-Non sono tanto stupido, Reiko.- mi aveva soffiato Carter nell’orecchio.
Il respiro mi si era mozzato in gola, mentre sentivo, come in un’eco lontana, il suono del martello e del paletto che toccavano il suolo.
Delle dita ossute e gelide mi si erano chiuse tra le spalle e il collo, facendomi rabbrividire.
-Carter…- avevo esalato, cercando di mantenere il controllo.
Rivoli di sudore freddo erano colati lungo la mia schiena, appesantita dal cappotto scuro.
-Esatto.- era stata la sua risposta, mentre mi passava l’unghia lunghissima e appuntita del pollice fra i capelli della nuca, ritti per lo spavento.
Espirando con violenza, mi ero voltato di scatto, per fronteggiarlo.
Lui aveva ritratto le mani d’impulso, non aspettandosi quel mio gesto, trasformando in meno di un nanosecondo la sua espressione stupita in una di puro divertimento.
- Mmm, sei coraggioso! Avrei potuto ucciderti, ma hai avuto sprezzo del pericolo…- si era messo a braccia conserte e gambe accavallate, sfoderando il suo sorrisetto odioso.
Lo avevo guardato incerto : se ne stava seduto sopra la bara di pietra abbandonata nell’angolo, che era però ermeticamente chiusa, dunque doveva avermi sentito entrare…
- Sì, Reiko, sei stato un ingenuo.- aveva annuito quello, saltando giù dalla tomba e piantandosi a pochissima distanza dalla mia faccia.
Il suo look era diverso : i capelli erano sempre acconciati con il gel, ma in una foggia diversa, adesso riprendevano quelle pettinature a pelo di puzzola che tanto andavano di moda, e anche il colore era variato : doveva averli tinti di nero…
-Che diavolo…- avevo mormorato, senza rendermene conto.
Carter era scoppiato a ridere, una risata repellente, come al solito.
- Sì, ho deciso di cambiare… Per darti del filo da torcere. – mi aveva tirato un’occhiata trasversale, facendo schioccare il piercing del labbro inferiore contro i denti.
- Cos’è, credevi che non ti avrei riconosciuto?- lo avevo schernito, spostando intanto lo sguardo al paletto caduto in terra.
Il vampiro aveva ridacchiato, scrollando la testa. Sembrava la brutta parodia di Christopher Lee.
- E tu credevi che sarebbe stato tanto facile uccidermi?- aveva tirato vagamente su con il naso, più per abitudine che per vera necessità, perforandomi con quei suoi occhi nerissimi.
- Non mi è mai passato per la testa…- avevo ironizzato, sbirciando il paletto di sottecchi. Dovevo imparare a portarne uno di riserva, era già la seconda volta che mi ritrovavo in quella situazione, solo e disarmato con LUI…
- Reiko- aveva rollato le iridi il nightcreeper, leggendomi nel pensiero.
Detestavo quando si atteggiava in quella maniera.
- Che cosa c’è?- lo avevo deriso. –Lo sai bene perché sono qui,no,Carter? Mi hai invitato TU, dopotutto…O te lo sei già dimenticato?-
Mi ero sporto leggermente in avanti per dar peso alle mie parole, mantenendo però il mio naso a distanza di sicurezza… Se ne esisteva una.
-Reiko, come potrei scordarmi di TE? Un giorno sarai tutto mio…Corpo e… SANGUE, soprattutto.- aveva detto languido, fissando l’arteria del mio collo.
- Ne dubito- avevo bofonchiato, non sapendo bene che rispondere.
- Ad ogni modo- aveva continuato il non-morto nel frattempo- Vedo che hai evitato attentamente di seguire il mio consiglio e stare lontano il più possibile da Trevor…-
- Tanto per cominciare, i tuoi “consigli” suonano quasi più come delle minacce, inoltre tu hai ucciso mio fratello, non vedo quindi perché dovrei fidarmi di te…-
Nonostante lo sprezzo nelle mie parole, Carter non aveva battuto ciglio- nel senso letterale del termine, e sembrava non avere intenzione di farlo per molto altro tempo, cosa che lo rendeva estremamente innaturale, più di quanto già non fosse.
