[ « Torna a pag. 2 ]     Si trattava di una Testuggine Dragone, enorme animale acquatico pacifico se tenuto a debita distanza e se non tormentato, molto aggressivo se stuzzicato o se messo in pericolo.
Black Moon spiegò questo a Moran ed entrambi si tennero quanto più potevano lontani dalla creatura, cercando di non infastidirla troppo con la loro presenza, anche se non riuscivano a capire cosa ci facesse una creatura del genere in una caverna come quella tanto lontana dal mare!
In ogni caso i due riuscirono a raggiungere il cunicolo alle spalle della Testuggine e a continuare il cammino.
"Dopo tutto questo, Avel mi dovrà un grosso favore…!" disse irritato Black Moon, "se crede di poter usufruire dei nostri servigi e di non pagarne il prezzo si sbaglia di grosso."
"Non fantasticare Black Moon, a quanto dice il tuo amico Destrum, noi dovremmo essere onorati di poter servire il Primo Sacerdote del grande Hilven!"
"…Per prima cosa gli chiederò un'armatura magica, che protegga contro i Draghi Rossi, poi una lauta ricompensa in denaro, un premio di 10.000 monete di platino sarebbe sufficiente, e poi…"
"Di platino?" lo interruppe Moran, "non ti sembra di chiedere un po' troppo?"
"Ehi guarda, siamo arrivati ad un'altra grotta, facciamo attenzione!"
Ma Black Moon, sbadatamente, continuò a procedere immaginando qualche altra ricompensa da chiedere ad Avel e non vide il mattone sporgente al centro della stanza che, una volta calpestato, attivò uno dei trabocchetti di quel posto infernale: una pioggia di dardi sgorgò dalle innumerevoli feritoie presenti lungo le pareti della stanza.
Alcune andarono a vuoto, ma altre tre colpirono Black Moon che per la sorpresa non riuscì a difendersi.
Due frecce lo colpirono di striscio al braccio destro e sulla fronte, causandogli solo graffi superficiali, la terza lo colpì in pieno alla gamba sinistra, facendolo barcollare. Moran, estrasse lo scudo che portava sotto il mantello e più velocemente che poteva attraversò la grotta proteggendosi alla meglio e tentando di portare in salvo l'amico.
Quattro frecce si conficcarono nello scudo, una di queste raggiunse il braccio, altre due lo colpirono alla spalla destra e al polpaccio destro, in modo superficiale.
Una volta al riparo Black Moon estrasse dalla borsa di cuoio una boccetta e ne bevve parte del contenuto, lasciando la restante porzione a Moran.
Il liquido fece subito effetto facendo rimarginare completamente le ferite.
"Ci rimane un altro corridoio da esplorare, non perdiamo tempo!" Esortò Moran.
Più rapidamente che poterono, riattraversarono la stanza riparandosi alla meglio dalla pioggia di frecce e tornarono indietro. Moran ristette un attimo quando dovettero passare dinanzi al cunicolo che portava alla caverna del Drago Rosso, per timore che la bestia fosse riuscita a liberare il passaggio.
Infatti quando Black Moon passò davanti all'ingresso del corridoio, un uomo vestito di un'armatura di piastre di rubino, coi capelli rosso-fuoco e gli occhi iniettati di sangue, gli balzò addosso e lo scaraventò a terra.
Tenendolo poi fermo col peso del suo corpo, l'uomo cominciò a cambiare aspetto.
Moran sguainò la spada e si catapultò contro la creatura per soccorrere l'amico, ma il colpo andò a vuoto; al contrario, il drago scagliò Moran contro una parete vibrando un fendente micidiale con la sua possente coda.
Black Moon, nel frattempo, era riuscito ad estrarre Flatfield, la sua spada nera ed a colpire il drago alla zampa che lo teneva inchiodato al pavimento.
La bestia ruggì e con la zampa ferita colpì Black Moon squarciandogli il petto.
Moran si alzò a fatica e con la spada protesa in avanti osservava il Drago che minaccioso e schiumante di rabbia lo fissava in attesa del momento opportuno per sferrare il colpo decisivo.
