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Più ci pensavo, più stentavo a crederlo.
Ero seduto nella mia auto, una Land Rover di colore metallizzato, ad ascoltare le gocce di pioggia cadere ritmiche sul parabrezza.
St-James-Fuori-le-mura : un paesino situato alla pendici di una montagna ripida e sassosa, lontano da qualsiasi segno di civiltà. Uno di quei tanti che si vedevano nei vecchi film dell’orrore della casa di produzione Hammer.
Ancora non mi sembrava possibile che Carter lo avesse scelto come nascondiglio : mi era sempre sembrato uno di quei tanti, vani, vampiri di città, che amavano il caos delle discoteche e tutto il resto, e invece… Forse non lo conoscevo affatto. O forse, in quel posto dimenticato da Dio, si sentiva più al sicuro.
Fino a quel momento.
Ad ogni modo, localizzare il cimitero, l’unico esistente, non era stato tanto semplice : i montanari avevano, secoli prima, deciso di seppellire i loro morti in un luogo sperduto e fuori mano, quasi impossibile da raggiungere con la macchina. Sembrava quasi che non gli importasse di recar visita ai defunti, ma che si limitassero a tenerli lontani da loro il più possibile.
La mia era solo un’ipotesi, naturalmente, ma la verità era ancora più misteriosa : nessuno degli abitanti del villaggio era propenso a parlare del motivo, tanto più se si ponevano domande sul nome stesso della loro cittadina : St-James-Fuori-le-mura, quando, nel giro di miglia, di mura antiche non se ne vedevano affatto.
Le persone erano molto restie a scambiare confidenze con gli sconosciuti, ed era stato già un miracolo se ero riuscito a farmi spiegare dove si trovava esattamente il cimitero.
Non si fidavano di un mezzo orientale come me, e guardavano con strano timore il colore scuro dei miei capelli.
Del resto, visto il mio stravagante interesse per le tombe, avevano ben ragione di dubitare, anche se ero venuto per fare loro un favore.
Una volta che ero riuscito finalmente a raggiungere la necropoli, avevo spento il motore ed ero rimasto a guardare l’immagine che avevo davanti con la bocca aperta, totalmente stupefatto.
C’era qualcosa di così familiare in quel paesaggio… Vecchie lapidi di tombe sporche e grigiastre che sbucavano storte dal terreno, con molte delle iscrizioni quasi completamente cancellate, statue di angeli e santi radunati in preghiera a cui mancavano parti di faccia o delle mani, e sepolcri, piccoli, grandi, enormi, che spuntavano come margherite, ovunque.
Un’immagine a dir poco spettrale : dovevano essere anni, decenni che nessuno metteva piede lì, nella parte antica della necropoli che ormai era stata soppiantata dalla nuova; il posto era in uno stato completo di abbandono, testimoniato dal crescere selvaggio delle piante, che erano andate a ricoprire buona parte delle costruzioni.
Nonostante tutto, però, la sensazione di aver già visto quel posto persisteva : quel cielo, cupo e color cenere, quelle lapidi, consunte dalle intemperie e dagli anni, quegli alberi, curvi, ritorti…
Avevo fatto un passo leggero, spostando con incertezza il cancello arrugginito per entrare nello spazio ormai sconsacrato.
L’erba e le sterpaglie crescevano indisturbate, attorcigliandosi attorno ai miei piedi e rischiando di farmi inciampare continuamente.
Mi ero fermato all’incirca nel centro del camposanto, guardandomi attorno : finalmente avevo capito.
Quel luogo, triste e desolato, era tutto nel mio sogno, quell’incubo orribile su Carter che mi aveva perseguitato settimane prima.
Ma lui dov’era?
Stando al sogno, avrebbe dovuto trovarsi in una tomba scavata di fresco…Come un morto appena sepolto…L’istinto, tuttavia, mi diceva che questo non era possibile : solo un vampiro novizio avrebbe potuto scegliersi un nascondiglio tanto stupido.
No, a Carter serviva un posto in cui riposare tutta la mattina in pace, al riparo dai raggi letali del sole, ma, soprattutto, da occhi e mani indiscreti. Un posto con una porta dotata di un solido chiavistello.
Un SEPOLCRO.
Il pensiero mi aveva attraversato la mente rapido come un lampo, facendomi guardare tutt’attorno, alla ricerca di indizi.
Di sepolcri ce n’era in gran numero, grandi come mausolei o piccoli come arche, tuttavia parevano uno simile all’altro, senza alcuna distinzione.
La mia ricerca sarebbe stata più lunga del previsto, a meno che non fossi riuscito ad escogitare qualcosa…
Avevo quindi rifatto il giro del cimitero, fissando nella mente ogni singolo particolare di ogni singolo sepolcro, scrutando, analizzando, provandone le serrature.
Alcune avevano ceduto sotto le mie dita lunghe e robuste, altre erano cadute tempo prima per la ruggine o le intemperie.
Nessuno di essi avrebbe potuto essere la casa di Carter, dunque il cerchio si restringeva.
Mi ero spostato nel lato nord del camposanto, osservando un gruppetto di santuari con aria pensierosa.
Mentre camminavo, avevo notato qualcosa in quella che sembrava una nicchia scavata nel marmo di uno dei tumuli, ormai sporca e annerita dagli anni.
Dentro la nicchia c’era una statua : raffigurava un uomo alto ed emaciato con le mani giunte di fronte al petto in posizione di preghiera, il volto corrucciato e gli occhi chiusi nell’estasi del momento.
Doveva essere la tomba di un uomo molto religioso, che probabilmente in vita aveva compiuto atti caritatevoli e voleva portare il segno della sua fede anche oltre la morte.
Stavo esaminandone i lineamenti , quando lo sguardo mi era caduto su un qualcosa che gli sporgeva dalle nocche : un FILO.
Avevo serrato le palpebre facendo un passo in avanti per focalizzare meglio : non era possibile dopo tutto quel tempo…
Avevo allungato di scatto il pollice e l’indice per afferrarlo, ma mi ero ritratto immediatamente, sorpreso nel sentirmi pungere.
Solo allora avevo compreso : era un filo di FERRO, ecco come aveva potuto rimanere conficcato nelle mani del sant’uomo fino ad allora!
Ridacchiando come uno stupido, ero tornato sui miei passi, andando dritto ad incastrare le caviglie nell’erba.
Sbuffando, mi ero abbassato per districarmi, quando un piccolo bagliore nel verde aveva attirato la mia attenzione; incuriosito, avevo abbassato la mano nel groviglio di sterpi, estraendone quello che sembrava un antico rosario (o, almeno, ciò che ne rimaneva).
I grani erano costituiti da pietre dure biancastre, tenute insieme da del filo di ferro rigido e arrugginito. Il filo era spezzato lontano dal crocifisso tempestato di gemme che brillava nel fondo della catena, come se… Come se QUALCUNO lo avesse divelto dalla sua posizione originaria.
Mi ero voltato, lanciando uno sguardo ghignante alla statua del santone : visto che non era stata certo opera di un ladro, non poteva che trattarsi di…
Avevo infilato la corona in tasca, sapendo che non avrei mai potuto usarla su Carter, tuttavia, conoscendo il suo sprezzo per la religione, poteva sempre tornarmi utile.
Gettando un ultimo sguardo rapido alla selva attorno, per verificare che nessuno del villaggio mi avesse seguito, mi ero posizionato di fronte all’ingresso del santuario, giusto accanto alla nicchia con la scultura.
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di Elettra
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