|
|
Ero ancora in stato di shock.
Dopo essere stato morsicato con violenza da Carter, il tempo per me si era come accelerato, scorrendomi rapido attorno in una macchia incostante di colori.
Non ricordavo nemmeno come fossi riuscito a rientrare in città, nel mio appartamento.
Ero sconvolto, la mia mente non percepiva altro : l’unico pensiero che riuscivo a formulare era “sei spacciato”, e i miei occhi non riuscivano a staccarsi dall’orribile visione del mio polso ferito, che si era gonfiato e mi doleva per l’infezione.
Ormai era troppo tardi, potevo vederlo : il liquido nerastro, la cancrena, stava già iniziando a risalire lungo il mio avambraccio, e presto avrebbe raggiunto il mio cervello, cancellando ogni connessione tra i miei neuroni e rendendomi schiavo del volere di Carter.
Con molta probabilità, avrei davvero fatto la fine che lui voleva : mi sarei gettato ai suoi piedi offrendogli a mani piene il mio stesso sangue, porgendoglielo a mo’ di dono.
Non me lo ero assolutamente aspettato.
Sapevo quanto Carter fosse pericoloso, e mi ero preparato moralmente ad affrontarlo, eppure, nonostante tutto, lo avevo in un qualche modo sottovalutato, agendo come uno stupido, attaccandolo alle spalle, e ora ne pagavo duramente le conseguenze.
- Idiota… Ma perché mai l’ho fatto?- mi ero ripetuto per la centesima volta quella notte.
Ero in un guaio, un guaio enorme, e non solo per il morso del vampiro.
Adesso ero esposto, ero debole, senza contare che, entro pochi giorni, se ero fortunato due settimane, i miei sensi si sarebbero offuscati, lasciandomi in balia di un qualsiasi nightcreeper, persino il meno minaccioso.
Chiunque avrebbe potuto venire ad uccidermi, e Carter certo non avrebbe perso tempo, rivelando a tutti la “lieta novella” e autocelebrandosi come eroe salvatore del popolo della notte.
Maledetto.
Avevo sbuffato, sentendomi per la prima volta, in tutto quel tempo, davvero solo : erano passati quasi due giorni da quella fatidica notte, potevo sentire i primi effetti del morbo, ma non potevo parlarne con nessuno, chiedere aiuto. Non potevo nemmeno chiedere di essere ucciso nel momento in cui mi avrei perso il lume della ragione. Ero fregato.
Era in quei momenti, che sentivo la mancanza di Noel : io e lui parlavamo sempre di tutto… A pensarci adesso, i ricordi di quando ce ne stavamo chiusi in camera per ore, con la musica a tutto volume a parlare di ragazze, di sesso, di esami e di casini, mi sembravano lontanissimi, o mai esistiti.
Comunque, per ammazzare il tempo ed evitare di uscir di senno – almeno prima del dovuto - , avevo preso un vecchio quaderno e deciso di utilizzarlo come diario, per riporvi annotazioni utili sui vampiri e il mio stato.
Rileggendo gli appunti di ieri, si potevan già notare enormi differenze… La degradazione del mio fisico era più che iniziata.
Tanto per cominciare, c’era il sonno : la luce del sole mi irritava, pur non impedendomi ancora di uscire, e gli occhi mi si chiudevano in maniera quasi istintiva all’arrivo dell’alba, pur contando il fatto che ero abituato a ribaltare le ore di sonno con quelle di veglia.
Inoltre, c’era il cibo.
Non ero per nulla a uno stadio avanzato, ma, conoscendo gente come Raglan, sapevo che prima o poi ci sarei arrivato. Per il momento, riuscivo ancora a mangiar di tutto, ma molto presto il sangue sarebbe diventato l’elemento dominante della mia dieta.
Una volta raggiunto quel punto, solo il sangue di un vampiro avrebbe potuto continuare a tenermi in “vita”.
Quello, o la completa trasformazione in uno di loro.
Sospirando, mi ero andato a coricare sull’enorme letto che occupava la maggior parte dell’appartamento.
