[ « Torna a pag. 1 ]     Ero atterrato con un rumore sordo contro una lapide, spezzandola in due, con addosso l’intero peso del corpo morto di Carter.
- Guarda un po’ chi si rivede…- aveva sogghignato quest’ultimo, torreggiandomi sopra.
Era una visione più che spettrale, a dir poco inumana : nel nero della notte, ora, erano visibili solo le sue iridi, che brillavano come lanterne sul fondo scuro alle
sue spalle, in un qualcosa di indefinibile e spaventoso.
- Ora, dammi quello che voglio.- aveva mormorato roco, conficcandomi le unghie affilate nella carne di un braccio.
Si era proteso smanioso in avanti, facendosi guidare dal potente olfatto.
- Reiko…-
Avevo chiaramente sentito le dita congelate della sua altra mano accarezzarmi la gola : ero rimasto perfettamente immobile, sperando che non riuscisse a leggere
le mie intenzioni.
Proprio mentre si era reclinato per mordermi, lo avevo colpito sul naso con un pugno, mandandolo a finire contro un’altra lapide, che stavolta si era accasciata
supina al terreno.
Rabbrividendo dal terrore per il grosso rischio che avevo appena corso – e lo scontro era iniziato da poco, oltretutto- mi ero sollevato di corsa da terra,
trovando a tentoni uno dei paletti che, nell’urto, mi era caduto.
Approfittando del fatto che il vampiro era ancora steso mezzo intontito sulla tomba, mi ero mosso velocemente saltandogli sulla schiena, immobilizzandolo,
riuscendo, finalmente, anche se solo a una spalla, a colpirlo.
Carter aveva urlato dalla sorpresa e dal dolore, sotto di me, poi avevo sentito il suo corpo scuotersi di una rabbia infinita.
- Non uccide ma fa male, non è vero, bastardo?- lo avevo canzonato, scrutando con furia il suolo per trovare il secondo piolo e dargli il colpo di grazia.
L’occasione era unica : con il legno conficcato in quella posizione, Carter non aveva possibilità di rimarginare la ferita e nemmeno di riuscire ad estrarselo dal
corpo –anche se su quest’ultima ipotesi, sapendo che razza di mostro era, avevo i miei dubbi-, in questo modo gli sarebbe stato impossibile riuscire a
trasformarsi per sfuggirmi, indebolito com’era dalla fame e dalla nuova lesione.
- Dove diavolo è?- avevo sbraitato, frugando incessantemente il terreno e cercando, al tempo stesso, di tenerlo piantato a terra.
Non potevo perdere quell’opportunità, non doveva assolutamente succedere!
- Dannazione!- avevo inveito, iniziando a perdere l’equilibrio, ma ricordandomi, all’improvviso, di avere un terzo cavicchio infilato nella profonda tasca
posteriore dei miei pantaloni.
Allungando speranzoso una mano ed esultando nel toccarlo quasi istantaneamente, lo avevo estratto e avevo voltato il nightcreeper di faccia per colpirlo.
- Guardami bene, figlio di puttana- gli avevo sputato sul volto, afferrandolo per il mento- Sarò l’ultima cosa che vedrai! QUESTO E’ PER NOEL!- avevo
gridato, spingendo con tutta la forza che avevo la punta nel petto di Carter.
Per un istante avevo chiuso gli occhi, aspettandomi di essere investito da un violento getto di sangue- l’unico rimasto nel corpo assetato del non morto- , ma
restando più che interdetto nel rendermi conto che non era arrivato affatto.
Stupito, avevo riaperto le palpebre, ruotando le pupille verso la mia mano destra, che stava ancora levata a mezz’aria, pochi centimetri sopra il cuore di Carter.
Con la mano del nightcreeper chiusa a morsa attorno al mio polso.
Allibito, ero rimasto completamente muto a fissare come uno stupido la scena, incapace di crederlo.
- Non che mi spiaccia l’idea, Reiko, ma non è ancora arrivato il mio momento- mi era giunta alle orecchie la sua vocetta di scherno.
Verde di rabbia, accecato completamente dall’ira, con le lacrime di delusione che mi tremavano negli occhi, avevo lanciato un urlo sovrumano, cercando con
entrambe le braccia di spingergli quel dannato piolo dentro alla cassa toracica.
- Muori! MUORI, MALEDETTO!- avevo ripetuto più e più volte, spingendo, inutilmente.
