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Una catena e un lucchetto in condizioni più che ottime sbarravano la porta.
-Carter, Carter… Sei imprudente.- avevo sorriso, estraendo dalle falde del mio cappotto una piccola tronchese, tranciando gli anelli con un colpo secco. Il tutto era crollato al suolo in un frastuono terribile, ma questo non doveva destare alcuna preoccupazione, dato che i Nightcreepers, mentre dormivano, erano sordi a qualsiasi tipo di disturbo esterno.
Avevo fatto una leggera pressione sulla porta, e quella si era subito spalancata, senza nemmeno cigolare sui cardini : Carter doveva averla oliata per bene…
-Stupido…- avevo mormorato tra i denti, non credendo alle mie pupille : possibile che Carter fosse tanto ingenuo? Non era certo un novizio, eppure mancava solo che stendesse nella sua casa un bel tappetino di benvenuto ai cacciatori di vampiri!
Alzando le spalle, avevo posato la tronchese a terra, prendendo invece da un’altra delle tasche interne della mia giacca il martello e un paletto.
Così armato, mi ero diretto verso l’interno del sepolcro, completamente buio se non per qualche timido raggio di luce che penetrava da delle fessure fra le pietre.
Avevo raggiunto il centro, notando che vi erano due bare di pietra; una di esse, tuttavia, era stata spinta in malo modo in un angolo, e ivi giaceva in posizione trasversale.
Evidentemente il sant’uomo aveva avuto una moglie… E la cosa non aveva minimamente interessato Carter. Quella che doveva essere la SUA bara per il riposo diurno, infatti, troneggiava in mezzo alla stanza in tutta la sua “gloria”.
-Tipico.- avevo bofonchiato rollando gli occhi, seccato da tanto egocentrismo, poggiando entrambe le mani sul coperchio e mettendomi faticosamente a spingere.
Contro ogni previsione possibile, quello si era mosso senza opporre eccessiva resistenza, esponendo alla flebile luce la metà superiore del letto mortuario.
Le mie vene si erano fatte di ghiaccio, mentre mi rendevo conto che quello che c’era sdraiato nella bara NON era affatto Carter!
Mi ero aspettato di trovarvi il suo volto, privo del solito sorrisetto di scherno, abbandonato al sonno, ma tutto quello che vedevo altro non era in realtà che un orribile scheletro!
-Che diavolo…- avevo biascicato incredulo, lasciando rovinare martello e paletto al pavimento, colto da un’improvvisa fitta di panico, quando qualcosa mi aveva afferrato per le spalle e una bocca mi aveva soffiato nell’orecchio:
- Non sono tanto stupido, Reiko.-
Carter.
di Elettra
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