Il Drago attaccava con i suoi artigli, lunghi ed affilati come sciabole e Moran cercava di difendersi alla meglio e di rispondere agli attacchi; anch'egli aspettava il momento giusto per colpire: quando infatti il drago, più veloce di un serpente, allungò il collo in avanti per mordere il guerriero e stritolarlo nelle sue enormi fauci, Moran ne approfittò e con un colpo ben calibrato, gli recise la giugulare.
Il Drago si dimenò per pochi minuti, poi cadde a terra morto.
Moran corse a soccorrere Black Moon, ma anche per lui era troppo tardi, il Drago gli aveva squarciato il torace ed era morto sul colpo.
Il povero avventuriero dunque non potè far altro che continuare l'impresa da solo.
Prese una delle pozioni di guarigione dalla borsa di Black Moon (ne rimanevano ancora tre, più altre cinque boccette di cui non conosceva il contenuto) assieme alla pergamena da consegnare ad Avel e proseguì il cammino fino al terzo corridoio.
Con molta cautela lo attraversò tutto e giunse nella stanza a questo collegata, notando con suo grande stupore che era privo di trabocchetti, ma forse aveva formulato conclusioni affrettate: sentì un sinistro scricchiolio sulla sua testa e fu colpito da frammenti di roccia e terreno che caddero dall'alto.
Cominciò a fuggire giusto in tempo per sentire, alle sue spalle, il fragore di un enorme macigno che rotolava verso di lui.
Corse inseguito dal masso fino ad attraversare tutto il corridoio successivo che, con suo profondo sgomento, non presentava altri accessi.
Si voltò e vide il macigno che si avvicinava sempre più.
Si guardò rapidamente intorno attanagliato dall'angoscia più crudele.
Ad un tratto notò una stretta rientranza nel cunicolo, distante pochi metri da lui e poco più all'enorme pietra; non vedendo altra via di fuga, corse verso la rientranza, gareggiando col gigante di pietra.
Riuscì ad entrare nel dislivello della roccia e vide il macigno passargli a poco meno di un dito dalla fronte e proseguire fino a schiantarsi sulla parete e scomparire dietro di questa.
Con un sospiro di sollievo, si appoggiò con tutto il peso sulla parete che era stata la sua salvezza.
Questa si schiuse improvvisamente e fece sprofondare Moran in un'altra stanza adiacente al corridoio.
Si trovò disteso in un ennesimo corridoio lastricato di pietra liscia, ben levigata, più vivamente illuminato alla cui estremità si vedeva chiaramente l'interno di una stanza coperta di arazzi e scandita per tutto il perimetro da colonne e pilastri di pietra.
Sul pavimento vi era un'incisione simile a quella della prima stanza che avevano visitato e di fronte all'ingresso, delimitato da un arco di pietra con una chiave di volta raffigurante la testa di un drago, vi era un trono di pietra, decorato con lamine d'oro che creavano un disegno di volute, archi e cerchi, al cui interno svettavano scintillanti gemme preziose.
Sul trono era seduto un uomo vestito di una toga rossa stretta in vita da una fascia gialla, delimitata da merletti di tessuto dorato; una seconda fascia con un diadema di platino al centro, la cui forma ricordava i disegni a volute del trono, gli attraversava in diagonale il petto ed un mantello ricoperto di porpora gli cadeva sulle gambe; la testa era coperta dal cappuccio della tunica ma si scorgeva la fronte corrucciata, le folte sopracciglia bianche, gli occhi aguzzi che fissavano l'ospite appena piombato in quel luogo, un rigo di barba bianca, ben curata che circondava la bocca ed il volto; le mani erano appoggiate sui braccioli del trono; al dito anulare della mano destra portava un rubino molto appariscente che brillava intensamente di una luce che ormai Moran sapeva appartenere ad un Artefatto; due possenti statue di pietra, una raffigurante un uomo nerboruto vestito di una pesante armatura completa e fornito di spadone, l'altra un uomo più esile dai capelli molto lunghi che portava una spada nella mano destra, uno scudo nella sinistra ed un corpetto di piastre, troneggiavano alla destra e alla sinistra dell'uomo seduto.
