[ « Torna a pag. 1 ]     Il complimento giunse assai gradito alla principessa, anche se veniva da quell'individuo spregevole. Con sollievo, lasciò scivolare lo zaino a terra e dopo essersi stiracchiata, sedette su una roccia, ai piedi di una quercia. Mentre consumavano un pasto frugale, Chrysale ruppe di nuovo il silenzio: "Mi chiedevo se vostra altezza si sentirebbe pronto ad affrontare uno scontro armato." disse, quasi per caso, tra un boccone e l'altro. Argenide lo guardò, senza capire dove volesse arrivare.
"Perché me lo chiedete? Pensate ci troveremo a dover combattere ancora?" Il cavaliere fece un cenno vago con la mano.
"No, valutazioni... E' che da stamattina ho l'impressione che qualcuno ci stia seguendo e mi domandavo se, di fronte ad un eventuale scontro, voi possiate essermi di qualche aiuto." La ragazza lanciò un'occhiata allarmata verso il sentiero che avevano percorso. Forse Thyrza aveva mandato qualcuno per eliminarla...
"Siete sicuro di ciò che dite?" chiese nervosamente a Chrysale.
"Oh, quanto si può essere certi di qualcosa, oggigiorno!" sorrise, affabile. La severità del mattino era scomparsa ed ora egli appariva affascinante e spensierato come sempre.
"Ma vorrei una risposta da voi. Avete accennato alla vostra abilità con la spada, ieri... Mi piacerebbe provarla, se non vi disturba." La principessa cercò di rifiutare l'offerta, ma non aveva motivazioni valide da addurre come scusa. Quando Chrysale le mise in mano una spada, comparsa come per magia tra il suo bagaglio, lei la trovò molto pesante, l'elsa fredda, nella sua mano. Il cavaliere, intanto, aveva liberato la sua bella arma dal fodero e si era al contempo spogliato della tunica e della camicia, rimanendo a petto nudo.
"Perché non vi spogliate anche voi?" chiese alla principessa, che, a quella vista, era avvampata.
"Il sole è allo zenit e qui non ci sono alberi a farci ombra." Argenide si giustificò, dicendo di preferire combattere vestita ed il suo avversario lasciò cadere la cosa. Non voleva che lui sapesse la verità: era già difficile ora che la credeva un ragazzo. Se avesse saputo che era una fanciulla, l'avrebbe trattata anche peggio. O forse no...In fondo Chrysale era un cavaliere e la gentilezza era dovuta alle dame. Benché i suoi occhi tentassero di sottrarsi a quella vista, non poteva impedirsi di ammirare quel corpo snello e muscoloso, la pelle chiara, priva di cicatrici, il torace glabro, le spalle armoniose. Un turbamento nuovo la colse. La voce di Chrysale la richiamò alla realtà. I due si posero uno di fronte all'altra e Argenide strinse la spada, proponendosi di fare il meglio che poteva, per non sfigurare.
Attaccò per prima, sollevando l'arma sopra la testa, ma il movimento la rallentò e sbilanciò e Chrysale poté evitarla facilmente. Lo attaccò ancora, rischiando di finire a terra, per il suo stesso slancio, senza mai riuscire nemmeno a sfiorare la lama avversaria.
Chrysale schivava con scioltezza i suoi goffi affondi, con una fluidità di movimenti quasi felina. Ben presto la ragazzina si ritrovò senza fiato e prossima alle lacrime.
"Se permettete un consiglio, vostra altezza" si permise di farle notare Chrysale
"Metterei meno slancio negli affondi..."
"Tacete!..." gridò lei, attaccandolo ancora e questa volta, mentre si scostava, lui la colpì alla schiena, di piatto, mandandola a finire lunga distesa tra l'erba.
"Vedete, così vi sbilanciate..." osservò il cavaliere. La principessa era al colmo della frustrazione, ma si rialzò, con aria risoluta.
Ancora una volta, sul volto di Chrysale apparve quella strana espressione intenerita e ancora ella non riuscì a capire se la stava prendendo in giro o cosa. Tentò un ultimo attacco, che fallì miseramente: Chrysale scivolò di lato, allungando al contempo un piede a farle lo sgambetto. Argenide ruzzolò a terra e questa volta non riuscì a trattenersi dallo scoppiare a piangere. Che lui ridesse pure, se lo trovava così divertente. Era così infelice... Ma Chrysale non rise. Si avvicinò a lei, serio in volto, si chinò e la sollevò con facilità tra le braccia, prima che lei potesse rendersene conto. Quando parlò, la sua voce era calda e tenera, tanto che, senza capirne la ragione, la ragazzina si ritrovò col cuore che batteva forte forte.