Non dovevo comportarmi in quel modo, lo sapevo, l’isolamento non era la soluzione, e avrei dovuto combattere finché ne avessi avuto la forza… Tuttavia, non potevo rischiare di peggiorare la situazione… Se uno solo di loro si fosse accorto che ero ferito… Sarebbero venuti a frotte a cercarmi.
Mi ero massaggiato pigramente le palpebre, lanciando uno sguardo vago alla finestra : fuori era ancora piuttosto buio, ma, a giudicare dal torpore, entro al massimo due ore sarebbe sopraggiunta l’aurora.
Senza poterlo evitare, gli occhi mi erano caduti di nuovo ai due fori sul polso, e allora la mia mente aveva tornato a focalizzarsi sul secondo chiodo fisso che la tormentava.
Ricordavo perfettamente l’espressione di Carter quando mi aveva lasciato andare… Di improvviso spavento, come se non fosse stata sua intenzione mordermi…Era durata meno di un quarto di secondo, ma era rimasta stampata nella mia memoria : quel terrore inconsapevole…
Difficile dire cosa stessa pensando : Carter era quasi impossibile da capire, aveva un umore troppo volubile.
Eppure, c’era qualcosa che mi logorava, che non riuscivo a comprendere… Quel vampiro era una contraddizione ambulante, e quel suo strano silenzio… Il cimitero di montagna, la pila di libri consunti e i suoi sguardi muti… Mi inquietavano.
C’era un non so che di Carter che mi turbava, che andava al di là dell’odio profondo che avevo nei suoi confronti…
-Sindrome di Stoccolma!- era giunto un risolino alle mie orecchie, facendomi ghiacciare di colpo.
Mi ero sollevato a sedere di scatto, guardandomi attorno : nulla.
Santo cielo, possibile che soffrissi già di allucinazioni?
-Più in alto-
La voce fantasma aveva parlato di nuovo.
Sudando freddo, avevo sollevato le pupille, restando di sasso nel notare una silhouette adagiata SUL baldacchino!
-Non è vero…- avevo negato, senza sapere se scoppiare a ridere o urlare per la tensione.
La figura era scomparsa per pochi istanti, per poi ricomparire subito al di sotto del baldacchino, e fluttuarmi sopra con un sorrisetto compiaciuto.
Era Carter, ed aveva appena attraversato la tenda a coronamento del mio letto!
-O mio Dio…- avevo mormorato, sbiancando in volto, tremando nel vederlo levitare innaturalmente nell’aria, sopra la mia testa.
-Oh, perdonami- aveva sorriso il vampiro, divertito. – Non è carino spiare le persone nella loro camera da letto.- aveva smesso di galleggiare, atterrando direttamente a sedere sulle mie gambe, paralizzandomi dov’ero.
-Oh, fottiti!- lo avevo insultato, avvampando per la strana posizione.
- Oh, ti piacerebbe, non è vero?- aveva ghignato il non-morto di rimando, facendomi arrossire ulteriormente.
Ed ecco di nuovo quello strano, orribile sguardo… Indecifrabile, che non ti faceva capire fino a che punto stesse scherzando o fosse serio.
- Piantala!- mi ero scosso, facendolo atterrare dall’altro lato del letto e spostandomi a una certa distanza di sicurezza, sulla sponda.
- Oh, ma che cattivo, Reiko! E io che mi preoccupavo per te…- aveva ridacchiato il nightcreeper, sedendosi accanto a me a gambe incrociate.
- Si, beh, forse avresti dovuto pensarci prima di mordermi!- lo avevo incenerito con lo sguardo, assottigliando i miei occhi a mandorla, generalmente grandi.
Carter aveva riso di nuovo, scrollando la massa di capelli neri che aveva in testa : non erano certamente il suo colore naturale, visto che doveva essere morto quando li aveva ancora tinti di quel vomitevole color lattina, tuttavia il suo colore non doveva poi essere molto distante dal corvino, considerando lo scintillio cupo dei suoi occhi.
A quel mio pensiero, Carter aveva alzato un sopracciglio, senza rispondere.
[ Vai a pagina: 2 » ]
di Elettra
|
|
|
|