consegnò al cavaliere.
Lui si schernì, per quel dono, ma la fanciulla insistette, e dopo avergli schioccato un altro, sonoro bacio sulla guancia, attese che lui aprisse l'involto.
Chrysale sciolse il laccio che stringeva il sacchetto e si lasciò scivolare sulla mano il contenuto. Si trattava di biglie di vetro, dai coloro vivaci, di quelle usate dai bambini nei loro giochi. Ad Alioscia, che era rimasta col fiato sospeso ad accertarsi che lui gradisse il suo regalo, rivolse un sorriso di gratitudine, e, presala tra le braccia, prima che potesse reagire le sfiorò le labbra con un bacio.
"Grazie.- le sussurrò - Le terrò in gran conto..."
Ma la ragazza, sconvolta dall'accaduto, dava l'impressione di non averlo neppure sentito. Con le guance in fiamme, si chinò a raccogliere le sue cianfrusaglie e poi si allontanò, senza togliergli gli occhi di dosso, inciampando nella lunga veste e sorridendogli continuamente. Fu alla sera del secondo giorno che giunsero all'imboccatura della caverna del Bevi-lacrime. La grotta si apriva sul fianco della montagna come una ferita e la luce che andava abbassandosi intorno a loro sembrava non aver mai visitato quell'antro oscuro. Aguja tossicchiò nervosamente:
"Bhé, eccoci qui...", osservò. Chrysale valutò brevemente l'apertura, fissò la cavalla ad uno spuntone di roccia, tranquillizzandolo con qualche carezza, e poi si apprestò ad entrare.
"Allora, andiamo?", chiese allegramente ai suoi accompagnatori.
"Ma guardatelo! - esclamò Aguja - Sembra che stia andando in gita!" Nebraja lo zittì in malo modo. Sistemata alla bell'e meglio la cesta accanto all'ingresso, i tre chierici seguirono Chrysale nell'ombra. Dopo un po' che procedevano al buio, Nebraja propose ad alta voce:
"Non sarebbe il caso di accendere una torcia?" L'eco delle sue parole rimbombò fin nei più profondi recessi dell'antro. Chrysale lo zittì seccamente.
"Mio giovane amico, qualunque cosa si nasconda qui dentro - sussurrò - è opportuno che rimanga il più possibile all'oscuro della nostra presenza."
Il suo sussurro non si era ancora estinto, che una debole fiammella scaturì alle sue spalle, squarciando la fitta tenebra. Aguja, con in mano l'acciarino acceso, non fece in tempo a rispondere all'imprecazione di Nebraja, che già l'inferno si era scatenato intorno a loro.
"Pipistrelli! - gridò Chrysale - Buttatevi a terra!" Abile delle sue conoscenze sul combattimento al buio, Chrysale cominciò a menar fendenti a destra e manca, nel tentativo di arginare la corrente nera e squittente che si stava riversando addosso a lui e ai suoi giovani compagni.
Ben presto il frenetico battere d'ali cessò e la voce di Chrysale, sempre sussurrata e solo lievemente ansante, avvertì i chierici che potevano alzarsi e proseguire.
"Al buio." sottolineò.
Camminarono ancora per un pezzo, discendendo nelle viscere della montagna, i chierici che si stringevano in una catena umana, i passi felpati di Chrysale che li guidavano nelle tenebre, finché sbucarono in un'ampia caverna. Subito, una luce accecante esplose, da qualche parte, cogliendoli di sorpresa.
Prima che Chrysale potesse riaprire gli occhi e rendersi conto di quanto stava accadendo, un colpo formidabile si abbatté sul suo capo. Il cavaliere scivolò lentamente a terra e prima che l'incoscienza discendesse su di lui, fece in tempo ad udire la voce di Aguja protestare vivacemente:
"Ma c'era bisogno di colpirlo così forte?..."
Poi tutto fu tenebra. Quando Chrysale riaprì gli occhi, seppe subito dove si trovava. Si sollevò a sedere, massaggiandosi il capo indolenzito e guardandosi intorno. Si trovava su una piattaforma di pietra, del diametro di un metro e mezzo, su quella che sembrava la sommità di una colonna. Tutt'intorno a lui si spalancava un abisso apparentemente senza fondo, dal quale soffiava un vento gelido che odorava di putrefazione e oblio.