"Vi siete fatto male, principe Argens?" Ricordando il suo travestimento, la principessa cercò di ricomporsi, ma la voce rifiutava di uscirle dalla gola e tutto ciò che riusciva a fare era guardare, smarrita e confusa, quel bellissimo volto così vicino al suo. Finalmente riuscì a dire, con un filo di voce:
"Per favore... Mettetemi giù..."
Chrysale l'accontentò, posandola delicatamente a terra e lei si allontanò subito di un passo, barcollando appena. Il battito del suo cuore non si quietava e dovette raccogliere tutto la sua volontà, per rivolgersi a lui domandando: "Avete fama di grande spadaccino, mi hanno detto e vi sarei molto grato se voleste darmi qualche consiglio su come usare la spada."
Quelle parole, pronunciate con grande umiltà e, al contempo, fierezza, fecero fiorire un sorriso sulle labbra di Chrysale. Con un inchino che non aveva nulla di ironico, egli rispose: "Sarà un immenso onore insegnare a vostra altezza tutto quello che posso."
Il pomeriggio volò, mentre la lezione di scherma continuava. Argenide non si domandò neppure perché, pur credendosi inseguito, Chrysale indugiasse così a lungo nella radura. Tutto ciò a cui riusciva a pensare era di impegnarsi al massimo per non deludere il suo insegnante. Non si era mai curata molto di ciò che gli altri potevano insegnarle: considerava i suoi maestri degli stupidi noiosi e preferiva imparare le cose da sola. Inoltre, aveva sempre avuto la convinzione di sapersi arrangiare a fare qualunque cosa, all'occorrenza. La lezione di Chrysale le aveva rivelato la necessità di essere umili, di quando in quando e pur sopportando a malincuore le critiche che il suo insegnante le faceva, tra l'altro con molto garbo, pure si rendeva conto della loro importanza. Il tramonto la ritrovò distrutta, le mani piagate dall'elsa di metallo, le gambe che non la reggevano più e tutto il corpo dolorante per i colpi di piatto ricevuti. Ma si sentiva fiera di sé e l'espressione soddisfatta di Chrysale la rendeva talmente felice che si ritrovò a sorridere, senza una ragione. Chrysale le diede un unguento per le mani e mentre cenavano, prese a raccontarle delle sue passate avventure e degli scontri più memorabili che aveva sostenuto. Raccontava le sue storie con vivacità e brio e la sua bella voce la trasportava in luoghi esotici e misteriosi, creando immagini così vivide che perfino lei riusciva a vederle.
"Avete una bella risata, vostra altezza." le fece lui, ad un certo punto e la principessa si rese conto di non aver più fatto nulla per mascherare la propria voce. Non le sembrava nemmeno più così importante...
"Avete viaggiato molto - disse, ignorando la sua affermazione - e avete avuto una vita avventurosa. Di certo conoscete più cose del mondo di qualunque persona io abbia mai conosciuto. Mi piacerebbe che mi insegnaste ad essere come voi" concluse, stupendosi delle parole che la sua stessa voce andava pronunciando. Chrysale sorrise:
"Vi ho promesso che v'insegnerò tutto quanto è in mio potere, ma vorrei dirvi, innanzitutto, che si può imparare molto da tutte le persone che incrociamo sul nostro cammino. Anche coloro i quali, di primo acchito, ci appaiono sciocchi, o ignoranti, o insignificanti: tutti hanno qualcosa in serbo per noi, una lezione da impartirci, anche se, il più delle volte, sono i primi a non rendersene conto."
Il suo sorriso si allargò e Argenide sorrise, a sua volta.