Moran si alzò rapidamente e cominciò ad avanzare verso il sacerdote che rimaneva immobile osservando lo straniero dall'aria smarrita ma ormai serena, avanzare verso di lui.
Giunto al suo cospetto, fermatosi al centro della stanza, accennò un saluto abbassando lievemente la testa ed esordì:
"Salve, mi chiamo Moran detto il Pazzo e sto cercando Avel, il Primo Sacerdote di Hilven!"
"Sono io Avel, avvicinati straniero e non temere!" Moran eseguì e continuò:"Mi è stato affidato il compito di consegnarvi questa pergamena. Tenete!"
Estrasse dalla propria borsa la pergamena sempre custodita nel cofanetto e la porse ad Avel.
"Molto bene, Moran il Pazzo; tu non fai parte della Compagnia del Lago di Diamante, non è vero?"
"No signore, questo è solo un favore che un certo Destrum ha chiesto a me e al mio compagno!"
"Oh, Destrum! Era stato incaricato lui di portarmi la pergamena, scortato dal contingente di soldati che la Compagnia gli aveva fornito. Perché ha incaricato un giovane guerriero?"
"Quando i draconici hanno attaccato la carovana e sgominato i soldati, Destrum si è impegnato a rintracciarli e a recuperare la pergamena, poi l'ha affidata a noi dicendo che doveva assolutamente avvertire il Committente degli sviluppi della situazione; non so altro!"
"Destrum, poveretto, penso che la sua carica all'interno della schiera dei Sudditi della Compagnia non durerà a lungo. "Moran, hai adempiuto al tuo dovere alacremente, dimmi cosa posso offrirti in cambio dei tuoi servigi?"
"L'umica cosa che vorrei Grande Avel sarebbe quella di rivedere ancora vivo il mio compagno Black Moon, ucciso dal tuo Drago!"
"Black Moon hai detto? D'accordo, ma la pratica della resurrezione richiede molto impegno e grande fatica…!"
"Ho capito…! Ditemi cos'altro volete in cambio?!"
"Bene Moran…Ho saputo che Black Moon possiede uno scrigno nero con una strana incisione sulla serratura ed una formula magica sul coperchio; lo porta sempre con se, nella sua Borsa Conservante.
Se avrò quello scrigno, il tuo desiderio sarà realizzato!"
"Accetto, avrai quello scrigno, a patto che tu mi dica cosa c'è dentro."
"E' uno scrigno magico, amico mio. Evoca una potente creatura; nelle mani sbagliate causerebbe innumerevoli disastri. Ecco perché lo voglio!"
"Porta qui anche il corpo di Black Moon, procederò col rito della Resurrezione."
Moran percorse la strada a ritroso fino al luogo dove Black Moon era stato assassinato dal Drago Rosso, ripose nella borsa dell'amico le pozioni di guarigione che aveva preso, visto che non erano state utilizzate, slacciò lo Scrigno Nero dalla cintura dell'elfo e caricatosi in spalla il cadavere, tornò nella stanza di Avel.
Questi, afferrato il cofanetto disse:"Shar, Ilghar, accompagnate quest'uomo fuori della stanza e fatelo rientrare al termine del rituale."
Non appena ebbe pronunciato queste parole, le statue alla sua destra e alla sua sinistra si mossero, la loro pelle di pietra divenne di carne e il freddo colore grigio delle corazze assunse la tonalità dell'acciaio.
I due guerrieri scortarono Moran fuori della stanza davanti alla quale si alzò un muro di pietra che bloccò la visuale.
Dopo pochi minuti, il muro scomparve e Moran vide il suo amico Black Moon, seduto per terra che si massaggiava col palmo della mano la tempia sinistra, ancora confuso, alzarsi lentamente.
Moran entrò e, ringraziando Avel, aiutò l'amico a tornare indietro. Insieme si lasciarono per sempre alle spalle la montagna e la regione di Ild.

di Michelangelo Maiullari