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Non credevo di aver mai visto un tramonto simile, così bello, rosso fuoco, giallo ocra e poi violetto, azzurro e arancione spento.
L’aria della sera mi sferzava pungente la faccia, mentre rabbrividivo, rattrappendomi nel cappotto ormai liso che avevo usato per anni, e che si era ulteriormente consumato nella mia lunga caccia ai vampiri.
Ora, però, era finita.
Avevo finalmente trovato Carter, l’ombra invisibile dietro a cui ero corso tutte quelle notti, imparando a dormire di giorno, confondendomi con loro, aprendomi la strada… Fino a quel punto.
Adesso, era il momento di combattere, per me e per Noel… Dopodiché… Sarei stato libero.
Camminavo, evitando le sterpaglie del cimitero, pensando, ricordando e stupendomi di quanto fossero volati in fretta tutti quei mesi : da semplice essere umano, mi ero dovuto trasformare in cacciatore di vampiri per aver la mia vendetta… Ero sceso così in basso, avevo vissuto così a lungo al buio, nascosto dal mondo e dagli altri, che quasi mi pareva strano che stesse tutto per concludersi.
Eppure, era proprio così. Quella notte avrei ucciso Carter, gli avrei tranciato via la testa e l’avrei portata sulla tomba di mio fratello, dopo aver ridotto in cenere il resto del suo corpo.
Il mio ultimo sforzo…
Quando ero arrivato finalmente all’altezza della cripta dove il vampiro assassino dormiva, il sole era ormai sparito all’orizzonte, lasciando dietro di sé ampie striature rossastre che solcavano il cielo come lunghi rivoli di sangue.
-Non ti credevo un tipo romantico, Reiko- aveva intonato la voce di Carter alle mie spalle.
-E io non credevo che avresti mantenuto la tua parola. Siamo pari!- lo avevo schernito, voltandomi a guardarlo.
Il nightcreeper se ne stava piantato in mezzo ai due stipiti d’ingresso della tomba, con solo una leggera maglia di cotone addosso e un sogghigno irritante nel bel mezzo della faccia.
-Lo sai che non soffriamo il freddo- aveva ridacchiato, percependo il mio raggelo nel vederlo così…Nudo.
Mi si era avvicinato, richiudendo dietro di sé la pesante porta, e sfiorandomi una guancia : era come se fosse stata fatta di ghiaccio.
Dovevano essere giorni che non mangiava…
-Ho digiunato per l’occasione.- mi aveva spiegato, divorandomi con gli occhi. -…Dovresti sentire il calore che emani… E’ conturbante…-
-Non sono qui per giocare, Carter.- ero sbottato, spingendomi via seccato quella mano dalla faccia.
-Ah, già… Sei qui per uccidermi…- aveva detto con noncuranza, guardandosi le –oscenamente lunghe- unghie.
-Esatto. QUINDI…- avevo estratto dalle falde del cappotto due pioli, uno per mano. Quella volta ero venuto equipaggiato, non avrebbe potuto giocarmi come un bambino, cogliendomi di sorpresa.
-Tutto lì?- aveva alzato le sopracciglia il non-morto, tutt’altro che impressionato.
-Attento, Carter…- avevo ringhiato minaccioso, togliendomi il soprabito e preparandomi all’attacco.
-Ormai è notte Reiko… Dovrai fare attenzione tu- mi aveva canzonato, mentre la sua voce prendeva un tono strano.
I suoi occhi si erano lentamente tinti di un rosso cupo, e i suoi canini si erano come allungati, fino a spuntare oltre il suo labbro superiore.
Il sole era calato e con lui se n’era andata la sicurezza del giorno : Carter aveva recuperato i suoi poteri.
-Avanti- mi aveva incitato, trapassandomi con quelle pupille fameliche.
Caricandomi di rabbia e di sete di vendetta, mi ero lanciato addosso a lui con il braccio destro alzato, pronto a colpire.
Avevo preso per bene la mira e centrato l’obiettivo, ma proprio in quel momento l’intero corpo di Carter, mentre stavo per trafiggerlo, si era smembrato come polvere sotto le mie dita : nemmeno un istante dopo centinaia di pipistrelli sfrecciavano contro la mia faccia, cercando di graffiarmi e ferirmi.
Con un urlo, ero finito di schiena a terra.
Maledetto.
- Bastardo, scendi e combatti!- gli avevo gridato dalla mia posizione sdraiata sul suolo ghiacciato.
Una risata cupa era risuonata vibrante nell’aria, come se provenisse da ogni angolo del cimitero.
- Reiko, Reiko, così prevedibile…- era riecheggiato nell’oscurità.
- Ti credevo più furbo di così- era giunto un mormorio improvviso alle mie spalle.
Mi ero voltato di scatto, sferrando rapidamente una gomitata in pieno stomaco –sempre che ne avesse avuto ancora uno- al vampiro, sorprendendolo.
- Basta con i giochetti, Carter- gli avevo sibilato, guardandolo con soddisfazione mentre accusava con una smorfia di dolore il colpo.
Aveva aperto una piccola fessura rossa da una delle palpebre serrate e aveva ringhiato :
- D’accordo!- saltandomi dritto alla gola.
Prima che arrivasse a sfiorarla con una delle sue zanne, lo avevo bloccato in una rapida presa, spingendogli il paletto contro il fegato, solo per poi vederlo scomparire nuovamente in una nuvoletta di polvere.
- Vigliacco schifoso- avevo mormorato, sputando la saliva in eccesso in un’aiuola rinsecchita e lanciando sguardi nervosi tutt’attorno.
- Dove diavolo sei?- lo avevo chiamato, facendo qualche passo in avanti, aguzzando la vista per quanto mi fosse possibile.
Avevo scelto un brutto luogo per combatterlo : la visione era pressoché nulla per i miei occhi umani, che avevano solo il bagliore ancora debole della luna e di poche stelle per orientarsi.
Avrei dovuto attirarlo in città : per quanto assurdo, sarebbe stato un posto nettamente più sicuro… Anche se avrebbe esposto al pericolo un maggior numero di persone innocenti.
Bisognava inoltre ammettere che Carter era, in effetti, un osso particolarmente duro da masticare : nonostante avessi ucciso decine di nightcreepers, non ne avevo mai affrontato uno tanto potente e in grado di padroneggiare bene i suoi poteri quanto lui… Avrei impiegato più tempo del previsto per eliminarlo.
Camminando rasente il muro di cinta del camposanto, con le orecchie bene aperte, unico senso che ormai mi restava oltre al tatto per capire dove stessi andando, avevo ripreso la mia caccia, con il solo rumore delle cicale e del mio respiro affannoso in sottofondo.
Ad un certo punto, un crepitio aveva attirato la mia attenzione, giusto sopra la mia testa : avevo fatto appena in tempo a muovere in quella direzione il collo che due pietre infuocate mi erano piombate dal nulla addosso.
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di Elettra
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