Era ancora nella caverna in cui era entrato, prima di essere colpito, e che ora era illuminata da una debole luminescenza di natura misteriosa.
Tra lui e il pavimento della grotta, da ogni parte, c'era un salto di almeno venti metri. Una risata bassa e gutturale richiamò la sua attenzione. Una figura era apparsa, dall'altro capo della voragine e Chrysale non ebbe bisogno di conferme per capire di chi si trattasse: il Bevi-lacrime...
"Benvenuto nella mia umile dimora.", lo salutò il mostro, abbozzando un inchino ironico. La sua voce sembrava provenire dal fondo di un pozzo gorgogliante, come se esso parlasse avendo dell'acqua in gola. Per il resto, la sua figura era vagamente umanoide, la pelle bianca e greve, gli occhi neri e infossati, con grosse borse. Chrysale rispose al saluto:
"Grazie del grazioso benvenuto. Il Bevi-lacrime, suppongo..."
La sua voce non tradiva la minima emozione, tutt'al più un certo fastidio, per trovarsi in quella condizione poco comoda.
"Risparmiami la tua ironia!", berciò il Bevi-lacrime, gorgogliando. "Con me non attacca! Tu sei in mio potere!" Chrysale ne convenne.
La situazione non era delle più rassicuranti: sospeso sopra un abisso, in balia di un mostro con poco senso dell'umorismo... Valutò se fosse il caso di lasciarsi scappare un sospiro di frustrazione, ma evitò.
"Bene, presa coscienza del fatto che, a quanto pare, sono tuo prigioniero - prese a spiegare pazientemente - Posso sapere cos' hai intenzione di fare di me?"
Il mostro proruppe in una risata d'onnipotenza simile ad acqua risucchiata in uno scolo. Chrysale decise che non c'era molto con la testa.
"Io ti ho attirato qui con l'inganno, sfruttando quegli stolti chierici. Ero sicuro che saresti caduto nella trappola: la tua curiosità è universalmente nota."
Chrysale prese l'affermazione come un complimento: dopotutto, aveva dato per scontato fin dall'inizio che la storia dei tre chierici fosse solo una montatura per attirarlo laggiù. Non per questo si era tirato indietro...
"A proposito, mio signore - domandò, rivolto al mostro - Che ne hai fatto dei miei giovani e poco affidabili amici?"
"Hanno avuto quello che meritavano - borbogliò la creatura, gongolando - Li ho rinchiusi dove non potranno fare danni, in attesa di decidere cosa fare di loro. Sono teneri, e le creature dell'abisso potrebbero trovare saporite le loro carni..."
E scoppiò in un'altra, delirante risata. Chrysale cominciava ad annoiarsi, condizione pericolosissima per lui. "Tornando a me...", intervenne. Il Bevi-lacrime smise di ridere di colpo.
"Tu resterai mio prigioniero finché non mi avrai dato ciò che desidero. Io voglio bere le tue lacrime, Chrysale."
Il cavaliere si rammaricò che, essendo sottoterra, un tuono non fosse esploso, a sottolineare quell'uscita. Sospirò, scuotendo il capo.
"Tutto qui? Bhè, allora credo di poterti far risparmiare tempo e di poter togliere il disturbo anche subito. Vedi, si dà il caso che io non abbia mai pianto in tutta la mia vita..."
"Fandonie!", berciò il mostro, con un gorgoglìo minaccioso. "
E se anche fosse, qui io ti sottoporrò a tali tormenti della mente e del corpo, che neppure se tu avessi pietre per occhi e ghiaccio nel cuore, potresti esimerti dal piangere! Io ti berrò fino all'ultima lacrima!"