Bastava la forza di una sua mano a contrastare quella intera del mio fisico.
Carter era rimasto per un po’fermo nella sua posizione, poi, come se fossi stato fatto di carta, mi aveva respinto, facendomi atterrare sul sedere all’indietro.
Si era alzato in piedi, anche se un po’ faticosamente, con ancora il pezzo di legno che gli sporgeva dal dorso, piantandosi dritto davanti ai miei piedi.
Mi aveva trapassato con il suo sguardo, non più di colore rosso intenso, ma di un nero profondo che pareva comunque risplendere nel buio, e, per la prima
volta, avevo letto qualcosa di molto simile alla compassione nei suoi occhi.
Solo in quel momento mi ero reso conto che stavo piangendo. Avevo le guance rigate di lacrime.
- Vattene a casa, Reiko- mi aveva sussurrato, dandomi le spalle e lasciandomi tremante a terra.
- Che… Che diavolo stai facendo?- avevo strillato, senza poter credere ai miei occhi : se ne stava andando!
- Vado in città… Via… Lo sai, credevo fossi più pronto. Ma, evidentemente, mi ero sbagliato.- aveva alzato le spalle, per quanto ci riuscisse in quel
momento, tornando a darmi la schiena.
- Stai scherzando! Non puoi lasciarmi così! Noi abbiamo una sfida! Abbiamo…- avevo sproloquiato, cercando di attirare la sua attenzione, ma il
nightcreeper aveva proseguito per la sua strada, tastandosi con la destra la spalla colpita, armeggiando per liberarsi del cavicchio.
- Carter! Sei un maledetto bas…- gli avevo urlato dietro, ma bloccandomi nel bel mezzo dell’insulto nel sentire una presenza familiare sotto il mio palmo.
Un paletto.
Incapace di pensieri coerenti, solo con l’ astio che mi ribolliva nelle vene, avevo rialzato lentamente lo sguardo dal piolo a Carter : era distratto e ancora ferito,
dunque era probabile che non potesse ancora leggere i miei pensieri…
Silenziosamente, avevo stretto fra le dita il pezzo di legno, strisciando come una serpe alle sue spalle.
Il vampiro stava sradicandosi a fatica il frassino dalla scapola, dove pareva essersi incuneato piuttosto bene, totalmente ignaro della mia presenza.
Quando ero giunto a pochi passi da lui, aveva alzato di scatto la testa, avvertendo come uno schiaffo il forte odore del mio sangue.
Allarmato, ma pure famelico, si era girato nella mia direzione, lasciando cadere il cavicchio estratto come un peso morto nella polvere.
Avevo alzato il palo sopra la mia testa, ben pronto a colpirlo, ma, giusto mentre iniziavo a vibrare il colpo che lo avrebbe terminato, Carter, in un istinto
primordiale di fame misto a sopravvivenza, mi aveva afferrato il polso e se lo era portato veloce come il fulmine ai denti, morsicandolo.
Per un istante, il tempo si era come fermato : io che fissavo il mio polso, attonito, e Carter che cadeva nell’oblio, con le pupille rovesciate nelle orbite, ricevendo
la prima sorsata del mio sangue.
Eravamo rimasti così per quella che era sembrata un’eternità, anche se probabilmente l’intera scena non era durata più di due secondi.
Ad un certo momento, avevo sentito i canini di Carter ritrarsi dalla mia vena, e tutto era ricominciato a scorrere.
Solo allora il fatto mi avevo colpito : mi aveva appena MORSO,
Inorridito, avevo fissato il sangue che colava in piccoli rivoli dalle due punture, le quali risaltavano come due marchi di morte sulla mia pelle.
Carter, dal suo canto, passata l’euforia estatica, stava fissando anche lui i punti rossastri sul mio polso, con una vaga aria di spavento sulla faccia, che però si era
volatilizzata in meno di un attimo, lasciando spazio alla sua classica espressione grottesca.
Prima che me ne rendessi conto, ero crollato in ginocchio, sentendomi ruotare la terra attorno : ero appena stato contagiato dalla saliva di un non-morto.
Avevo alzato la testa, cercando Carter disperatamente con lo sguardo, ma quello sembrava essersi improvvisamente volatilizzato nel nulla.
Sotto shock, mi ero messo le mani nei capelli : che cosa dovevo fare? Entro pochi giorni sarei diventato il servo di un vampiro.

di Elettra