"Questa è la mia prima lezione di vita per vostra altezza: anche se avete una vostra idea, ascoltate tutti, e sappiate mettervi in discussione. Solo così sarete davvero fedele a voi stesso." Argenide annui. Dopo essersi coricata, rimase a spiare tra le ciglia la figura seduta accanto al fuoco, finché si addormentò. Si rimisero in viaggio con l'alba. La foresta ormai si stava diradando: presto avrebbero raggiunto le verdi vallate di Lorn, su cui governava lo zio di Argenide, Gustav. La consapevolezza che il viaggio stava per finire, se fino al giorno prima era risultata un sollievo per la ragazzina, ora gravava sul suo cuore come una pietra. L'idea dei pericoli attraversati, della perdita del buon Morton e ancora di più, la prospettiva di lasciare Chrysale, le risultava insostenibile. Tuttavia, quella mattina non attese che lui le dicesse di riordinare le sue cose: lo fece da sola e poi smantellò il piccolo campo, cancellando le tracce e rimuovendo i resti del focolare, come lui le aveva insegnato. Chrysale non commentò, ma era visibilmente compiaciuto. Il sentiero ora procedeva in leggera pendenza, tra le rocce e gli alberi erano più radi, così da non offrire, in certi tratti, alcuna copertura. Mentre camminavano, Chrysale le chiese di parlargli del suo castello, dei luoghi in cui era cresciuta ed Argenide lo accontentò. Parlare del suo passato perduto le faceva male, benché tanto spesso, quando viveva al castello riverita e amata da tutti, aveva desiderato una vita differente. Si era sentita a volte prigioniera di quelle mura dorate, del soverchio amore dei suoi genitori, che accettavano ogni suo capriccio, della protezione dei cortigiani e dei servi, che non le davano pace. Eppure, dopo quei giorni trascorsi all'addiaccio, affrontando pericoli e disagi, ripensava con nostalgia a quanto si era dovuta lasciare alle spalle e riconosceva la propria ingratitudine di certi momenti, quando aveva dato per scontato che tutta quell'attenzione le fosse dovuta. Chiese a Chrysale di raccontarle ancora delle terre dell'est, della vita frenetica nelle grandi città di Tebras e Youle, coi loro mercati variopinti e i loro palazzi dalle terrazze fiorite. C'erano così tante cose che avrebbe voluto poter vedere, ora che non aveva più nulla a cui tornare... Sostarono per pranzare presso una macchia di betulle argentee e dopo mangiato, Argenide chiese a Chrysale di farle fare ancora esercizio con la spada. Fu allora che apparvero gli uomini. L'attacco fu così improvviso che perfino Chrysale parve colto di sorpresa, ma si riebbe subito. Si trattava di sei energumeni in vesti civili e tuttavia troppo ben messi per essere semplici briganti. Brandivano spade dall'elsa semplice, di quelle date generalmente in dotazione agli eserciti. Evidentemente il signore di Lorn li stava aspettando... Chrysale valutò tutto questo mentre, con la spada in pugno, si voltava a fronteggiare gli assalitori.
"Qualche problema, signori?" esclamò, cortese e pericoloso.
"Chiudi la bocca, e consegnaci sua altezza, se vuoi morire velocemente!" gli intimò uno degli uomini. Chrysale non valutò a lungo la proposta: "Grazie. Non credo di avere particolare fretta di morire." rispose.
"Inoltre - aggiunse - non credo che sua altezza abbia intenzione di presentarsi a suo zio trascinato in catene da voi."
E prima che l'altro potesse ribattere alcunché, si lanciò sul primo uomo alla propria destra e lo scontro ebbe inizio. Argenide, impietrita dallo spavento, era rimasta immobile, la spada stretta in pugno, ma quando uno degli uomini si rivolse a lei, decise che avrebbe venduto cara la pelle. Chrysale si muoveva, veloce come il lampo, e altrettanto letale. I suoi avversari non facevano neppure in tempo a rendersi conto di essere colpiti, e cadevano, senza un gemito. La principessa parò il colpo che il suo assalitore, quasi per gioco, le aveva sferrato e subito affondò a sua volta, cogliendo l'uomo di sorpresa. Non le piacque lo sguardo che lui le lanciò e si preparò a difendersi ancora, ma Chrysale era già intervenuto, togliendola d'impaccio. Alla fine, rimase in piedi solo l'uomo che aveva parlato. Chrysale gli sorrise: lo scontro non gli aveva procurato nemmeno il fiatone.
"Ebbene? Vuoi avere salva la vita, per strisciare fino al tuo signore e riferire che sua altezza rimane con me? Anche se ti taglio una mano o entrambe le braccia non dovresti avere problemi..."
"Di cosa parli, Chrysale?", intervenne Argenide.
"Del vostro caro zietto, vostra altezza, che ha pensato di mandarvi questo bel comitato di benvenuto." le rispose lui, serafico.
"Evidentemente il buon Morton non era a conoscenza dei recenti dissidi tra vostro padre e il signore di Lorn. Una vera fortuna che questi pagliacci ci siano venuti incontro, ad illuminarci!"
"Taci, cane rabbioso! - berciò il soldato di Lorn - Non avete alcuna speranza di uscire vivi da questa foresta. Vi staneremo con l'acciaio e col fuoco..." La voce di Chrysale risuonò tagliente, mentre la sua ancor più tagliente spada fendeva il corpo dell'uomo.
"Forse i tuoi compagni ci staneranno. La tua missione finisce qui".