E scoppiò a ridere nuovamente. Chrysale si concesse il sospiro di frustrazione trattenuto in precedenza: evidentemente non sarebbe stato così facile togliersi da quella scomoda situazione. Rimasto solo, dopo che la risata folle del Bevi-lacrime si fu spenta nella profondità dei cunicoli di pietra, Chrysale fece il punto della situazione. Non che ci fosse molto da fare: la piattaforma gli lasciava a malapena spazio sufficiente per stare seduto e tutto il suo equipaggiamento gli era stato confiscato. Esaminando la caverna, scorse una sorta di passerella di assi di legno, fissata all' alto soffitto a volta con delle funi. Evidentemente, attraverso un sistema di leve, si poteva posizionare quel passaggio mobile sull'abisso, per raggiungere la piattaforma di pietra. Naturalmente, per fare ciò non ci si doveva trovare sulla piattaforma.
Una prigione interessante, dopotutto... La cosa che preoccupava di più Chrysale era che, anche restando laggiù cent'anni e anche volendo, non avrebbe potuto dare al Bevi-lacrime quanto gli chiedeva. Per quanto avesse memoria, non gli era mai capitato di versare una sola lacrima, fosse essa di dolore o gioia o rabbia. Non era una questione di cattiva volontà, ma questo certo il Bevi-lacrime non lo avrebbe capito. D'altra parte, come spingerlo ad azionare la passerella? Seduto sulla dura pietra, si chiese se non fosse il caso di ritentare d'indursi al pianto: cercò di pensare a qualcosa di triste, molto triste, ad una situazione angosciante e senza uscita, ad un dolore struggente e mai sanato, ma dovette riconoscere che tutto era inutile.
Per quanto si sforzasse d'indurre il suo animo alla tristezza, non riusciva a ricordare un solo momento in cui la disperazione l'avesse travolto completamente, senza che un'immediata consolazione, una giovane speranza non fossero discese ad alleviare il dolore e lo sconforto, o l'ironia e l'ottimismo non gli avessero fatto apparire la situazione meno nera di quanto non sembrasse.
Tutto ciò, a ben guardare, era deprimente: dopotutto anche quello era un limite, in quel momento più che mai. Ma cosa poteva farci?... Mentre si dibatteva tra queste considerazioni, avvertì l'avvicinarsi di qualcuno, da uno dei cunicoli che si aprivano sulla caverna.
Restò in ascolto: se anche si fosse trattato di un essere pericoloso, non avrebbe dovuto temerlo, poiché esso non avrebbe potuto raggiungerlo, più di quanto lui, Chrysale, non avrebbe potuto farsi avanti ad affrontarlo. A meno che il mostro non sapesse volare, naturalmente... Ma quando vide la figura uscire dall'ombra del cunicolo, ogni minimo timore fu sedato. "Nì!", esclamò Alioscia, appena lo vide, e la sua vocetta acuta riecheggiò in ogni anfratto della caverna. Felicissimo di vederla, Chrysale le fece cenno di abbassare la voce. Non si chiese neppure come fosse fuggita al Bevi-lacrime: non era importante, adesso.
"Mia cara Alioscia, - la salutò, dalla sua prigione sospesa - come sono felice di vederti sana e salva!"
La ragazzina sorrise felice, improvvisando una sorta di danza sull'orlo del precipizio.
"Ora, - la richiamò Chrysale, cosciente di avere poco tempo, prima del ritorno del suo carceriere, - ti sarei immensamente grato se volessi aiutarmi a lasciare questa posizione, quanto mai scomoda."
Lei annuì, con entusiasmo, e si guardò intorno freneticamente, alla ricerca di qualcosa per aiutarlo. Ma nella grotta non c'era assolutamente nulla, a parte nuda roccia.
Senza lasciarsi abbattere, la ragazzina rovesciò a terra il contenuto del suo sacco, frugando nel mucchio e scartando, nell'ordine, una penna d'oca, un cucchiaio di legno, un imbuto, un colino... Chrysale attese, senza tradire la propria impazienza.
"Alioscia, - la richiamò, dolcemente - non vorresti provare ad azionare quel ponticello di legno?"
Alioscia lo guardò, inizialmente senza capire; poi, seguendo il suo sguardo, si avvicinò alla passerella. Da dove si trovava, Chrysale non vedeva leve né meccanismi di alcun tipo: non sarebbe stato facile. Alioscia si avvicinò alla struttura e si accucciò: picchiettò con le dita le assi, annusò il legno, lo leccò anche, furtivamente. Chrysale cercò di darle qualche consiglio, invitandola a spingere la passerella, ma doveva essere molto pesante, perché, per quanto si sforzasse di spingere e tirare, fino a ritrovarsi col volto paonazzo, la ragazzina non riuscì a spostarla di un centimetro.