- Stupido- aveva commentato, infine. – MA sono felice che tu sia venuto… Avrei preferito che questa faccenda rimanesse tra noi due, tuttavia ora sei qui, ed è questo che importa.-
- In che senso?- gli avevo domandato, sospettoso.
Se credeva che fossi venuto solo per porgergli la mia testa su un piatto d’argento, si sbagliava di grosso…
- Vuoi uccidermi.-
Avevo detto la frase guardandomi dritto negli occhi.
- Sì- gli avevo risposto, senza esitazione.
- Ma vuoi anche che soffra, non è così? Ho decapitato tuo fratello, dopo aver bevuto il suo sangue fino all’ultima goccia…Volevi davvero entrare di soppiatto e uccidermi nel sonno come tentavi di fare poco fa?- aveva ridacchiato, smascherando il mio atto piuttosto vile.
- Io… No. – avevo ammesso, vergognandomi di me stesso e chiedendomi come solo avessi potuto pensare di commettere un simile atto di codardia.
Noel meritava una vendetta molto più dolce e crudele di quella… Carter avrebbe dovuto pregarmi in ginocchio di togliergli la vita per risparmiargli ulteriori sofferenze. Avrebbe dovuto prostrarsi ai miei piedi…Patire le pene dell’inferno…
-Allora- aveva annuito, raccogliendo le mie armi da terra e porgendomele -…Torna stanotte a cercarmi. Sarà uno scontro equo. Io sarò qui ad aspettarti.-
Tornare la notte… Sarebbe stato tutto fuorché equo…I sensi di Carter e i suoi poteri sarebbero aumentati, e io sarei stato sicuramente in svantaggio…Eppure era quello che volevo, affrontarlo e vincerlo a mani nude, poter dire di avercela fatta senza nascondermi dietro a delle astuzie.
-Giuramelo.- gli avevo sibilato, dopo un attimo di pausa.
-Te lo giuro sulla tomba di Noel, Reiko. Non sono un codardo. Hai la mia parola.- aveva replicato serio il non-morto.
Per la prima volta lo vedevo con un’aria da persona adulta e responsabile sulla faccia.
-Va bene, tornerò al tramonto… Vedi di farti trovare.- lo avevo minacciato lanciandogli uno sguardo trasversale, non fidandomi completamente di lui, anche se, dentro di me, per un qualche oscuro motivo, ero certo che avrebbe mantenuto la parola.
Maledicendomi mentalmente per i miei dubbi e per il terrore che non riuscivo da evitare di provare ogni volta che lo vedevo, mi ero voltato e avevo fatto per uscire, quando mi ero guardato meglio attorno e solo allora avevo notato un numero di cose che mi erano sfuggite in precedenza : c’era un tavolo antico e impolverato nascosto in un angolo della cripta; sopra di esso giacevano una pila di libri rosicchiati dai topi e consumati dall’umidità del luogo, e un lettore cd, che stonava con l’aria antiquata del tutto.
Incuriosito, avevo sbirciato i titoli dei libri : Carter leggeva?
- Il ritratto di Dorian Gray… Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde…Frankestein… Dracula…- avevo sillabato sottovoce, perplesso.
Per qualche strana ragione non riuscivo a immaginarmi Carter mentre leggeva Oscar Wilde…
- Intervista col vampiro… Il diario di Abraham Van Helsing?-
Questo era tipico di Carter.
- Perché no? Potrebbe essermi utile!- aveva scherzato, sbucando dal nulla alle mie spalle e raccogliendo il libro con le sue mani bianche.
- Certo…- lo avevo guardato scettico, dandogli la schiena per l’ultima volta prima di uscire.
Non riuscivo bene a comprendere : avevo sempre avuto in mente un’immagine ben chiara di Carter, stupido, infimo e vano… Eppure… Viveva in un luogo isolato come un eremita, dormiva in arcaiche bare di pietra e leggeva vecchi (e nuovi) romanzi gotici… Può darsi che fosse solo un’impressione, ma più lo incontravo, più mi convincevo di non conoscerlo affatto, se non di averlo sottovalutato…
Avrei dovuto fare molta attenzione, quella notte.

di Elettra