L'uomo scivolò a terra. Chrysale si rivolse alla principessa. Ora che tutto era finito, l'emozione aveva preso il sopravvento e la ragazzina tremava, irrefrenabilmente. Dunque suo zio voleva ucciderla... Lanciò un'occhiata disperata a Chrysale: improvvisamente si era resa conto di essere sola al mondo, senza un posto in cui andare, senza nessuno ad accoglierla, a prendersi cura di lei ed era più di quanto il suo cuore potesse sopportare. Aprì le labbra per parlare, ma non riuscì ad emettere altro che un singhiozzo soffocato. E all'improvviso si ritrovò tra le braccia di Chrysale, stretta contro il suo petto, e, senza pensare, affondò il volto nell'incavo della sua spalla, tra i suoi capelli color del cielo al crepuscolo e scoppiò a piangere. Le mani di lui le accarezzavano teneramente il capo e la sua voce calda e avvolgente la lambiva, con parole che non poteva udire, ma di cui indovinava la dolcezza. Sfogò tutto il suo pianto, senza preoccuparsi che lui potesse trovarla sciocca, senza pensare che la credeva un ragazzo: tutto si annullava nella sicurezza di quell'abbraccio, in quel calore immenso che le scaldava il cuore. Si staccò da lui dopo un'eternità, confusa e stremata, ma rinfrancata, nello spirito. Lui le sorrideva ancora, ma quando parlò, lo fece come se nulla fosse accaduto: "Dobbiamo tornare nella foresta, vostra altezza. Ci verranno a cercare."
Ripercorsero i loro passi, velocemente, mentre le ombre si allungavano sempre di più e la foresta tornava ad infittirsi. Benché stremata dalla fatica e dall'emozione, la principessa procedeva, stringendo i denti, senza un lamento. Chrysale la guidava, nella sera incipiente, muovendosi sicuro anche nei tratti più scoscesi e lei seguiva il balugino dei suoi capelli, come un faro. Infine si fermarono, per una breve sosta. Argenide si appoggiò ad un albero. Non sarebbe riuscita a muovere un altro passo, ma non lo avrebbe mai ammesso, non a lui. Chrysale aprì il proprio zaino, e ne estrasse una bottiglietta d'argento, ornata con pietre dure, ne svitò il tappo e la porse alla principessa.
"Bevete, Argens. E' una pozione che vi darà forza." Lei lo guardò, titubante, ma era troppo stanca per opporsi. Prese la fiaschetta dalla sua mano, se la portò alle labbra e bevve un sorso del liquido dolce che conteneva.
"Promettetemi che ricorderete sempre ciò che ho cercato di insegnarvi, altezza." udì la voce di Chrysale dire, mentre già tutto cominciava ad annebbiarsi, intorno a lei.
"Siete una persona dotata di un'eccezionale volontà e maturando potreste diventare una grande regina..." Ma ormai lei non lo sentiva più. Le tenebre discesero sulla sua mente e la notte l'avvolse, una notte che aveva il profumo di Chrysale ed il calore del suo abbraccio. Quando la Principessa Argenide aprì gli occhi, il sole era già alto da un pezzo. Subito non si rese conto di dove si trovasse: giaceva in un letto morbido, avvolta in una nuvola di tulle bianco, tra lenzuola fresche e profumate.
"Vostra altezza è la solita dormigliona!" La voce di Jedda, la sua balia, la riportò alla realtà, ma già lei si era resa conto che quello in cui giaceva era il suo letto, nella sua camera, a Doran. Com'era possibile?... Le tende di tulle furono scostate e il volto arrossato e gioviale della balia le apparve, sorridente come al solito. L'ultima volta in cui l'aveva vista, era un'apatica marionetta, come tutti gli altri, comandata dal perfido Thyrza. Avrebbe voluto chiedere cosa fosse accaduto, ma riuscì solo a mormorare: "...Dov'è Chrysale?..." Jedda la guardò, senza capire, poi scoppiò in una risata e le strizzò l'occhio.
"Oh, avete sognato un bel cavaliere?! Era ora che cominciaste, mia cara bambina!..." Argenide non rispose. Si sentiva confusa, stranita ed il ricordo delle avventure passate assumeva davvero nella sua mente i contorni di un sogno. Ma la figura di Chrysale e ancora di più la sensazione delle sue braccia intorno al corpo risaltava distintamente, provocandole ancora una strana emozione. Lasciò che la balia l'aiutasse a vestirsi, cianciando come sempre e poi uscì dalla stanza. Nei corridoi i cortigiani e la servitù la salutavano, con la solita affabilità e nulla sembrava essere cambiato, nel castello. Raggiunta la sala del trono, esitò un attimo ad entrare. Ma poi si fece coraggio, spalancò gli alti portali e subito scorse i suoi genitori seduti presso un'alta finestra, intenti a discorrere allegramente con alcune persone. Quando la videro, le sorrisero e la invitarono ad avvicinarsi. Lei obbedì, rabbrividendo, quando vide che, accanto a loro, sorrideva anche il mago Thyrza. Tuttavia si lasciò avvolgere dal forte abbraccio del re ed affondò il volto nel seno profumato della regina.