"Nì!", gemette, prossima alle lacrime. Vederla in quello stato fece balenare in testa a Chrysale un'idea.
"Alioscia, tesoro, torna al tuo sacco, e vedi se riesci a trovare quello che ti dico..."
Anche le lacrime hanno un odore. Per la maggior parte della gente, esso non è percepibile, tanto meno a distanza. Il Bevi-lacrime, naturalmente, per la propria stessa natura, aveva un fiuto eccezionale per individuare il suo alimento vitale, anche a molte miglia di distanza. Stava per dirigersi alla gabbia in cui aveva rinchiuso i tre chierici, quando il suo fine olfatto captò l'inconfondibile aroma. E non si trattava certo di lacrime qualsiasi... Precipitosamente tornò sui propri passi fino alla caverna, e vi irruppe, con un ruggito gorgogliante. Immobile al centro dell'abisso, in piedi sulla piattaforma di pietra, stava Chrysale. Benché non potesse vedere il suo volto, dato che gli dava le spalle, il Bevi-lacrime indovinò subito che stava piangendo. E infatti, accorgendosi della sua presenza, il cavaliere si voltò, rivelando il bellissimo volto bagnato di lacrime. Gli occhi azzurri come il mattino splendevano più che mai, velati dal pianto, come gemme sul fondo di uno stagno limpido e la loro espressione era così mesta e malinconica da stringere il cuore.
Tanta tristezza in tanta bellezza costituiva uno spettacolo tale che perfino il Bevi-lacrime restò, per un attimo, interdetto. Ma poi la fame spazzò via ogni emozione ed un desiderio famelico s'impadronì di lui. Il petto del cavaliere tremava appena, scosso dai singhiozzi ed i capelli gli ricadevano attorno al viso come un serico velo. Quando il suo sguardo incontrò quello del mostro, e le labbra gli si schiusero appena, ad esalare un sospiro dolente, il desiderio del Bevi-lacrime si fece intollerabile. Con passo strascicato raggiunse la parete della grotta, liberando una fune nascosta che azionava la passerella. I suoi movimenti erano febbrili e frenetici, gli occhi sempre fissi sul bellissimo cavaliere piangente: voleva stringerlo tra le braccia fino a spezzare quel petto palpitante e leccare ogni singola stilla dal volto di statua e succhiare i suoi occhi simili a cristalli preziosi, fino ad inghiottirli e bere dalle sue labbra ogni sospiro, ogni lamento... La passerella si sollevò da terra, ruotò lentamente nel vuoto e si posò sopra l'abisso. In un balzo, il Bevi-lacrime la raggiunse: la fame e il desiderio lo rendevano folle. Il volto di Chrysale fu attraversato da un lampo di paura.
"Vieni a me. - sibilò il mostro, protendendo verso di lui la pallida mano ad artiglio - Vieni a me..."
Chrysale mosse un passo sulla passerella. Dalla bocca del mostro stava fuoriuscendo una lunga lingua, spessa e spugnosa, di colore bianchiccio, che si protendeva verso il suo volto.
"Vieni a me!", ripeté la creatura, impaziente, e Chrysale, come ipnotizzato, fece un altro passo, e un altro ancora. Ormai la lingua stava per sfiorargli la guancia, e il Bevi-lacrime si era leggermente acquattato, pronto a scattare.
"Nì!", strillò Alioscia. Il mostro, sorpreso, si voltò, in tempo per vedere la ragazzina elargirgli un'eloquente linguaccia. E quando riportò gli occhi dove prima c'era il piangente Chrysale, non vide che il vuoto.
Ruggì, voltandosi su se stesso, e Chrysale era lì, sulla passerella, bello e sorridente come la stella del mattino: la spada dall'elsa ingioiellata si era materializzata nella sua mano, e delle lacrime che avevano rigato il suo volto divino restava solo lo splendore negli occhi ammiccanti. Il mostro si lanciò su di lui, il volto deformato dalla rabbia, le mani protese a ghermirlo, e Chrysale si preparò al combattimento.
