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Nella parte inferiore vi era un'iscrizione in un linguaggio che né Moran, né Black Moon conoscevano.
"I nostri indizi allora si fermano qui…!" disse tristemente Moran riavvolgendo la pergamena e porgendola a Black Moon, "continuiamo il viaggio verso la montagna, adempiano al nostro dovere verso Avel ed andiamo via! Che ne pensi?"
"Sono d'accordo," concluse Black Moon e ripresero il cammino verso la montagna ormai vicina.
Ai piedi della montagna non vi erano né portali, né accessi per penetrare all'interno.
Senza ombra di dubbio la sede del Chiostro di Avel era quella montagna, ma come fare ad entrare? Moran si accostò alla parete della Montagna di Ild e cominciò a tastarne le pareti, sperando di far scattare qualche congegno che schiudesse qualche porta o passaggio segreto, fino a quando notò una cosa strana: la conformazione rocciosa in una precisa parte della montagna, ai suoi piedi, formava una sorta di scalinata a gradoni profondi ma molto sottili, con ogni probabilità formata dalla magia.
Eccitati dalla scoperta l'elfo ed il guerriero si inerpicarono lungo la parete della montagna che, anche se non offriva molti saldi appigli, fu vinta dai due giovani intraprendenti.
Alla fine della scalinata si intravedeva un dislivello tra le rocce che, una volta attraversato, avrebbe portato all'interno della montagna.
Infatti, strisciando tra le rocce, Moran e Black Moon, giunsero alla soglia di un corridoio scavato nella roccia ed illuminato, solo nella parte più interna, da fiaccole sospese nell'aria ed ardenti di Fuochi Fatui.
Procedendo per lo stretto corridoio che man mano che si procedeva verso l'interno, si allargava, giunsero all'imboccatura di una caverna che, lungo la sua parete, offriva tre possibili accessi.
La presente grotta era vuota.
Al centro del pavimento, recava un bassorilievo raffigurante una spada circoscritta in un cerchio dal perimetro ondulato, il tutto all'interno di un triangolo equilatero, con le tre punte dirette verso i tre cunicoli; negli spazi vuoti che si formavano dalla congiunzione tra i lati del triangolo e i tre punti corrispondenti della circonferenza, c'erano iscrizioni della stessa lingua della pergamena.
"…dritti davanti a noi!" affermò sicuro Black Moon.
"Come fai ad esserne sicuro?" ribattè Moran quando già avevano varcato la soglia del cunicolo e di buon passo si dirigevano, sempre illuminati dalla tenue luce delle fiaccole magiche, verso il prossimo antro.
"Fidati, per esperienza personale so che tutti quelli che costruiscono questi labirinti sistemano la stanza centrale al centro delle tre possibilità!"
Penetrarono subito in una caverna estremamente più grande della precedente che, questa volta, non presentava altri sbocchi.
"Allora…?" proruppe infastidito Moran. "Guarda, che ti dicevo? Avevo ragione o no? Questa è la stanza principale del labirinto!"
"A dir la verità io non vedo Avel!" "E' vero, ma io vedo quella splendida gemma al centro della grotta, ed ora diventerà mia!"
"Black Moon, queste sono faccende da ladri comuni, noi abbiamo una missione da compiere e poi non credo che quella montagna ronfante alle spalle della gemma sia un cumulo di terra, anzi ha tutto l'aspetto di un Drago Rosso che non vede l'ora di fare bistecche con i nostri cadaveri, andiamocene!"
"Non preoccuparti, il drago dorme, l'hai detto tu stesso; non si sveglierà, tu aspettami qui." Black Moon si avvicinò cauto al pilastro di marmo che reggeva su un cuscino di velluto rosso un bellissimo rubino che rifulgeva di luce propria ed era attorniato da una strana aura scarlatta.
Molto lentamente l'elfo tese entrambe le mani verso il gioiello; Moran intanto, scrutando la stanza, aveva notato un varco alle spalle del drago steso sul ventre, impossibile da raggiungere perché la mole dell'animale lo copriva quasi del tutto e un punto nella parete dove la roccia sembrava particolarmente friabile e le rocce in un equilibrio precario.
Si posizionò dunque in quel punto, molto vicino alla testa dell'enorme Drago Rosso e con estrema cautela estrasse la spada e si preparò a colpire, temendo il peggio! Black Moon intanto aveva afferrato deciso il gioiello, ma non appena l'ebbe toccato emise un gemito di dolore, improvviso e fragoroso per la sorpresa derivante dalla scossa ricevuta dal gioiello.
La pietra rotolò sul avimento.
A quel punto niente impedì il risveglio del drago che, molto velocemente per un essere di quelle dimensioni, si sollevò prima sulle zampe posteriori poi su quelle anteriori e guardando Black Moon, minaccioso e con i suoi occhi da rettile iniettati di sangue, ringhiò fragorosamente facendo tremare le pareti della caverna.
Moran attuò il suo piano e sferrò un tremendo fendente alle rocce che franarono davanti al drago.
Parte delle rocce colpirono l'animale che, infastidito ruggì fragorosamente, la restante parte si accumulò davanti alle sue zampe. "Forza Black Moon, fuggiamo, abbiamo guadagnato un po' di tempo…!"
Veloci come linci, i due fuggirono ritornando sui loro passi.
Moran si voltò un momento e vide che il drago si era liberato dell'impiccio creato dalle rocce e li guardava minaccioso dallo stretto varco.
Ad un tratto, la bestia si fece più piccola e poi ancora più piccola, e ancora e ancora; la sua pelle infuocata assunse un colore più pallido e le sue scaglie di rubino divennero pelle.
Prima di vedere la trasformazione ultimata, Moran colpì le rocce alla sua destra ostruendo il varco. 'In questo modo' - pensò - 'ci metterà più tempo per raggiungerci'.
Fuggirono ancora fino a raggiungere l'imboccatura del corridoio e, con un rapido sguardo ai due varchi rimanenti, scelsero d'impulso il corridoio alla loro sinistra.
Subito giunsero in un'altra caverna, ampia quanto la tana del drago e che ospitava una creatura altrettanto mastodontica, ma, per fortuna dei nostri malcapitati, non altrettanto aggressiva.
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di Michelangelo Maiullari
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