"Sua altezza è particolarmente radiosa, questa mattina..." Argenide si voltò, incredula.
Morton era davanti a lei, impeccabile nella sua livrea di capo-maggiordomo, e lei non poté fare a meno di saltargli al collo, con un grido di gioia. Il domestico parve oltre modo imbarazzato, ma rispose all'abbraccio, tra le risa dei presenti.
"Forse vostra altezza è stata spaventata da un brutto sogno?" le domandò insinuante il mago Thyrza. Argenide lo fronteggiò, senza paura.
"No, mio signore. - gli rispose, educatamente e senza alcun imbarazzo - Un bel sogno, direi piuttosto. Illuminante." Guardò i volti sorridenti che la circondavano, e il sole che penetrava, radioso, dalla finestra spalancata. Tutto sembrava davvero essere rimasto immutato nel castello. Ma lei, Argenide, non sarebbe potuta essere la stessa, mai più... Con un sorriso ed un inchino si accomiatò: le sue lezioni l'attendevano. Il gruppo la seguì con lo sguardo, mentre usciva dalla sala, con incedere solenne. Tutti apparivano molto compiaciuti. Chrysale sedeva ad un tavolo, nella locanda della Spiga d'Oro.
Davanti a lui si andava componendo un gioco di carte e le figure dipinte con maestria creavano una rapsodia di colori, nella dorata quiete del meriggio.
Ma solo in parte l'attenzione del cavaliere era assorbita dal gioco. Il suo pensiero volava alla principessa Argenide, che aveva riconsegnato, addormentata dalla potente droga, tra le braccia dei suoi regali genitori, la sera prima. Non era sicuro di essere riuscito nell'intento che si era prefissato, ma voleva essere ottimista.
D'altra parte quando, una settimana prima, gli era stata proposta quella delicata missione dagli stessi sovrani di Doran, aveva dubitato che fosse realizzabile.
Ma, dopotutto, il piano era riuscito e tutta la corte era stata coinvolta, per inscenare l'ascesa al potere di Thyrza, e per spingere la principessa alla fuga. L'unico a non sapere nulla era il buon Morton. Nella sua limpidezza, preoccupato com'era per la sorte della ragazza, avrebbe rischiato di mandare a monte tutto.
Era stato necessario tenerlo all'oscuro del piano, indirizzandolo sapientemente verso il regno di Lorn, e verso di lui, Chrysale, come guida e compagno in quel viaggio, per poi farlo 'rapire' dagli emissari di re Jobel, nella foresta, in modo che Argenide e Chrysale potessero rimanere soli.
"Vedete - gli aveva detto il sovrano, cogliendolo un poco di sorpresa, - nutriamo forti speranze che un'esperienza di questo genere possa giovare al carattere di nostra figlia.
Ci siamo resi conto di aver compiuto degli errori in passato e vorremmo porvi rimedio.
" In quanto alla scelta di lui, Chrysale, come pedagogo, nessuno dei congiurati sembrava nutrire alcun dubbio: non avrebbe potuto essere che un eccellente modello, per la giovane. Così la macchinazione si era messa in modo, con l'intervento inaspettato, ma, tutto sommato, opportuno, dell'ambizioso ed infido signore di Lorn.
Il suo esercito a quell'ora era già stato messo in rotta dagli uomini di Doran e certo egli ci avrebbe pensato due volte, prima di muoversi ancora contro il fratello. Chrysale depose l'ultima carta sulla tavolo: la donna di cuori.
Si chiese come stesse la piccola Argenide e se mai qualcuno le avrebbe raccontato la verità, su quello scherzo architettato ai suoi danni, ma, tutto sommato, per il suo bene.
Era probabile che, prima o poi, lo avrebbero fatto e si augurò che, quando ciò fosse avvenuto, lei lo sarebbe andata a cercare.
Era fatalmente curioso di vedere la donna che sarebbe diventata e si augurò che, se fosse fiorita meravigliosamente come prometteva, un po' del merito sarebbe stato anche suo.

di Cauchemar