La passerella scricchiolava pericolosamente sotto i loro passi. Il Bevi-lacrime, che era più forte e veloce di quanto Chrysale avesse immaginato, attaccava, oltre che con le dita adunche, anche con la lingua mostruosa, che saettava rapidissima fuori dalla bocca e fendeva l'aria, sibilando.
Tra un colpo e l'altro, tra una parata e l'altra, Chrysale menava qualche fendente alle funi che tenevano insieme la passerella.
Il Bevi-lacrime ruggì: "Sei un folle! Precipiteremo nell'abisso entrambi!"
Il sorriso di Chrysale era disarmante: "Troppo ovvio, come finale...", osservò. Un colpo del mostro lo sbalzò quasi fuori dalla passerella, e, per schivarlo, dovette ribaltare la sua posizione, ritornando verso la piattaforma di pietra.
"Adesso sei in trappola! - gridò il mostro, vittorioso - Qualunque sia l'esito dello scontro, tu resterai intrappolato lì!"
Chrysale ringhiò una risposta: cominciava ad averne abbastanza. Arretrando verso la piattaforma, cominciò a menare fendenti alle funi, nel tentativo di spezzarle. La fragile struttura tremò ancora un momento, prima di sfasciarsi sotto i loro piedi.
Gli occhi del Bevi-lacrime si fissarono, increduli, su quelli di Chrysale, prima che il mostro precipitasse, con un lungo, urlo gorgogliante, nell'abisso senza fondo.
"No, Chrysale!!", gridò Alioscia, vedendo il cavaliere precipitare a sua volta, ed il suo grido riempì tutta la caverna. Angosciata, si lanciò sull'orlo dell'abisso, e vide Chrysale che, appeso ad una delle funi, le sorrideva qualche metro più giù. Le lacrime le scivolarono sulle guance.
"Nì...", mormorò, grata.
"Ma mi vuoi spiegare come hai fatto!", chiese eccitato Aguja, ed era solamente la trentesima volta, da quando Chrysale li aveva liberati dalla loro prigione. Erano già usciti dalla grotta del Bevi-lacrime e stavano percorrendo il canyon che conduceva fuori dalla regione montuosa.
Nebraja e Aguja erano stati molto felici di vederlo e sembravano aver dimenticato che erano stati proprio loro a metterlo in quella scomoda situazione. Chrysale, da parte sua, aveva preferito non serbare rancore: in fondo, negare ai due una spiegazione di quanto era accaduto, frustrando la loro curiosità, era una punizione più che sufficiente.
Dalla cesta volante, Alioscia gli lanciava occasionali occhiate complici, alle quali lui rispondeva con caldi sorrisi.
"Almeno tu, Alioscia! - gemette Aguja, al colmo della frustrazione - Raccontami cosa è successo!"
"Nì!", cinguettò la ragazzina e cominciò a tempestare il giovane con il suo pigolio, fino ad indurlo quasi alle lacrime.
Le lacrime... Chrysale ne sentiva ancora il sapore tra le labbra, una sensazione nuova e strana, per lui. Peccato che l'odore della cipolla che si era dovuto sfregare sul viso gli risultasse alquanto sgradevole.
Non sarebbe stato facile farlo andare via...
Era stato un bene aver esaminato per tempo il tesoro di Alioscia: i tuberi incrostati di terra gli erano tornati in mente, nella caverna, ed era stata una piacevole sorpresa constatare che, come aveva sospettato, si trattava di cipolle. Il resto era stato un gioco da ragazzi. Ripensò al Bevi-lacrime, al suo desiderio famelico, alla sua orribile fame.
E tutto per qualche lacrima...
Forse anche lui avrebbe dovuto rivalutare l'importanza del pianto, nella vita. Si ripropose una più attenta riflessione. Nebraja, che, da quando avevano lasciato la grotta, non aveva più detto una parola, aprì bocca solo per ringhiare ad Aguja di starsene zitto.
Cullata dal dondolio della cesta, Alioscia era scivolata dolcemente nel sonno: dalle sue labbra socchiuse in un sorriso, fuoriusciva un debole "Nì".

di Cauchemar